Per rendere sostenibile la Darsena Europa servono impianti rinnovabili nel porto di Livorno
Stanno avanzando i lavori per realizzare la Darsena Europa, l'opera di espansione a mare da 554 milioni di euro chiamata a traghettare il porto di Livorno nel XXI secolo, con gli ambientalisti che portano avanti il loro impegno sul monitoraggio delle attività: si è tenuto ieri l’incontro tra Legambiente Toscana, l’associazione “La città ecologica” e l’Osservatorio ambientale porto di Livorno, che ha proprio il compito principale di comunicare al pubblico le notizie relative ai lavori della Darsena Europa.
Per contribuire a rendere più sostenibile l’infrastruttura, sin dall’inizio il Cigno verde ha presentato puntuali osservazioni confluite nella procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) curata dal ministero dell’Ambiente, che si è conclusa nel marzo 2024 con un importante quadro prescrittivo: per ottenere il via libera definitivo dalla Commissione Via-Vas del dicastero – arrivato a luglio dello stesso anno – l’Autorità di sistema portuale (Adsp) del Mar Tirreno settentrionale ha dettagliato le modalità in cui verranno rispettate le prescrizioni in un documento che ha richiesto ben 143 pagine.
«La lettura degli atti della procedura di Via – spiegano da Legambiente – non ha eliminato le preoccupazioni espresse non solo da Legambiente ma anche dall’Ente Parco, da Arpat e dal Comune di Pisa (ad esempio in riferimento al prossimo intenso traffico portuale successivo alla costruzione della Darsena Europa, alle compensazioni previste o al monitoraggio ambientale)».
In particolare, oggi Legambiente è impegnata a far sì che le banchine del porto siano completamente elettrificate (cold ironing) e che quest’infrastruttura venga effettivamente impiegata dagli armatori; per ottenere questo risultato, occorre che l’elettricità che alimenta il cold ironing provenga da impianti rinnovabili di prossimità, come emerso ormai da tempo nella prospettiva illustrata dal circolo legambientino livornese, grazie al contributo fondamentale di Lorenzo Partesotti.
«Un progetto di queste dimensioni non può prescindere da una strategia energetica ambiziosa e cogliere l'occasione per trasformare il porto di Livorno in un vero e proprio Hub energetico – argomenta oggi Lorenzo Cecchi, responsabile Mobilità sostenibile di Legambiente Toscana – Dovrebbe essere messo a lavoro fin da subito uno staff di esperti di energie rinnovabili, in grado di studiare un percorso a tre velocità: una rapidissima per ottimizzare l'uso di tutte le coperture idonee all'installazione di impianti fotovoltaici (praticabile da subito visto che ci sono le condizioni normative ed economiche per autoprodurre immediatamente energia a costi decisamente competitivi). Poi, un'altra strada, che necessita di tempi un po’ più lunghi per gli approfondimenti tecnici e normativi, ossia la realizzazione di impianti eolici in porto e/o offshore; infine un’investigazione a lungo termine su tutte le opportunità legate alle tecnologie ancora non del tutto mature».
Infine, la sostenibilità economica della Darsena Europa è un altro punto centrale. «È necessario valutare ciò che potrebbe rendere lo scalo competitivo rispetto a quelli che servono la stessa area marittima come Genova e La Spezia – concludono da Legambiente Toscana – Gli operatori del settore hanno già esplicitato la necessità di maggiori finanziamenti per realizzare le opere necessarie per la competitività della Darsena Europa, come il collegamento con la rete ferroviaria nazionale, ancora non progettato né finanziato». Una lacuna che chiama in causa il Governo nazionale.