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Orso bruno marsicano, una mappa genetica per il futuro della specie

Terminata la prima fase del monitoraggio genetico nei parchi dell’Appennino centrale: oltre 850 campioni raccolti per stimare popolazione e areale della specie
 |  Natura e biodiversità

Un passo decisivo per la conservazione dell’orso bruno marsicano arriva dalla conclusione della prima fase di un vasto programma di monitoraggio genetico non invasivo, pensato per comprendere con maggiore precisione quante siano le femmine e i maschi che popolano oggi l’Appennino centrale e fino a dove si estenda realmente il loro areale.

Il lavoro sul campo ha interessato non solo il cuore storico della presenza della specie, rappresentato dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e dalla sua area contigua, ma anche territori in cui l’orso è tornato o sta progressivamente espandendosi. Le attività hanno infatti coinvolto il Parco nazionale della Maiella, il massiccio del Sirente-Velino, i Simbruini-Ernici e i monti del Cicolano, coprendo un’area senza precedenti per estensione.

Al termine della campagna sono stati raccolti 854 campioni di pelo, destinati ora alle analisi genetiche di laboratorio. Il materiale è stato ottenuto esclusivamente attraverso tecniche che non prevedono il contatto diretto con gli animali: trappole olfattive, dispositivi posizionati sugli alberi utilizzati dagli orsi come grattatoi e installazioni collocate nei ramneti, luoghi chiave per l’alimentazione della specie. In totale sono state predisposte oltre quattrocento postazioni.

L’intero monitoraggio si è svolto nel rispetto dell’ambiente e del benessere animale, evitando qualsiasi forma di disturbo diretto e assicurando il completo ripristino dei siti utilizzati per il campionamento.

Il progetto rientra tra le iniziative finanziate dal Pnrr, all’interno della misura dedicata alla digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. È stato promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, realizzato tramite l’Istituto di Ecologia Applicata e coordinato dal punto di vista tecnico-scientifico da Ispra. Alla sua attuazione hanno contribuito numerosi soggetti, tra cui Regioni, aree protette, Arma dei Carabinieri, reti di monitoraggio e associazioni, in un’azione corale che ha unito competenze e risorse.

I primi risultati legati alla fase di raccolta dei campioni sono stati presentati il 18 dicembre a Pescasseroli, nella sede del PNALM, durante un incontro che ha sottolineato il valore del lavoro condiviso, della formazione degli operatori e della cooperazione tra enti.

Le informazioni genetiche che emergeranno dalle analisi rappresenteranno uno strumento chiave per rafforzare le politiche di tutela dell’orso bruno marsicano. Una base scientifica solida, indispensabile per programmare nuovi monitoraggi e per costruire strategie di conservazione più efficaci, capaci di accompagnare nel tempo la sopravvivenza di una delle specie più emblematiche della fauna italiana.

Redazione Greenreport

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