Skip to main content

Mai più Green Hill: migliaia di reati contro gli animali, ma poche condanne

Il nuovo report di Legambiente fotografa un sistema giudiziario poco efficace e rilancia la necessità di una strategia nazionale per la tutela degli animali
 |  Natura e biodiversità

In Italia la violenza contro gli animali continua a essere un fenomeno diffuso e strutturale, a fronte di un sistema normativo e giudiziario che fatica ancora a garantire una tutela effettiva. È quanto emerge dal nuovo report di Legambiente “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza”, diffuso alla vigilia della prima Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, ispirata all’approccio One Health che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.

Secondo le elaborazioni dell’associazione ambientalista, tra il 2005 e il 2024 in Italia sono stati avviati circa 112mila procedimenti penali per i delitti contro gli animali introdotti nel Codice penale nel 2004. I dati ufficiali Istat disponibili per il periodo 2011-2017 parlano di 39.151 procedimenti, con una crescita media annua del 4,2%, che consente di stimare una media prudenziale di 5.600 procedimenti all’anno.

A fronte di questi numeri, il bilancio sul piano giudiziario è però sconfortante: nello stesso settennio si contano appena 850 sentenze di condanna all’anno presso le Corti d’Appello. Il 70% dei procedimenti riguarda ignoti ed è quindi destinato all’archiviazione; anche tra quelli che arrivano all’azione penale, oltre la metà si chiude senza una condanna, spesso per prescrizione o per il ricorso alla particolare tenuità del fatto. Un quadro che, secondo Legambiente, riduce fortemente l’efficacia deterrente delle norme.

Accanto ai dati, il report ricostruisce 44 storie simbolo di violenza e crudeltà, che hanno segnato il Paese negli ultimi vent’anni: dal caso Green Hill, l’allevamento di beagle di Montichiari destinati alla sperimentazione, all’uccisione dell’orsa Amarena in Abruzzo; dai cavalli dopati per le corse, anche in competizioni regolari, fino al cane Aron bruciato vivo a Palermo e alla mucca Doris seviziata prima del macello. Vicende diverse, ma accomunate dalla sistematica rimozione della sofferenza animale.

Nonostante i progressi compiuti sul piano normativo – dall’introduzione dei delitti contro gli animali nel Codice penale alla riforma costituzionale del 2022 e all’inasprimento delle pene nel 2025 – per Legambiente la tutela resta incompleta. Persistono gravi lacune normative, in particolare per la fauna selvatica: condotte come il bracconaggio, la pesca di frodo e il traffico di specie protette sono ancora spesso ricondotte a semplici contravvenzioni. Emblematico il caso dell’orso bruno marsicano, la cui uccisione può essere punita con una sola ammenda, in contrasto con la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che l’Italia dovrà recepire entro il prossimo maggio.

«Con questo report vogliamo mettere a disposizione delle Istituzioni conoscenze e strumenti per costruire una strategia nazionale integrata e condivisa, in grado di rendere effettiva la tutela degli animali», spiega Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites e benessere animale di Legambiente, sottolineando come solo «un sistema integrato tra diritto penale, amministrativo, educativo, sanitario e produttivo» possa trasformare i principi costituzionali in tutela reale.

Tra le proposte avanzate, Legambiente chiede di completare il sistema sanzionatorio, introdurre fattispecie autonome di delitto per bracconaggio e traffici illeciti, definire una strategia nazionale condivisa e istituire un Osservatorio sui delitti contro gli animali per monitorare i dati e orientare le politiche pubbliche. Per gli animali da reddito, l’associazione sollecita l’applicazione di standard di benessere più avanzati, a partire dall’eliminazione dell’uso delle gabbie negli allevamenti.

Centrale anche il tema dei servizi pubblici: oggi nel Sistema sanitario nazionale operano circa 4.400–4.500 medici veterinari, un numero insufficiente a garantire prevenzione e controllo omogenei sul territorio. Legambiente chiede di invertire questa tendenza e di avviare, sul fronte educativo, percorsi strutturati per contrastare la violenza e sviluppare competenze empatiche, soprattutto tra le giovani generazioni.

«Il maltrattamento e l’uccisione degli animali rappresentano il fallimento evidente di ogni sistema di cura», conclude Morabito, ricordando che la violenza contro gli animali e quella contro le persone «si alimentano degli stessi meccanismi culturali, relazionali e sociali». Una consapevolezza che rende ancora più urgente un cambio di paradigma: vedere, finalmente, la sofferenza e tradurre i principi in tutela concreta.

Vincenza Soldano

Vincenza per l’anagrafe, Enza per chiunque la conosca, nasce a Livorno il 18/08/1990. Perito chimico ad indirizzo biologico, nutre da sempre un particolare interesse per le tematiche ambientali, che può coltivare in ambito lavorativo a partire dal 2018, quando entra a fare parte della redazione di Greenreport.it