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La rivoluzione delle rinnovabili è inarrestabile. Nel 2025 investimenti a 2,2 trilioni di dollari, il doppio rispetto ai combustibili fossili, e più potenza installata che in 70 anni di nucleare

 |  Editoriale

Non si ferma il vento con le mani, neanche quelle di Donald Trump o dei vari autocrati di estrema destra che ormai pullulano nello scenario politico internazionale, accomunati dalla frenesia di bloccare la transizione energetica per mantenere in vita quel che resta dell’economia fossile.

L’eolico, il solare e le altre fonti rinnovabili continuano a crescere a ritmi vorticosi, anche in un’epoca segnata da crisi multiple e sovrapposte: tensioni geopolitiche, pressioni economiche, crescenti disuguaglianze e le tre grandi crisi planetarie del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell'inquinamento.

Si è appena chiusa la XVI assemblea dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), che ha chiamato a raccolta 1.524 tra ministri, funzionari governativi, amministratori delegati e partner provenienti da 139 Paesi del mondo oltre all’Unione europea. I dati messi in fila parlano da soli: «La transizione energetica sta accelerando a una velocità vertiginosa, è inarrestabile e irreversibile – ha dichiarato in assemblea il segretario generale dell’Onu, António Guterres – Nel 2025, gli investimenti in energia pulita sono saliti a 2,2 trilioni di dollari Usa, il doppio della spesa per i combustibili fossili».

Si tratta di una realtà anticipata negli scorsi mesi dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) e poi confermata dal rapporto “State of clean energy” del World resources institute (Wri): si tratta di 780 mld destinati alle rinnovabili, 773 all’efficienza energetica, 479 per reti e stoccaggi, per un totale di 2.032 miliardi di dollari; guardando alle fonti fossili (che cubano 1.148 mld di dollari) si parla di 535 per il petrolio, 365 per il metano fossile, 248 per il carbone. Chiudono il computo il nucleare (74 mld di dollari) e i combustibili a basse emissioni (40 mld). Guardando alle sole rinnovabili, dunque, gli investimenti sono dieci volte più alti rispetto al nucleare su cui punta invece la propaganda del Governo Meloni.

«Il mercato ha fatto la sua scelta – rincara la dose l’italiano Francesco La Camera, dg dell’Irena – Lo scorso anno, il 92% della nuova capacità installata era rinnovabile. Quest'anno ci stiamo dirigendo verso un altro record, con quasi 700 GW di nuova capacità rinnovabile prevista. In un solo anno, abbiamo installato il doppio della capacità nucleare totale costruita negli ultimi settant'anni. Vorrei condividere una semplice verità, supportata da ogni set di dati e pubblicazione che Irena ha pubblicato lo scorso anno. Oggi, le energie rinnovabili rappresentano il modo più competitivo per generare elettricità, superando le alternative basate sui combustibili fossili in termini di costi, resilienza e stabilità a lungo termine. Le energie rinnovabili hanno rivendicato il loro predominio nel panorama energetico globale. Nel prossimo futuro, nuovi investimenti in energie rinnovabili e sistemi di accumulo saranno più convenienti ed economici rispetto al mantenimento in vita di una vecchia centrale a carbone».

Per non sbagliarsi, il Governo Meloni anche in questo caso guarda però al passato, dato che è in ipotesi lo stanziamento di decine di milioni di euro ogni anno per non smantellare le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. Si tratta di uno strabismo che costa, non solo al clima ma anche in termini di competitività, non da ultimo perché le rinnovabili rappresentano la via maestra per abbassare i costi dell’elettricità e delle bollette.

Il problema, per l’Italia, è dunque che nel 2025 le energie rinnovabili registrano sia meno potenza installata sia meno elettricità prodotta, al contrario di quanto sta accadendo nel resto del mondo. Mentre il Governo Meloni porta avanti l’arma di distrazione di massa dell’energia nucleare, importiamo gas e petrolio per 46 miliardi di euro l’anno e al contempo crescono sia la disinformazione sia gli ostacoli normativi all’installazione degli impianti rinnovabili.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.