
Dal ddl Montagna approvato alla Camera nessuna risposta sul clima ma sì alla caccia sui valichi

Mentre lungo l’arco alpino i monti letteralmente crollano sotto il peso della crisi climatica, il disegno di legge Montagna (C. 2126) partorito dal ministro Roberto Calderoli è stato approvato ieri dalla Camera e si appresta adesso a tornare al Senato – dove aveva già ottenuto un primo via libera –, lasciando completamente ai margini il problema.
Secondo la rappresentanza italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) il ddl rappresenta uno sforzo legislativo importante ma risulta carente su aspetti essenziali. Manca innanzitutto un adeguato riferimento agli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo e avranno sull’ambiente, sull’economia e sulla società montana, così come una concreta attenzione all’effettiva implementazione delle misure proposte.
Sono tre, in particolare, gli ambiti strategici «completamente assenti» nel testo approvato al Senato: piani di adattamento climatico, fondamentali per rispondere agli impatti ambientali e socio-economici nelle Alpi, dove le temperature sono già aumentate di 2°C, il doppio rispetto alla media dell’emisfero settentrionale; piani di manutenzione territoriale, strumenti necessari per prevenire il dissesto e promuovere una gestione sostenibile delle risorse; partecipazione attiva delle comunità locali, che dovrebbero avere un ruolo chiave nelle decisioni territoriali.
«Il testo di legge – argomenta Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia – avrebbe dovuto riconoscere in modo più esplicito strumenti come le green communities, le associazioni fondiarie, gli accordi e i contratti di foresta e di fiume, valorizzandoli come leve strategiche per una gestione territoriale integrata e partecipata. Ma il vero nodo critico resta l’assenza di una chiara visione sull’assetto istituzionale dei Comuni montani: senza un soggetto in grado di coordinare servizi, investimenti e progettazione, è difficile parlare di sviluppo sostenibile e di reale capacità di risposta alla crisi climatica. Inoltre, colpisce negativamente la scelta dell’ultima ora di introdurre un emendamento che, aggirando il divieto di caccia sui valichi montani, consente di fatto l’attività venatoria su queste rotte. Un intervento normativo che, peraltro, risulta fuori luogo e poco coerente con gli obiettivi della legge appena approvata dalla Camera».
