Esemplare ucciso nel Pavese giusto mentre il Mase apre la Conferenza sul lupo e dice no allarmismi sugli abbattimenti
Un lupo in fin di vita è stato trovato in provincia di Pavia. Si pensava a un investimento stradale ma dopo il decesso è stato accertato che invece l’animale era stato colpito da un’arma da fuoco. Un altro esemplare che va ad aggiungersi alla lunga lista di vittime del bracconaggio che ogni anno colpisce la fauna selvatica italiana.
Leal lega antivivisezionista ha sporto denuncia e, attraverso il responsabile fauna selvatica Cristiano Fant esprime profonda preoccupazione per il significato di questo ennesimo episodio: «Alla luce dell’ennesimo caso di bracconaggio, si conferma la pericolosità del sapiens nei confronti della biodiversità. Ogni lupo ucciso è un grave danno per l’ambiente ed è il risultato di una cultura atavica e limitata, oltre che di evidenti mancanze in tema di prevenzione. L’Italia è la fotografia di un mondo che non sa convivere con sé stesso: una specie che si autodefinisce ‘la più evoluta’ ma che continua a essere la più violenta e dannosa del pianeta, incapace persino di porre rimedio ai propri errori. Se il Senato voterà sì al declassamento, prepariamoci a una strage che moltiplicherà i circa 300 lupi uccisi ogni anno».
Caso vuole che il ritrovamento di questo animale colpito da un’arma da fuoco è avvenuto in contemporanea con il via nella sede del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica della Conferenza di progetto in cui i vertici del dicastero e quelli di 18 Parchi nazionali presentano, si legge in una nota del Mase, «dati di ricerca, esperienze e buone pratiche nelle aree protette sulla gestione della presenza del lupo». Queste le parole del sottosegretario Claudio Barbaro in avvio dei lavori: «Per lungo tempo il tema del lupo è stato terreno di contrapposizioni ideologiche: da un lato chi lo vede come un pericolo, dall’altro chi lo considera intoccabile a priori. Non è intenzione del Ministero tornare indietro sui progressi ottenuti con le politiche di conservazione, che hanno portato la popolazione del lupo dai circa 100 esemplari del 1970, quando la specie era prossima all’estinzione, ai circa 3.500 di oggi. Questo successo ci pone però di fronte a nuove sfide, rendendo necessarie politiche di gestione e contenimento. Da parte nostra non c’è alcuna volontà di arretramento: non si deve creare alcun allarmismo rispetto a ipotesi di abbattimento indiscriminato del lupo. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra conservazione, sicurezza dei cittadini, tutela degli allevatori e salvaguardia della biodiversità».
Il fatto è che il declassamento del lupo da «specie di fauna rigorosamente protetta» a semplice «specie di fauna protetta» da tempo desta preoccupazione in quanti si occupano di tutela dell’ambiente e della fauna selvatica, tanto che nei mesi scorsi è stata coinvolta anche la Corte di giustizia dell’Ue.
La decisione italiana di aderire al declassamento dello stato di protezione del lupo approvata dalla Camera lo scorso dicembre è fortemente contestata da Leal, che da anni si batte per una gestione fondata su dati scientifici e non su pressioni politiche o interessi di categoria. L’associazione ha già presentato un ricorso contro il provvedimento e annuncia nuove iniziative legali e istituzionali.
«Siamo pronti a intervenire in tutte le sedi contro il declassamento in Italia», si legge in una nota dell’organizzazione. Fant aggiunge: «Grave sarebbe il pregiudizio che ne deriverebbe, poiché non esistono basi scientifiche valide a sostegno di una decisione tanto pesante, che rischierebbe di compromettere in modo irreversibile l’equilibrio ambientale».
Leal ribadisce che la tutela del lupo non è solo una battaglia etica, ma una necessità ecologica: un Paese che non protegge tutte le sue specie e il suo equilibrio ambientale è un Paese che rinuncia alla propria biodiversità e al proprio futuro.