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Altro che Nimby, dagli Usa all’Italia la maggioranza dei cittadini è a favore degli impianti rinnovabili

Nonostante questo ampio sostegno, alcuni politici continuano a cavalcare l'onda dei comitati locali anti-eolico e anti-fotovoltaico, spesso per ragioni elettorali di breve termine
 |  Nuove energie

In un'epoca segnata da crisi climatiche sempre più evidenti, l'opinione pubblica occidentale si schiera con forza a favore delle energie rinnovabili, spesso in contrasto con le posizioni di alcuni leader politici.  Un recente sondaggio negli Stati Uniti ad esempio evidenzia come il 75% dei cittadini sia favorevole alla presenza di grandi impianti rinnovabili sul suolo americano, respingendo le politiche energetiche di Donald Trump che privilegiano i combustibili fossili. Questo dato, emerso da un'indagine condotta dall'Università di Yale nel novembre 2025, riflette una preoccupazione diffusa: il 65% degli intervistati ritiene che il cambiamento climatico stia già peggiorando il loro benessere quotidiano, aumentando i costi della vita e delle bollette energetiche. Inoltre, il 77% supporta la partecipazione degli Usa all'Accordo di Parigi, opponendosi al ritiro promosso da Trump, mentre il 65% si oppone al blocco di nuovi parchi eolici offshore.

Questa tendenza non è limitata agli Stati Uniti. Da oltre un decennio, i sondaggi in tutto l'Occidente indicano che il cambiamento climatico rappresenta una delle principali preoccupazioni per i cittadini. In Europa, l'ultimo Eurobarometer pubblicato nel 2025 conferma un consenso schiacciante: l'85% degli europei considera il cambiamento climatico un problema serio, e l'80% supporta l'obiettivo dell'Ue di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.  Ancora più significativo è il sostegno alle rinnovabili: l'88% ritiene importante che l'Ue prenda misure per aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili come solare ed eolico, e per migliorare l'efficienza energetica. Quasi nove europei su dieci (87%) vedono le rinnovabili come una priorità per la transizione energetica, con un focus su azioni concrete per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la sicurezza energetica.

In Italia, il quadro è altrettanto chiaro e allineato con il trend europeo. Un sondaggio della Banca europea per gli investimenti (Bei) del 2022 – ancora rilevante per la sua ampiezza – rivelava che il 75% degli italiani crede che le politiche climatiche miglioreranno la loro qualità di vita, mentre il 60% pensa che aumenteranno il potere d'acquisto.  Più recentemente, l'Eurobarometer del 2025 sottolinea come gli italiani riconoscano l'urgenza della crisi climatica e mostrino un forte supporto per azioni climatiche, con percentuali di consenso superiori all'80% per l'aumento delle rinnovabili e l'efficienza energetica.

Un altro studio del 2024, condotto dalla Fondazione Bruno Kessler, indica che il 68,5% degli intervistati considera prioritario rafforzare i sistemi di produzione di energia rinnovabile, ponendolo al di sopra di altre opzioni energetiche.

Questi dati emergono in un contesto in cui l'Italia affronta sfide specifiche, come la dipendenza energetica e gli impatti dei cambiamenti climatici su agricoltura e turismo, rendendo il consenso popolare un motore potente per la transizione verde.

Nonostante questo ampio sostegno, alcuni politici continuano a cavalcare l'onda dei comitati locali anti-eolico e anti-fotovoltaico, spesso per ragioni elettorali di breve termine. Tuttavia, come avverte il dibattito in corso, queste posizioni non solo ignorano l'evidenza scientifica e morale della lotta al clima, ma rischiano di tradursi in delusioni alle urne.

Negli Usa, il 59% degli elettori preferisce candidati che supportano azioni concrete contro il riscaldamento globale, e il 35% considera il tema "molto importante" per le elezioni congressuali del 2026.  In Europa, il messaggio è simile: l'81% supporta l'obiettivo di neutralità climatica, e l'85% vede il clima come una priorità assoluta.

Il consenso alle rinnovabili non è solo una questione di opinione: rappresenta una chiamata all'azione per governi e istituzioni. In Ue, dove l'88% dei cittadini vuole più impegno su solare e eolico per garantire indipendenza energetica, la transizione verde potrebbe creare milioni di posti di lavoro e ridurre i costi a lungo termine. In Italia, dove il sostegno supera spesso la media europea, investire in impianti rinnovabili locali potrebbe non solo mitigare gli effetti del clima, ma anche stimolare economie regionali.

I politici che ignorano questi dati – optando per resistenze ideologiche o locali, minoritarie ma che urlano molto – si espongono a un rischio elettorale evidente, come dimostrato dai sondaggi che legano il supporto climatico a preferenze di voto. In conclusione, la maggioranza dei cittadini è pronta per le rinnovabili, con impianti anche nei propri territori. È tempo che la politica ascolti, non solo le chiassose minoranze Nimby.

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Mauro Romanelli

Mauro Romanelli, biologo genetista. Ha fatto attività politica in Verdi, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Italiana, Potere al Popolo. È stato Consigliere Regionale della Toscana e Assessore Provinciale di Firenze. Attivista climatico, divulgatore, autore del libro "La Risposta". Co-fondatore di Ecolobby e Cittadini per l'Italia Rinnovabile. Ha lavorato e lavora nell'assistenza di persone con disabilità. Adesso è Insegnante di Matematica e Scienze.