Pfas sul Monte Rosa: analisi di Greenpeace rivelano la presenza di questi inquinanti eterni anche nel Lys
Greenpeace Italia ha avviato due spedizioni nel 2024 e nel 2025 per raccogliere campioni d'acqua nel fiume Lys e nel lago Lys, ai piedi del ghiacciaio Lys nel massiccio montuoso del Monte Rosa. Lo scopo dell'indagine in questa remota zona di alta montagna era quello di esaminare in che misura l'acqua di fusione del ghiacciaio sia contaminata da sostanze alchiliche polifluorurate e perfluorurate (Pfas). Ebbene, i risultati di questa serie di campionamenti sono stati pubblicati oggi dalla stessa associazione e rivelano una significativa contaminazione da Pfas delle acque di fusione del ghiacciaio del Lys, in concentrazioni simili a quelle rinvenute in altre aree alpine o di alta montagna in diverse regioni del mondo.
I campioni sono stati raccolti nell’ottobre 2024 e nel luglio dello scorso anno rispettivamente nelle acque del fiume Lys, a un chilometro e mezzo di distanza dal lago glaciale del Lys, e sulla sponda del lago stesso. Le concentrazioni di Pfas nelle acque del lago a circa 2.340 metri di quota sono risultate superiori a quelle rinvenute nel fiume a circa 2 mila metri di quota, oltre un chilometro e mezzo a valle. La somma dei PFAS identificati andava da un minimo di 1,87 nanogrammi per litro (ng/l) fino a un massimo di 3,08 ng/l.
Spiegano i ricercatori che hanno realizzato l’indagine che in tutti i campioni la sostanza più diffusa è risultata essere l’acido perfluorobutanoico (Pfba), un Pfas corto a quattro atomi di carbonio utilizzato in vari prodotti, ma spesso prodotto dalla degradazione di altri Pfas come il Pfoa. Peraltro, viene spiegato dagli autori dello studio, in questi campioni non è stato cercato l’Acido tricloroacetico (Tfa), un Pfas ultracorto (solo due atomi di carbonio) estremamente mobile, le cui crescenti concentrazioni sono oggetto di preoccupazione da parte delle autorità europee.
L’associazione sottolinea che questi risultati confermano quanto rilevato da Greenpeace International dieci anni fa in campioni raccolti presso i Laghi di Macun (Svizzera), a circa 200 chilometri dal Lago del Lys. Anche se i campionamenti realizzati da Greenpeace non possono costituire un'indagine sistematica, le cause principali delle contaminazioni delle zone più remote del pianeta sono note: dal trasporto atmosferico a lunga distanza, fino alla contaminazione diretta per la presenza umana. Per avere maggiori conferme, saranno necessarie indagini più approfondite sulla contaminazione delle acque di fusione dei ghiacciai.
«I Pfas sono molecole persistenti che possono essere trasportate fino alle vette dalle piogge e dalle nevi», spiega Alessandro Giannì di Greenpeace Italia. «Finché queste sostanze saranno utilizzate in abbondanza come avviene oggi, le loro concentrazioni ambientali continueranno ad aumentare. Un’eredità che lasciamo alle future generazioni: abbiamo il dovere di intervenire per non peggiorare la situazione, vietando queste molecole pericolose e ponendo così un limite alla contaminazione».
È risaputo che i ghiacciai costituiscono una memoria storica della contaminazione del nostro pianeta: sostanze pericolose come il Ddt e i Pfas si accumulano nel tempo nei ghiacci e possono essere nuovamente disperse dallo scioglimento causato dal cambiamento climatico: questo potrebbe spiegare perché le maggiori concentrazioni di Pfas sono state trovate nel lago, nel corso del secondo campionamento. Nelle nostre valli e montagne crisi climatica e inquinamento si incrociano dunque pericolosamente con gravi rischi per le comunità umane e gli ecosistemi.