La libertà di navigazione in acque internazionali viene oggi messa alla prova anche nel Mediterraneo
Come se non bastassero le palpitazioni cardiache dovute alla guerra di corsa iniziata nel Mar dei Caraibi ed estesasi nel Nord Atlantico, nuove preoccupazioni di carattere marittimo sembrano essere giunte anche nel Mediterraneo e ciò in seguito al superamento delle colonne d’Ercole di un convoglio navale russo che risulta essere entrato nei giorni scorsi.
Il convoglio in questione, costantemente monitorato dalle forze aeronavali Nato, risulta essere composto da due mercantili battenti bandiera russa: le motonavi da carico “Mys Zhelaniya” e la Sparta IV, scortate dal cacciatorpediniere RFS “Severomorsk”, entrato in servizio nel 1987 con caratteristiche principali di lotta A/S (antisommergibile); attualmente il convoglio naviga nel Mediterraneo occidentale e sta dirigendo con prora rivolta a levante (cica 90°) verso Port Said in Egitto.
La notizia in sé, ripresa da diverse testate nazionali e media locali, non sembra rivestire particolare significato, trattandosi di libero transito in acque internazionali di unità da carico, almeno fino a quando il principio giuridico della libertà dei mari prevarrà sull’arbitrio al quale ci è toccato, purtroppo, assistere in questi ultimi mesi.
La libertà di navigazione costituisce infatti, da diversi secoli, uno dei capisaldi più importanti del diritto internazionale marittimo insieme alla consuetudine marinara, come peraltro sancito dall’Unclos (United Nation convention law of sea). Mettere in pregiudizio il libero transito in alto mare così come anche il transito inoffensivo nelle acque territoriali di uno Stato rivierasco porterebbe la società umana indietro nel tempo di secoli, quando le controversie marittime venivano risolte a colpi di cannone e con arrembaggi; molto spesso tutto ciò avveniva sotto lo sguardo di sovrani e potenze marittime compiacenti, se non in molti casi complici.
La libertà dei mari non può e non deve essere messa in discussione, le navi in transito possono – e in qualche caso devono – essere controllate dalle autorità marittime di uno Stato costiero secondo le procedure stabilite nella Convenzione che disciplina i liberi rapporti marittimi tra Stati, e guai se ciò non accadesse: nessun sano di mente può discostarsi dall’osservare compiutamente questo sacrosanto principio, che garantisce la pacifica navigazione marittima e, con essa, il libero commercio a livello planetario.
Le navi russe possono solcare le acque del Mediterraneo così come le navi italiane possono navigare nel Mar Rosso o nel Baltico e così via. Comprimere o diminuire questo principio potrebbe far precipitare il commercio mondiale verso un cono d’incertezza che potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’intera economia mondiale. Perciò tuteliamo nelle sedi opportune il libero transito nei liberi mari, sempre nel dovuto rispetto del diritto.