Skip to main content

Gli investimenti sul ripristino della natura sono 30 volte più bassi di quelli che la danneggiano

Parte dall’Onu l’appello per una riforma finanziaria su larga scala. Andersen: «Se si segue il flusso del denaro, si comprende la portata della sfida che ci attende»
 |  Green economy

Per ogni dollaro investito a livello globale per ripristinare la natura, 30 dollari sono spesi a distruggerla. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) col suo nuovo rapporto State of Finance for Nature 2026,  in base al quale i flussi finanziari dannosi per la natura hanno raggiunto i 7,3 trilioni di dollari nel 2023, mentre gli investimenti in soluzioni basate sulla natura (Nature based solutions - Nbs) sono stati di soli 220 miliardi di dollari, con un rapporto di oltre 30 a 1.

grafico finanza natura unep

Per rispettare gli impegni globali previsti dalle Convenzioni di Rio, gli investimenti in Nbs devono aumentare di almeno due volte e mezzo, raggiungendo i 571 miliardi di dollari (pari allo 0,5% del Pil globale) entro il 2030 e i 771 miliardi di dollari entro il 2050, mentre i flussi dannosi devono essere gradualmente eliminati e riqualificati.

«Se si segue il flusso del denaro, si comprende l'entità della sfida che ci attende. Possiamo investire nella distruzione della natura o alimentarne il recupero: non ci sono vie di mezzo – dichiara Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep – Mentre il finanziamento di soluzioni basate sulla natura procede a rilento, investimenti e sussidi dannosi aumentano vertiginosamente. Questo rapporto offre ai leader una chiara tabella di marcia per invertire questa tendenza e lavorare con la natura, piuttosto che contro di essa».

Poiché la riforma e la riorganizzazione dei flussi di capitale pubblico e privato rappresentano lo strumento più efficace per orientare i mercati verso la sostenibilità, il rapporto introduce una nuova roadmap denominata Nature Transition X-Curve, cioè quadro concepito per aiutare i decisori politici e le aziende a mettere in campo le riforme necessarie e ampliare gli investimenti sulle Nbs in tutti i settori dell'economia.

Si tratta di una sfida che chiama in causa soprattutto i capitali privati. All’interno dei 7,3 trilioni di dollari in flussi finanziari negativi per la natura, infatti, 4,9 sono di natura privata e concentrati soprattutto in pochi settori (servizi di pubblica utilità, industria, energia e materiali di base), mentre i sussidi pubblici dannosi per l'ambiente (a partire da quelli su combustibili fossili, agricoltura, acqua, trasporti, edilizia) ammontano comunque a 2,4 trilioni di dollari. Ancora più squilibrato è l’andamento dei flussi finanziari a supporto delle Nbs, per il 90% di matrice pubblica e solo per il 10% da fonte privata.

La buona notizia, nonostante l’enormità della sfida, è che la tendenza in atto è già positiva: Tuttavia, la tendenza è positiva: la spesa per la biodiversità e la tutela del paesaggio è aumentata dell'11% tra il 2022 e il 2023 e nel 2023 i finanziamenti pubblici per soluzioni basate sulla natura – come nel caso dei rinverdimenti di aree urbane per contrastare gli effetti delle isole di calore – sono stati superiori del 22% rispetto al 2022 e del 55% rispetto ai livelli del 2015.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.