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Direttiva acque e inquinamento dell’aria: Bruxelles apre nuove procedure d’infrazione contro l’Italia

La Commissione Ue ha inviato al nostro governo una lettera di costituzione in mora per il non corretto recepimento delle norme sull’acqua, compreso l’obbligo di eseguire il riesame periodico dei permessi relativi alle risorse idriche, e una per il mancato aggiornamento dei programmi nazionali di controllo della qualità dell’aria a norma della direttiva concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti
 |  Acqua

La Commissione europea ha avviato nuove azioni legali nei confronti dell’Italia in quanto inadempiente agli obblighi previsti dal diritto dell’Ue. In particolare, per quel che riguarda infrazioni di carattere ambientale, Bruxelles ha inviato al governo italiano una lettera di costituzione in mora per il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque e una per il mancato aggiornamento dei programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico a norma della direttiva concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. Nel primo caso, la procedura d’infrazione è stata avviata anche nei confronti di Danimarca e Lussemburgo, mentre nel secondo caso il problema riguarda solo il nostro Paese.  

Nel dettaglio, con la prima lettera di costituzione in mora, la Commissione Ue segnala il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE), compreso l'obbligo di eseguire il riesame periodico dei permessi relativi alle risorse idriche. «La piena attuazione delle norme relative alla qualità dell'acqua dell'Ue - si legge nella nota diffusa da Bruxelles - è fondamentale per proteggere la salute umana e l'ambiente. La direttiva impone agli Stati membri di definire un programma di misure per ciascun distretto idrografico al fine di garantire un buono stato dei corpi idrici europei, come fiumi e laghi. Ciascun programma deve comprendere misure volte al controllo dei diversi tipi di pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici, quali l'estrazione, gli scarichi da origini puntuali e le fonti diffuse di inquinamento. Gli Stati membri sono tenuti a riesaminare e aggiornare periodicamente tali misure di controllo, compresi gli eventuali permessi che sono stati concessi, per determinare se siano ancora atte a conseguire i loro obiettivi, e ad aggiornarle, ove necessario». In Italia, viene sottolineato dalla Commissione Ue, «la legislazione nazionale non prevede la registrazione di tutti i permessi l'estrazione e/o l'arginamento delle acque, ad esempio per l'arginamento delle acque mediante la costruzione di una diga. Inoltre le concessioni non sono soggette ad alcun riesame periodico, sebbene i periodi di validità possano essere di 30 o 40 anni. Ciò non è in linea con gli obiettivi della direttiva». Per questo la Commissione europea ha deciso di procedere all'invio della lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate da Bruxelles, trascorsi i quali, in assenza di una risposta soddisfacente, quest'ultima potrà decidere di emettere un parere motivato.

Non è però finita qui, perché l’esecutivo europeo ha invitato il nostro Paese ad aggiornare i suoi programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico per ridurre le emissioni di determinati inquinanti atmosferici. La Commissione Ue, si legge sempre nella nota sulle nuove azioni legali decise da Bruxelles, ha inviato una lettera di costituzione in mora per il mancato aggiornamento dei programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico a norma della direttiva concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici (direttiva Nec, direttiva (UE) 2016/2284). La direttiva Nec stabilisce impegni nazionali di riduzione delle emissioni di diversi inquinanti atmosferici che ciascuno Stato membro deve conseguire ogni anno tra il 2020 e il 2029 e riduzioni più ambiziose a partire dal 2030. Impone inoltre agli Stati membri di adottare programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico (Napcp) che stabiliscano misure volte a rispettare tali impegni. La direttiva Nec impone agli Stati membri di aggiornare i loro programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico almeno ogni 4 anni. Tali aggiornamenti mostrano i progressi compiuti dagli Stati membri nell'attuazione del programma e il modo in cui essi continuano a rispettare gli impegni assunti. Ciò contribuisce a ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici, migliorando in tal modo la qualità dell'aria. Scive la Commissione Ue: «Nonostante diversi solleciti, finora l'Italia non ha presentato alla Commissione il programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico aggiornato richiesto. La Commissione procede pertanto all'invio di una lettera di costituzione in mora all'Italia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato».

Redazione Greenreport

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