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Come stanno cambiando i prezzi di benzina e diesel dopo l’allineamento delle accise

La legge di Bilancio 2026 ha parificato le due aliquote a 67,29 centesimi euro/litro, ma resta molto da fare sui sussidi ambientalmente dannosi
 |  Trasporti e infrastrutture

A poco più di una settimana dall’allineamento delle accise su diesel e benzina, introdotto nella legge di Bilancio 2026 per chiudere almeno formalmente il relativo sussidio ambientalmente dannoso (Sad) in favore del diesel, l’associazione confindustriale Unem - Unione energie per la mobilità (ex Unione petrolifera) ha analizzato i prezzi medi elaborati dal ministero dei Trasporti.

«La benzina è scesa in linea con la riduzione fiscale disposta con l’ultima legge di Bilancio, mentre il gasolio è aumentato in misura inferiore rispetto all’incremento atteso – dichiarano da Unem – Nonostante lievi differenze a livello regionale nella tempistica di aggiornamento, oggi la benzina costa mediamente circa 3 centesimi in meno rispetto al gasolio, con punte di oltre 5 centesimi in Toscana. Solo in Campania persiste un delta minimo a favore del gasolio».

Dal 1° gennaio, la riduzione dell’accisa sulla benzina (pari a circa 4 centesimi più Iva) si è infatti riflessa in un calo proporzionale, con un ribasso medio nazionale vicino ai 5 centesimi euro/litro e punte superiori ai 5 centesimi nelle province di Trento e Bolzano. Sul fronte gasolio, l’aumento dell’accisa (anch’esso di circa 4 centesimi più Iva) si è invece tradotto in un incremento medio di 3 centesimi euro/litro, con picchi vicini ai 4 centesimi in Calabria, Puglia e Liguria.

«Anche in autostrada – concludono da Unem – il trend è analogo: benzina meno 5 centesimi, gasolio più 3 centesimi. Il tutto in un contesto di quotazioni internazionali stabili tra fine dicembre e inizio gennaio che dunque non hanno “alterato” la dinamica della traslazione dell’accisa sui prezzi alla pompa».

La legge di Bilancio 2026, approvata con voto di fiducia dalla maggioranza Meloni, parifica le aliquote dell’accisa sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante, portandole entrambe a 672,9 euro per 1.000 litri; sono esclusi i carburanti utilizzati a scopi agricoli e industriali dall’aumento dell’accisa e mantiene il regime favorevole – con accisa ridotta – per i biocarburanti.

In altre parole l’aliquota di accisa sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi euro/litro, mentre quella sul gasolio viene aumentata dello stesso importo per risultare allineate a 67,29 centesimi euro/litro dal 1° gennaio 2026. Il maggior gettito è stimato in 552,4 milioni di euro per l'anno 2026 – le auto diesel su strada sono più delle benzina – ed è destinato al Fondo per l’attuazione della delega fiscale: concorre dunque a coprire i costi della riforma fiscale avviata nel 2023, anziché contribuire al Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale come inizialmente previsto.

Si poteva fare meglio? Con la legge di Bilancio, il Governo soddisfa il punto principale inserito nel Pnrr per la riforma dei Sad, ovvero il taglio di almeno 2 miliardi di euro di tali sussidi dannosi entro il 2026 (e di ulteriori 3,5 miliardi di euro entro il 2030). A ben vedere si tratta però di una conformità formale: il Sad da 3,1 mld di euro è individuato come differenziale d’accisa diesel-benzina e questo va a chiudersi, ma di fatto l’aliquota sulla benzina – che resta un combustibile fossile – viene abbassata, favorendone di fatto l’impiego.

Anche l’impiego dell’extra gettito non apporta benefici sotto il profilo ambientale. Almeno una parte di quei 552,4 mln di euro poteva ad esempio essere usata «per riformare il Sad implicito che continua a gravare sul vettore elettrico per ricaricare i veicoli nella forma di elementi relativi all’imposizione fiscale e parafiscale che grava sulle tariffe per le ricariche dei veicoli elettrici, anziché confluire in un fondo generico», come aveva proposto il think tank climatico Ecco.

La riforma dei Sad dovrà però giocoforza continuare nei prossimi anni, e nel complesso sono almeno 25,3 i mld di euro da liberare – più di quanto cuba l’intera manovra 2026, 22 mld di euro – per sostenere la transizione ecologica. L’elemento chiave starà nel saperlo fare in modo socialmente sostenibile, redistribuendo il relativo gettito tra le classi sociali più colpite e lavorare al contempo una complessiva riforma fiscale in senso progressivo. Gli spazi di manovra di certo non mancano.

Redazione Greenreport

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