La bancarotta idrica globale, vista dalla Cina
WUHAN - Il mondo non affronta più una semplice crisi idrica. È entrato in una fase di vera e propria bancarotta idrica globale. Questo è il messaggio forte e chiaro dall'ultimo rapporto dell’Università delle Nazioni Unite, presentato a New York.[1] È un cambiamento di paradigma che costringe a vedere la scarsità d'acqua come una condizione strutturale, spesso irreversibile.
Per decenni, parlare di crisi significava sperare in un ritorno alla normalità. Oggi, i ricercatori ONU spiegano che in vasti tratti del pianeta questa normalità non esiste più. I sistemi idrici sono sfruttati oltre il limite di rigenerazione, e gli ecosistemi chiave come laghi, falde e zone umide sono stati così degradati da rendere impossibile un pieno recupero.
«Per gran parte del mondo, il concetto di normale è scomparso», ha dichiarato Kaveh Madani, direttore dell'UNU Institute for Water, Environment and Health. «Riconoscere il fallimento non toglie speranza, ma crea le condizioni per un'azione seria e credibile».
Ma la domanda a cui è necessario rispondere è la seguente: chi paga il prezzo più alto? La bancarotta idrica non colpisce tutti allo stesso modo. I costi sociali e ambientali ricadono soprattutto su piccoli agricoltori, popolazioni indigene, abitanti delle aree urbane, donne e giovani. I benefici dell’uso eccessivo dell’acqua continuano a concentrarsi nelle mani degli attori economici più forti. I numeri parlano chiaro: oltre la metà dei grandi laghi del mondo è in declino dagli anni ‘90, circa il 35% delle zone umide naturali è scomparso dal 1970, e quasi tre quarti della popolazione globale vive in Paesi con scarse risorse idriche. Ogni anno, la siccità causa danni economici stimati in oltre 300 miliardi di dollari.[2]
Se il problema è globale, l’Asia è uno degli epicentri più critici poiché qui convivono crescita demografica, urbanizzazione rapida, agricoltura intensiva e cambiamento climatico. Dall’Asia centrale al subcontinente indiano, fino al Sud-est asiatico, fiumi e falde sono sempre più sfruttati oltre i limiti di sicurezza.
In Cina, il problema assume contorni emblematici. Il Paese ha circa il 20% della popolazione mondiale ma solo il 6% delle risorse idriche globali.[3] Il Nord della Cina, centro industriale e agricolo, è ormai in deficit idrico strutturale. Il sovrasfruttamento delle falde ha fatto abbassare il livello dell'acqua di decine di metri, mentre l’inquinamento ha reso inutilizzabili vaste quantità di acqua superficiale.
Pechino ha risposto con grandi progetti come il South-North Water Transfer Project, che trasporta ogni anno miliardi di metri cubi d'acqua dal Sud al Nord del Paese.[4] Tuttavia, anche qui emerge il concetto di bancarotta: trasferire acqua non affronta le cause strutturali e rischia di spostare il problema invece di risolverlo. Gli esperti cinesi riconoscono che senza una drastica riduzione dei consumi agricoli e industriali, e senza il ripristino degli ecosistemi, il sistema rimane fragile.[5]
Situazioni simili si trovano in India e Pakistan, dove la dipendenza dalle acque sotterranee per l’irrigazione ha portato a un progressivo collasso delle falde. Anche nei bacini del Mekong e dell'Amu Darya, le tensioni geopolitiche si intrecciano sempre di più con la scarsità idrica.
Il quadro si fa ancora più allarmante se consideriamo il rapporto UNEP State of Finance for Nature 2026.[6] Il dato principale è brutale: per ogni dollaro investito nella protezione della natura, 30 dollari vengono spesi per distruggerla.
Nel solo 2023, 7.300 miliardi di dollari sono stati destinati ad attività negative per la natura, contro appena 220 miliardi per soluzioni basate sulla natura.[7] I settori più dannosi coincidono con quelli a più alto consumo idrico: energia, industria pesante, agricoltura intensiva, trasporti e costruzioni, spesso sostenuti da sussidi pubblici dannosi per l'ambiente.
Anche in Asia orientale e in Cina questo squilibrio è evidente. Nonostante i progressi nelle energie rinnovabili e nelle politiche verdi, grandi flussi finanziari continuano a sostenere carbone, infrastrutture tradizionali e modelli agricoli ad alto impatto idrico. Il risultato è un aumento della pressione su fiumi e bacini già al limite.
Secondo l’ONU, continuare a trattare la scarsità d’acqua come un'emergenza temporanea è una ricetta per il disastro. Serve un approccio simile a una ristrutturazione finanziaria: fermare l’emorragia, proteggere i servizi essenziali, ridimensionare le richieste insostenibili sull’acqua e investire nel ripristino degli ecosistemi.
Le soluzioni esistono e sono economicamente logiche: città più verdi per ridurre l'effetto isola di calore e il consumo idrico, infrastrutture che integrano la natura, materiali da costruzione con emissioni negative. In Asia, in particolare in Cina, queste strategie potrebbero fare la differenza se accompagnate da una riforma profonda dei sussidi e dei flussi finanziari.
Il messaggio dai due rapporti è chiaro: la bancarotta idrica e la distruzione della natura non sono inevitabili. Tuttavia, continuare a investire contro i limiti ecologici del pianeta lo è. In un mondo interconnesso, ciò che accade nei bacini asiatici, dal Fiume Giallo al Mekong, non rimarrà confinato nei confini regionali.
[1] Madani, K., United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH). (2026). Global water bankruptcy: Living beyond our hydrological means in the post-crisis era. United Nations University. https://collections.unu.edu/eserv/UNU:10445/Global_Water_Bankruptcy_Report__2026_.pdf
[2] Madani, K. (2026, January 20). World Enters "Era of Global Water Bankruptcy": UN Scientists Formally Define New Post-Crisis Reality for Billions [Press release]. United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH). https://unu.edu/inweh/news/world-enters-era-of-global-water-bankruptcy
[3] Francesca Frassineti (2017) Città spugna e acque reflue: Le province e il problema idrico [Sponge cities and wastewater: Provinces and the water problem]. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/citta-spugna-e-acque-reflue-le-province-e-il-problema-idrico-17921
[4] Climate Diplomacy (2015) South-North Water Transfer Project, China [Case study]. adelphi research gGmbH. https://climate-diplomacy.org/case-studies/south-north-water-transfer-project-china
[5] www.economist.com/china/2025/02/13/tensions-with-the-west-are-fuelling-chinas-anxiety-about-food-supplies.com
[6] United Nations Environment Programme (UNEP) (2026). State of finance for nature 2026: Nature in the red – Powering the trillion-dollar nature transition economy (ISBN: 978-92-807-4120-8). UNEP Digital Library. https://wedocs.unep.org/items/a4a8edaa-3896-4811-b527-1583dfce7201
[7] Ibid