Skip to main content

Da oggi i Paesi dell’Unione europea dovranno monitorare i livelli di Pfas nell’acqua potabile

L’obiettivo, sottolineato dalla Commissione Ue, è garantire «il diritto ad avere acqua sicura». Se i valori limite vengono superati, gli Stati membri devono adottare misure volte a ridurre il livello di queste sostanze e a proteggere la salute pubblica, informando al contempo la popolazione
 |  Acqua

Da oggi i Paesi dell’Unione europea dovranno monitorare i livelli di Pfas nell’acqua potabile. Sono infatti entrate in vigore nuove norme che obbligano gli Stati membri a controlli «armonizzati» dei livelli di sostanze per- e polifluoroalchiliche sia nelle acque minerali che in quelle erogate dai rubinetti di casa per garantire il rispetto dei nuovi valori limite previsti dalla direttiva comunitaria sull’acqua potabile. Non solo. Come spiega una nota diffusa da Bruxelles, gli Stati membri dovranno anche comunicare alla Commissione europea i risultati di tale monitoraggio, compresi i dati relativi al superamento dei valori limite, agli incidenti e alle deroghe concesse.

Stando a quanto sottolineato dai vertici europei, il nuovo sistema di segnalazione è più semplice rispetto a quello previsto dalla precedente direttiva sull’acqua potabile e riduce la quantità di dati da comunicare. Ma, soprattutto, è la prima volta che all’interno dei confini dell’Unione europea viene attuato un monitoraggio sistematico dei Pfas nell’acqua potabile. Sostanze, è importante sottolineare, che in base ad analisi condotte da associazioni ambientaliste come Greenpeace, sono risultate essere presenti tanto negli acquedotti italiani quanto nelle bottiglie di acqua minerale vendute nel nostro paese.

Ora, in base alle nuove norme comunitarie in vigore da oggi, se i valori limite vengono superati, gli Stati membri devono adottare misure volte a ridurre il livello di Pfas e a proteggere la salute pubblica, informando al contempo la popolazione. Tali misure possono comprendere la chiusura dei pozzi contaminati, l’aggiunta di fasi di trattamento per rimuovere i Pfas o la limitazione dell’uso delle riserve di acqua potabile fintantoché il superamento dei valori limite persiste. Ciò, sottolineano da Bruxelles, contribuisce direttamente a un obiettivo chiave della strategia per la resilienza idrica: il diritto all’acqua potabile sicura. Le nuove norme rispondono inoltre alla richiesta della strategia di intervenire con urgenza per affrontare il problema degli inquinanti che minacciano le fonti di acqua potabile in Europa.

Quella di oggi non è una novità emersa dal nulla, bensì un traguardo che arriva al termine di un percorso avviato e portato avanti negli anni passati. Una tappa importante è stata realizzata nel 2024, quando al fine di sostenere un monitoraggio coerente in tutta l’Ue, la Commissione europea ha pubblicato degli orientamenti tecnici sui metodi analitici per misurare il «Pfas totale» e la «somma dei Pfas» nell’acqua potabile. Tali linee guida si basano su una valutazione tecnica e socioeconomica e sono state elaborate in stretta consultazione con gli Stati membri.

Esprime soddisfazione per l’entrata in vigore delle nuove norme Jessika Roswall, commissaria europea per l’Ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva: «L’inquinamento da Pfas è una preoccupazione crescente per l’acqua potabile in tutta Europa. Con l’entrata in vigore di limiti armonizzati e di un monitoraggio obbligatorio, gli Stati membri dispongono ora delle norme e degli strumenti necessari per individuare e affrontare rapidamente il problema dei Pfas al fine di proteggere la salute pubblica».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.