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Da Maruzzella al resto d’Italia: ecco come funziona il landfill mining per le vecchie discariche

Intervista a Giovanni Perillo, docente universitario di Ingegneria sanitaria ambientale e coordinatore del progetto in corso nel casertano
 |  Green economy

Inizia a farsi largo in Italia l’innovativa tecnologia di landfill mining, che permette di trasformare lotti di discarica ormai esauriti in vere e proprie miniere urbane, avviando a riciclo i materiali recuperabili un tempo interrati e ricavando al contempo volumetrie disponibili in discarica: un approccio che sta già fiorendo a partire da un contesto particolarmente complicato come quello della provincia di Caserta. Per capirne di più abbiamo contattato Giovanni Perillo (nella foto al centro, ndr), ingegnere, docente universitario di Ingegneria sanitaria ambientale presso più Università e coordinatore del progetto di landfill mining delle discariche Maruzella 1 e 2 di San Tammaro (CE).

Intervista

Professore, ci può illustrare i capisaldi del progetto di landfill mining di cui lei è responsabile?

Il progetto si sviluppa all’interno di un’area vasta denominata Maruzzella, nel Comune di San Tammaro (CE), nella quale sono allocati i seguenti impianti:

- Discarica Maruzzella invaso 1-2, in fase di post esercizio;

- Sito di stoccaggio / trasferenza Maruzzella, suddiviso in piazzole.

In base ai risultati delle indagini conoscitive, tenuto conto delle tecniche di bonifica e recupero più appropriate per una vecchia discarica, posto come obiettivo primario quello della sostenibilità ambientale e quello della riqualificazione dell’intera area del Comune di San Tammaro (CE), la soluzione progettuale prevede il recupero delle discariche Maruzzella I e II mediante l’utilizzo della tecnica del landfill mining.

La scelta effettuata è giustificata anche per la possibilità di avere a disposizione un’ulteriore volumetria per l’abbancamento di nuovi rifiuti provenienti dallo STIR di S. Maria C. V. (CE) (Frazione umida tritovagliata stabilizzata – CER 19.05.01 e 19.05.03) e di qualità superiore rispetto ai rifiuti abbancati in passato (tal quale) nelle vecchie discariche. Tale soluzione consentirà, oltre al recupero dei rifiuti attualmente presenti nelle vecchie discariche, la ricostruzione delle stesse con i vantaggi di utilizzare tecnologie e materiali costruttivi di qualità e durata superiori rispetto a quelli utilizzati originariamente.

A quando risalgono le discariche Maruzzella 1 e 2? Sono dotate delle tecnologie oggi previste dalle severe normative - captazione del biogas, pompaggio e trattamento percolato, geomembrane in HDPE - per proteggere suoli, falde acquifere e atmosfera da possibili inquinanti?

La discarica Maruzzella 1 si sviluppa prevalentemente in rilevato con piano basale realizzato con uno scavo in profondità di 3,00 metri e di superficie pari a circa 45.000 mq; in essa sono stati conferiti rifiuti solidi urbani dal 1996 al 1998, per un volume complessivo di circa 500.000 mc. La discarica Maruzzella 2, ubicata Sud e in adiacenza alla discarica Maruzzella 1, si sviluppa prevalentemente in rilevato con piano basale realizzato con uno scavo di profondità 2,00 metri e di superficie pari a circa 55.000 mq; in essa sono stati conferiti rifiuti solidi urbani dal 1998 al 2000, per un volume complessivo di circa 700.000 mc. Risultano munite di tutti i presidi ambientali e la captazione del biogas è stata da pochi anni dismessa per cessazione di produzione.

Il Sito stoccaggio/trasferenza (area di circa 164.000 mq e perimetro 2.300 m) si trova in adiacenza alla discarica Maruzzella 3. Tale sito è stato adibito in passato ad esclusivo servizio di stoccaggio provvisorio dei rifiuti indifferenziati (codice CER 20.03.01) e di rifiuto tritovagliato confezionato in balle, prodotte negli impianti di selezione regionale (codice CER 19.12.12). Nel sito è presente un impianto di trattamento percolato.

Veniamo alle attuali strategie di protezione ambientale durante le operazioni di landfill mining che state portando avanti: a quanto ammonta la quota parte di terra e rifiuti mineralizzati che verrà rimossa? Quali misure sono previste per la gestione del percolato che si genererà - ad esempio tramite dilavamento dei rifiuti messi a dimora - durante le operazioni di landfill mining?

La tecnica del landfill mining (Lfm) prevede l’escavo e il trattamento dei materiali in situ, consentendo la separazione della frazione riutilizzabile da una residua da ridepositare in discarica in modo controllato, secondo i concetti di discarica sostenibile, recuperando proprio il volume complessivo pari a 1.650.000 mc.

Di tale volumetria complessiva:

- ca 745.724 mc sono utilizzati per riabbrancare i rifiuti già presenti e non recuperabili ulteriormente;

- ca 904.276 mc restano disponibili quale nuova dotazione per i rifiuti da destinare allo smaltimento in discarica.

Le percentuali sono attese nella media come riepilogato nella tabella seguente.

In ogni caso, il trattamento avverrà nelle piazzole adiacenti, munite di tutti i presidi ambientali ed il percolato trattato nel citato impianto presente.

torta maruzzella

Quando pensiamo a soluzioni tecnologiche innovative nella gestione rifiuti c’è sempre un rischio di “blocco” dovuto a ragioni autorizzative, burocratiche, o più banalmente a sindromi Nimby (non nel mio cortile) e Nimto (non nel mio mandato elettorale) sul territorio. A che punto sono i lavori a Maruzzella, che tempi si prevedono per il termine dei lavori e quali ritiene siano i principali aspetti critici ancora da superare?

La progettazione esecutiva è stata avviata nelle more della stipula del Contratto con verbale del 30 aprile 2024, prot. n. 27877, e sospesa per l’impugnazione degli atti di aggiudicazione innanzi al Tribunale amministrativo della Campania; in esito alla pronuncia dell’Autorità giudiziaria è stata ripresa l’attività progettuale e, in data 27 dicembre 2024, si è proceduto alla stipula del contratto d’appalto Rep. n. 22629 per l’esecuzione dei lavori.

In data 30.03.2025 hanno avuto inizio i lavori, che prevedono in 24 mesi la realizzazione delle opere civili ed elettromeccaniche per il trattamento dei rifiuti rimossi dalla discarica al fine del recupero delle volumetrie di progetto.

Anche in Toscana iniziano a farsi largo ipotesi d’intervento con landfill mining, come nel caso di Scapigliato. A partire dall’esperienza di Maruzzella, pensa ci siano i presupposti per fare bene anche altrove?

In linea teorica l’intervento è replicabile, ma occorre esaminare con attenzione le sito specificità e il contesto ambientale. In particolare:

- variabilità della composizione: le discariche sono eterogenee. La quantità di risorse varia notevolmente in base all'epoca di deposito (i rifiuti degli anni ‘60 contengono meno plastica ma più metallo rispetto a quelli recenti);

- contaminazione: la miscelazione di rifiuti organici, inorganici e potenzialmente pericolosi complica il trattamento e il riutilizzo del terreno di riporto.

Oggi la gerarchia europea di gestione rifiuti è chiara nell’indicare che il recupero di energia è da preferirsi al pur necessario smaltimento in discarica. Se andassero in porto i progetti di landfill mining - che rendono futuribile il recupero di materia dai rifiuti un tempo smaltiti, man mano che le tecnologie avanzano - crede ci siano i presupposti per rivedere questo principio?

Nonostante il suo potenziale, l’Lfm deve affrontare una sfida legislativa. Molti Paesi non hanno ancora quadri normativi specifici per l’Lfm, rendendo incerto il percorso autorizzativo e la classificazione finale dei materiali estratti.

Il futuro del landfill mining è, inoltre, strettamente legato ai progressi nella digitalizzazione e automazione. L’uso dell’intelligenza artificiale per l’identificazione e la selezione dei materiali, e la robotica per la gestione in ambienti pericolosi, promette di abbattere i costi operativi e aumentare l’efficienza del recupero.

In conclusione, il landfill mining è un modello di sviluppo sostenibile che guarda al passato non per dimenticarlo, ma per valorizzarlo. Trasformando i siti di smaltimento in siti di produzione e rigenerazione, è possibile compiere un passo decisivo verso l’autonomia delle risorse e la chiusura completa del ciclo dei materiali, realizzando appieno l’ideale dell’economia circolare.

Adriano Pistilli

Adriano Pistilli. Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti, specializzato nel trattamento acque reflue urbane contaminate da Farmaci e acque reflue farmaceutiche. Svolge l’attività didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento) e dell’Ecofarmacovigilanza. Attualmente ricopre l’incarico di Responsabile delle Relazioni con le Industrie Farmaceutiche per un’importante azienda attiva nel campo del trattamento acque. Autore di numerose pubblicazioni riguardanti il ciclo dei rifiuti, il ciclo delle acque, la gestione dei siti contaminati, i microinquinanti emergenti come Farmaci e PFAS, la mutagenesi ambientale e la cancerogenesi chimica. Autore di tre testi di sussidio didattico per l’editore La Valle del Tempo: “Inquinamento da PFAS. Trattamenti clinici, farmacologici e ingegneristici per contrastarlo”, “Trattato sull’Ecofarmacovigilanza” e “I test di mutagenesi nella valutazione della tossicologia dei Farmaci”.