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Dalle Marche al resto d’Italia, il nostro patrimonio di boschi continua a soffrire

Questa politica ha avuto dei riflessi molto negativi sia sulla fauna selvatica sia sulla flora: ad esempio, il lupo che vive negli Appennini non trova più il suo antico paesaggio boschivo e quindi è costretto a ricercare il cibo indispensabile per la sua sopravvivenza sempre più a valle
 |  Natura e biodiversità

Il patrimonio boschivo nella mia Regione, le Marche, e più in generale in Italia, è allo sfacelo. Sfacelo è una parola molto forte, ma dati i tempi che viviamo e per quello che osserviamo, è la verità ed è inutile nasconderci dietro un dito. Altro che colline meravigliose e paesaggi incantevoli della mia Regione! Molti turisti che visitano in questi ultimi tempi le Marche non sanno come era il nostro paesaggio, non secoli fa, ma solamente qualche decennio fa.

Gli esperti dicono che i boschi in Italia coprono più di 10 milioni di ettari di superficie e nelle Marche circa 300 mila ettari che fino a 50 anni fa erano il triplo. Questa è l’amara verità. Ora si corre ai ripari, ma il fatto è che i danni peggiori al paesaggio boschivo sono già stati fatti e che i rimedi, nonostante tutta la buona volontà, purtroppo non di tutti, sono inefficaci. Non so quando sia stata istituita la legge che vieta l’abbattimento delle piante secolari e delle querce soprattutto, ma si continua ancora ad abbattere queste piante con il pretesto che sono vecchie e pericolose per l’incolumità della gente, e credo che nelle Marche gli abbattimenti, spesso non autorizzati, siano stati centinaia di migliaia. Altro che sviluppo e investimento sostenibile.

L’Agea che è un’agenzia nazionale (Agenzia per l’erogazione in agricoltura) dice che ancora abbiamo un credito di carbonio molto alto, circa 30 euro ogni due ettari di superficie agricola. Il fatto è che all’agricoltura solo nel 2024 sono arrivati circa 4 mila miliardi di euro in aiuti, ma questa Agenzia non sa o non si chiede quanto sia in realtà il finanziamento reale ai fini della conservazione del paesaggio boschivo e quanti siano stati i danni dovuti all’abbattimento di intere aree boschive? Questa politica ha avuto dei riflessi molto negativi sia sulla fauna selvatica sia sulla flora e sul sottobosco più in generale.

Se sparisce il bosco sparisce anche il sottobosco e tutti gli animali che ci vivono, per non parlare della fauna aviaria che non trova un luogo per vivere e nidificare, tutto a beneficio di cacciatori che sparano molto più di prima, a cielo aperto, per abbattere uccelli e uccellini spaesati che non trovano più un rifugio adeguato e cibo come in passato. È mai possibile che in un Paese come il nostro esista ancora la caccia? È mai possibile che sia praticamente legalizzato l’abbattimento di un lupo se questi ha recato danni a un gregge quando tutti sanno che per la morte, per esempio di una pecora uccisa, da parte delle autorità regionali, il risarcimento al pastore supera e di molto il valore del capo soppresso? 

Il lupo che vive negli Appennini non trova più il suo antico paesaggio boschivo e quindi è costretto a ricercare il cibo indispensabile per la sua sopravvivenza sempre più a valle. Poi c’è la falsa credenza che il lupo sia un animale pericoloso, ma quando mai un lupo ha aggredito e ucciso un essere umano? Nelle statistiche questo indice è pari a zero, almeno in Italia. Noi uomini siamo veramente molto singolari. Un lupo che non ha mai aggredito un uomo è sempre e comunque un animale pericoloso e da abbattere, per non parlare degli orsi che vivono nel Trentino o in altre parti d’Italia (lo stereotipo di Cappuccetto rosso e del lupo cattivo è ancora pervasivo).

Cosa dobbiamo dire allora delle automobili che uccidono in Italia più di un automobilista al giorno, per non parlare dei motociclisti e dei ciclisti che finiscono sotto le macchine? Dovremmo per questo fare causa alle case automobilistiche e motociclistiche? Che un uomo muoia a causa di un incidente stradale o per altre ragioni, non si tratta sempre della perdita della vita di un essere umano? Perché per un problema praticamente inesistente (la paura che un lupo e un orso ci assalgano) dobbiamo mobilitare mezzo mondo, mentre per altri problemi, appunto le morti a causa degli incidenti stradali non facciamo niente?

La ragione psicologica fondamentale che è alla base di tutto questo è sempre e comunque il bisogno di creare un capro espiatorio, soprattutto uno molto debole su cui si può affondare il coltello, appunto, da un lato il lupo, dall’altro, per esempio, un capriolo che ci attraversa la strada, oppure la strada viscida, la mancanza di un segnale stradale, ma mai l’alta velocità o i sorpassi sconsiderati.

Oggigiorno si parla molto spesso del cosiddetto credito di carbonio, uno strumento finanziario che serve per compensare le emissioni di gas serra attraverso degli investimenti per progetti ambientali. Quali sono stati i risultati di questi investimenti? Cosa hanno portato fino ad ora? Praticamente a niente e della riforestazione neanche se ne parla, oppure, come fanno diverse istituzioni, per esempio quelle scolastiche, ogni anno si fanno delle cerimonie con tanto di autorità in cui si danno a dei bambini delle pale per ripiantare qualche cipresso qua e là per poi abbandonarlo a sé stesso.

Nel mese di maggio del 2023 in Emilia Romagna a causa delle alluvioni sono morte 17 persone e ci sono stati danni per 8,5 miliardi di euro (praticamente una cifra pari a poco meno la metà dell’ultima legge di bilancio). È vero, molti di questi disastri sono stati causati dai cambiamenti climatici, piogge torrenziali in brevissimo tempo, conseguenti esondazioni di fiumi e torrenti, ma non si dice che a monte sono state distrutte intere boscaglie, senza che nessuno lo abbia fatto notare, che avrebbero potuto arginare i danni.  In generale, questa è la filosofia: tra qualche anno la gente non ci penserà più, si sarà ripristinata la normalità, le case distrutte saranno state ricostruite e la gente si sarà accontentata del risarcimento per i danni subiti. Il punto è che tra qualche anno, forse prima, si ripeterà lo stesso disastro, senza che al riguardo siano stati presi dei provvedimenti seri. Altro che sviluppo sostenibile. 

In un luogo non molto lontano da dove questa catastrofe è avvenuta, l’anno scorso, sono state abbattute decine di pini mediterranei perché con il vento si erano spezzati dei rami e un pino era stato sradicato. Le autorità hanno detto che erano pericolosi, ma il fatto più importante è stato che alcuni rami avevano danneggiato delle auto in sosta!

Sempre l’Agea dice che presto in tutti i Comuni verranno completate le mappature dei suoli, cioè delle aree coltivate e di quelle boschive. La realtà è che i boschi, soprattutto querceti e faggeti, se stanno ancora in piedi è perché sono collocati in terreni impervi e inaccessibili dove non ci sono strade e nemmeno aree turistiche per fare picnic, per campeggiare, per fare moto cross o ciclo cross, hobby che a volte sono più devastanti delle alluvioni.

In sostanza, le colpe della politica agricola non sono da addebitare tutte alle autorità locali, ma anche e soprattutto alla gente comune psicologicamente condizionata da una diffusa e subdola sottocultura del divertimento ad ogni costo. Oggigiorno se non coltivi un hobby, non sei nessuno, sei al di fuori del tempo, sei un emarginato. Poi, noi italiani che seguiamo abbondantemente queste ultime mode (ce ne sarebbero tante altre che invece dovremmo imitare molto di più e meglio) che provengono soprattutto dagli Stati Uniti, non pensiamo al fatto che i territori boschivi americani sono decine di volte più vasti dei nostri e con insediamenti umani molto inferiori e che quindi dalle nostre parti non possiamo fare le stesse cose.

Per inciso, l’anno passato sui Monti Sibillini si è inaugurata in pompa magna una nuova seggiovia per gli sciatori, con la presenza del ministro del turismo e la banda musicale. L’investimento per questa struttura da parte dello Stato è stato enorme, di milioni di euro, quando su questi monti le nevicate stanno diventando sempre più rare. Tra qualche decennio sui Monti Sibillini, con l’innalzamento delle temperature anche ad alta quota, non nevicherà più. Tornando alla seggiovia, non sono a conoscenza di quante piante siano state abbattute per consentire questa opera che in fondo non servirà mai a niente soprattutto alla maggioranza dei cittadini, mentre pochi altri certamente ne beneficeranno.

Angelo Tartabini

Angelo Tartabini, già professore ordinario di psicologia generale presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma, in passato ha svolto attività di ricerca in Giappone, Olanda, Stati Uniti, Sud Africa, Canada e Inghilterra. E' autore di più di duecento pubblicazioni e di 16 volumi, tra i quali: Il mondo delle scimmie (Muzzio), L'uomo allo specchio (Il Pensiero Scientifico), Cannibalismo e antropofagia (Mursia), Una scimmia in tutti noi (B. Mondadori), Fondamenti di Psicologia evoluzionistica (Liguori), L'uomo scimmia (McGraw-Hill).