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Pichetto conferma: le centrali a carbone spente devono restare disponibili. Sui 100 milioni all’anno per farlo buio totale

 |  Nuove energie

La decisione ha un costo, e neppure indifferente: 100 milioni di euro all’anno, secondo stime recenti. Eppure il governo italiano non retrocede, come ha confermato formalmente il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratini: le centrali a carbone di Brindisi e di Civitavecchia restano spente ma non verranno smantellate perché devono rimanere disponibili in caso di emergenza. E pazienza se la rivoluzione delle rinnovabili è ormai inarrestabile. Pazienza se il 91% dei progetti eolici e solari sono ormai più convenienti ed economici rispetto alle alternative legate ai combustibili fossili. Il governo italiano al carbone non vuole rinunciare del tutto. A costo di spendere inutilmente 100 milioni l’anno.

Il ministro Pichetto Fratin lo ha dichiarato rispondendo a un’interrogazione nel corso del Question time alla Camera. Le centrali elettriche a carbone «allo stato attuale non producono energia, ma restano potenzialmente pronte ad entrare in esercizio tempestivamente e secondo precise condizioni, in caso di situazioni di emergenza connesse alle criticità dell’approvvigionamento del gas naturale, analoghe a quelle già sperimentate nel 2022». Le centrali di Brindisi e di Civitavecchia, ha proseguito Pichetto, «pur avendo contribuito alla copertura del fabbisogno energetico al tempo della crisi del gas del 2022, appaiono non essere economicamente sostenibili. Difatti le stesse sono ferme da tempo, non essendo più la generazione a carbone competitiva nel mercato dell'energia elettrica rispetto alle altre fonti». Tuttavia, ha aggiunto il ministro, «restano ancora valide le esigenze relative alla sicurezza energetica, in considerazione dell'attuale, tuttora incerto, contesto geopolitico. Per tale motivo, i due siti produttivi rimangono disponibili, seppure in un assetto di 'riserva fredda'».

Pichetto ha ribadito che «è stato mantenuto l’impegno a cessare l'utilizzo» del carbone per la produzione energetica «sul territorio continentale entro il 31 dicembre 2025, come previsto nell’aggiornamento al Pniec», il piano nazionale energia. Rimangono in funzione solo le centrali a carbone della Sardegna.

Il ministro ha concluso che «come Governo, siamo pronti a facilitare qualsiasi percorso di riqualificazione industriale delle aree di Brindisi e Civitavecchia, anche aprendo allo smantellamento delle centrali, qualora le condizioni di sicurezza energetica lo consentano, attraverso una valutazione di tutte le soluzioni che saranno definite nel Tavolo in corso presso il Mimit, che ha già avviato la procedura di nomina di un commissario ad hoc anche per l’area di Civitavecchia».

Resta però del tutto aperta la questione dei costi necessari per tenere le centrali aperte, per quanto «in assetto di “riserva fredda”». Costi che, in un modo o nell’altro, andranno a pesare sulle tasche degli italiani: le ipotesi in campo sono infatti quelle di spalmarli in bolletta oppure caricarli sul debito pubblico.

Redazione Greenreport

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