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L’Isola d’Elba e il cemento che avanza: uno studio quantifica l’espansione urbana tra 1956 e 2011

Dal boom turistico storico al record negativo del 2023. Il rapporto “Isole Sostenibili 2025” conferma che il consumo di suolo non si ferma
 |  Territorio e smart city

L’Isola d’Elba, con i suoi 223,5 km2 di superficie e 147 km di costa e meno di 30.000 abitanti, è un ecosistema mediterraneo fragile, ricco di biodiversità e parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Eppure, da decenni è sotto pressione per l’urbanizzazione legata al turismo di massa. Già nel 2001, riportando i dati del censimento ISTAT, un dossier di Legambiente Arcipelago Toscano rivelava la presenza all’Elba di circa 22.000 seconde, terze e quarte case. Dopo si è continuato a costruire.

Ora, nel nuovo studio “Assessing urbanization trends on Elba Island: a diachronic analysis from 1956 to 2011” appena pubblicato sugli Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, da Carolina Signorelli del Dipartimento di biologia dell’Università di Pisa e Luca Di Giorgio dell’Universidade do Porto, evidenziano che «Analizzare le dinamiche dell’uso del suolo è di vitale importanza per comprendere come i cambiamenti socio-economici si manifestano a livello geografico nel corso del tempo. Il monitoraggio dell’uso del suolo ci aiuta a capire inoltre l’interazione fra le attività antropiche e l’ambiente. In questo studio abbiamo effettuato un’analisi diacronica sulle variazioni riguardo alla superficie edificata dell’intera Isola d’Elba, la più grande isola dell’Arcipelago Toscano. Il periodo preso in esame abbraccia gli anni dal 1956 al 2011: in questo arco temporale si sono verificati cambiamenti economici e sociali che, in linea con studi precedenti, hanno modificato la struttura paesaggistica. Un’economia prevalentemente agricola ha lasciato il posto ad una concentrata sul turismo di massa, con la seguente espansione delle aree cittadine costiere a discapito delle zone rurali. Lo scopo di questo studio è di identificare e mostrare i dati quantitativi riguardo all’aumento dell’area edificata sull’isola, focalizzandosi inoltre sulle altitudini alle quali si è svolta l’attività edilizia. Analisi territoriali accurate possono essere portate avanti con i software open-sources. Abbiamo usato il software QGIS per quantificare la variazione di edifici dell’Isola d’Elba nel periodo di riferimento, così come l’area funzionalmente edificata attorno agli edifici. Un processo di questo tipo è importante per valutare correttamente l’influenza antropica sulle aree naturali circostanti, specialmente in quelle regioni molto interessate dall’attività economica».

Grazie ai dati georeferenziati della Regione Toscana elaborati con QGIS, lo studio ha quantificato l’evoluzione delle superfici edificate dal 1956 al 2011 e i risultati mostrano un’espansione significativa delle aree costruite, concentrata soprattutto nella fascia costiera (0-50 metri sul livello del mare, che rappresenta circa il 25% del territorio isolano). Questo boom è legato al passaggio da un’economia agricola e mineraria a una centrata sul turismo, con abbandono delle zone rurali interne e proliferazione di seconde case, hotel, strade e infrastrutture lungo le spiagge.

Gli autori dello studio sottolineano come l’impatto di questa cementificazione vada oltre la superficie direttamente occupata dagli edifici: la frammentazione degli habitat, l’aumento dell’erosione costiera e la pressione su ecosistemi vulnerabili amplificano i danni ambientali. L’espansione edilizia è stata minima nelle zone montane e collinari, confermando che il fenomeno si concentra dove il turismo ha maggiore appeal.

Il problema, però, non è solo storico. Secondo il rapporto “Isole Sostenibili 2025 – La transizione ecologica nelle isole minori” dell’Osservatorio Isole Sostenibili di Legambiente e Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, (CNR-IIA) – basato su dati 2023, l’Elba ha registrato un nuovo consumo di suolo di 4,06 ettari in un solo anno: il valore più alto tra tutte le 26 isole minori italiane monitorate. Un record negativo che spicca in un contesto nazionale dove l’indice di sostenibilità delle piccole isole è fermo al 46,8% (con l’Arcipelago Toscano leggermente sopra, tra 48-49%). Mentre Capraia aveva consumo zero, l’Elba continua a impermeabilizzare terreno, nonostante il rischio idrogeologico che colpisce l’intera isola (come dimostrato dalle inondazioni succedutesi nel 2025). Questi 4,06 ettari equivalgono a circa 5-6 campi da calcio cementificati o asfaltati, in un territorio limitato dove ogni ettaro perso è irreversibile. Il turismo resta il motore economico – con picchi estivi che sovraccaricano spiagge e infrastrutture – ma il prezzo è alto: perdita di habitat, aumento delle isole di calore e conflitti con la conservazione della biodiversità mediterranea. Inoltre le frane innescate dal disastro climatico in corso – come dimostrano i casi di Portoferraio e quello più recente di Zupignano a Rio e di un po’ tutta la costa elbana – e l’erosione dovuta anche alla cementificazione mettono a rischio la risorsa sulla quale si basa il turismo balneare.

Positivi alcuni segnali, come l’Elba che eccelle nella raccolta differenziata (66,06%, tra le migliori in Italia) e detiene il record di potenza fotovoltaica installata tra le isole minori italiane (7.815 kW nel 2023). Ma restano criticità su dispersione idrica (46%), mobilità (oltre 23.000 auto, 74 ogni 100 abitanti) e trasporto pubblico insufficiente e inefficiente.
Signorelli e Di Giorgio concludono: «Questo studio ha previsto di acquisire e analizzare i dati specificamente relativi a questo territorio, e di metterli in relazione con altri parametri per approfondire i possibili motori di un'espansione. Osserviamo che nel periodo dal 1956 al 2011 la variazione della superficie edificata sull'Isola d'Elba è cambiata, coerentemente con l'assetto socio-urbano del territorio, riportato da altri studi. Tuttavia, è evidente che un'ulteriore espansione e dispersione degli edifici potrebbe seriamente minacciare l'ambiente e deturpare irrimediabilmente il paesaggio caratteristico dell'Isola d'Elba. (…) Nel caso dell'Isola d'Elba, più che la superficie edificabile, la dispersione degli edifici e la conseguente frammentazione dell'habitat dovuta alle aree di traffico e alle aree funzionali attorno a questi edifici possono destare preoccupazione in termini di impatto, che a loro volta sono influenzate in modo diverso dai fenomeni di consumo. Comprendere l'influenza delle aree funzionali attorno agli edifici è importante per determinarne l'impatto ambientale. Ciò è particolarmente valido nelle aree interessate dalla diffusione incontrollata di vegetazione urbana e dalla conseguente frammentazione dell'habitat. Parallelamente all'attività del Parco dell'Arcipelago Toscano per la conservazione del territorio, sono necessari ulteriori studi sugli effetti del disturbo antropico sull'ambiente, l'applicazione di indici di qualità territoriale e una migliore gestione che regoli la dispersione urbana sull'isola, nonché incentivi per distribuire la pressione turistica su gran parte dell'anno e ridurne la stagionalità. Ciò nell'interesse di perpetuare un turismo sostenibile e di preservare il patrimonio dell'Isola d'Elba, come dovrebbe essere per tutta l'Italia, naturalistico ma anche culturale e sociale».

Occorrerebbero quindi Piani Strutturali più rigorosi e una visione che bilanci sviluppo turistico con tutela ambientale, ma non è questa la strada imboccata dalle amministrazioni comunali elbane, che nei loro strumenti urbanistici promettono consumo di territorio zero e poi approvano nuova cementificazione in un’isola in reale decremento demografico e dove l’aumento del costruito non rende le case accessibili ai lavoratori, alle giovani coppie e alle famiglie in difficoltà.

Leonardo Forbicioni
Vicepresidente World Biodiversity Association

Umberto Mazzantini
Responsabile mare Legambiente Toscana

Redazione Greenreport

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