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I titoli legati alla transizione green fanno +45% nel 2025, contro il +10% del Global oil e il +18% dell’indice S&P 500

La ricetta di Trump a base di «drill, baby, drill» non ha spaventato gli investitori, che anzi hanno puntato sulle aziende impegnate nel settore delle rinnovabili: a spingere eolico e solare è soprattutto l’aumento della domanda di energia legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale
 |  Nuove energie

Il fenomeno si è manifestato lungo diversi mesi dell’anno, ha trovato numerose conferme nel secondo semestre del 2025 e ora che siamo entrati nel 2026 si può affermare con certezza: nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle l’indice S&P Global clean energy transition ha registrato un rialzo del 45%, sovraperformando il +18% dello Standard & Poor’s 500, che è uno dei principali indici azionari statunitensi, e superando di gran lunga il +10% dell’indice S&P Global oil, che avrebbe dovuto essere il grande vincitore sulla scia della ricetta «drill, baby, drill» propagandata dal presidente americano Donald Trump fin dal suo insediamento nel gennaio dello scorso anno.

Quello registrato dai titoli green e legati alle fonti di energia rinnovabile è stato un andamento che pochi si sarebbero aspettati all’inizio del 2025, sottolinea l’agenzia finanziaria e mediatica Bloomberg, quando gli investitori avevano voltato le spalle alle azioni dei produttori di energia solare ed eolica per il timore che Trump abbandonasse le politiche verdi e incrementasse la produzione di combustibili fossili. In verità le rinnovabili hanno continuato a correre nonostante il ritorno del tycoon alla Casa bianca, come aveva previsto l’agenzia federale statunitense Energy information administration. E questo tanto negli Stati uniti quanto nel resto del mondo, con la Cina a giocare un ruolo da gran protagonista.

Il trend positivo per le rinnovabili si è riflettuto sugli indici di borsa anche grazie al diffondersi di dispositivi e sistemi legati all’Intelligenza artificiale, che richiedono grandi quantitativi di energia per funzionare. Già in autunno e prima del calcolo finale, Bnn Bloomberg aveva sottolineato che «l’impennata della domanda di energia rinnovabile per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale sta dando nuova linfa ai titoli green, con gli indici dell'energia pulita che sovraperformano i principali mercati e persino l’oro» e che «onostante le difficoltà politiche e i tentativi di fare marcia indietro sulle politiche ambientali, gli investitori scommettono che il crescente fabbisogno energetico dell’Ia accelererà la transizione energetica globale». Della questione Bnn Bloomberg ne aveva parlato con importanti gestori di portafoglio e direttori degli investimenti, analizzando il rimbalzo fatto registrare dai titoli verdi, esaminando i fattori che stanno alimentando il rinnovato ottimismo degli investitori su questo comparto energetico e sottolineando come i fondamentali a lungo termine continuino a sostenere il settore.

Tra le altre cose, gli analisti accendono un faro sul fatto che l’indice S&P Global clean energy transition è aumentato del 45%, superando il generale S&P 500 e anche le quotazioni dell’oro, che hanno attirato l’attenzione nel corso di tutto l’anno. Viene anche spiegato che le aziende del settore delle energie rinnovabili presentano vantaggi chiave in termini di efficienza dei costi, maggiore rapidità di implementazione e minori vincoli di approvvigionamento. E che l’indice rimane solo alla metà del suo picco del 2021, lasciando spazio a un’ulteriore ripresa con il rafforzamento dei fondamentali: «Le aziende di energia pulita di alta qualità con bilanci solidi sono ben posizionate per una crescita a lungo termine».

Redazione Greenreport

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