Ricchezza, debiti e risparmi, diseguaglianze: le famiglie italiane non stanno al passo delle medie europee
Quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non è un bell’anno, per quel che riguarda la ricchezza delle famiglie italiane. Se a livello globale il World inequality report ha segnalato che lo 0,001% della popolazione mondiale è tre volte più ricco della metà dell’umanità, a livello comunitario e nazionale è stato l’ultimo bollettino dell’Eurostat a sottolineare che in Europa il reddito reale delle famiglie ha fatto registrare in 20 anni un aumento del 22%, mentre in Italia invece siamo a -4,4%.
Poi è arrivato il 59° rapporto del Censis a evidenziare che tra il primo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2025 la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita in termini reali dell’8,5%. Non solo: dividendo le famiglie italiane per decili di ricchezza detenuta, nel report Censis si legge che il 50% delle famiglie più povere ha visto diminuire la propria ricchezza del 23,2%, le famiglie distribuite tra il sesto e l'ottavo decile hanno subito una riduzione del patrimonio iniziale tra il 35,3% e il 24,3%, tra le famiglie del nono decile la diminuzione è stata del 17,1%, mentre solo il 10% delle famiglie più ricche ha visto aumentare la propria ricchezza del 5,9%.
E ora che iniziamo l’anno nuovo arriva una nuova analisi a confermare che la situazione non è affatto rosea, né presa di per sé e né guardata anche in rapporto a quel che succede nel resto dell’Unione europea. A realizzare questa nuova indagine è stata la fondazione Fiba di First Cisl sui dati forniti dalla Bce sulla ricchezza distribuita (Distributional wealth accounts, Dwa). Ecco in sintesi il risultato dell’indagine: «Dal dicembre 2012 al giugno 2025 la ricchezza complessiva delle nostre famiglie è cresciuta del 20,6% contro il 45,1% della Francia ed il 108,2% della Germania. Ma considerata l’inflazione si registra una diminuzione in termini reali di circa il 2%. Il risultato è una società con disuguaglianze sempre più ampie: il 50% meno abbiente della popolazione possiede appena il 7,4% della ricchezza, mentre il 5% detiene il 49,4%». Quest’ultimo è il dato più elevato tra i grandi Paesi europei. Solo Austria, Croazia e Lituania registrano un livello di concentrazione della ricchezza più elevato.
Nel dettaglio, si legge che la ricchezza netta dell’insieme delle famiglie italiane, pari nel 2025 a 10.991,5 miliardi di euro, rappresenta il 16,6% di quella dell’area euro, in discesa però dal 22,9% del 2012. Inoltre, l’indebitamento delle famiglie italiane è pari a circa il 10,1% dell’area euro (792,3 miliardi su 7.825,5), ed è cresciuto nel periodo in esame del 13,3%.
Ultimo dato, anche questo tutt’altro che positivo: se fino a qualche tempo fa resisteva il mito degli italiani popolo di risparmiatori, i dati Eurostat mostrano che il tasso di risparmio lordo delle famiglie, già leggermente più basso in partenza, è cresciuto in casa nostra meno della media europea in generale: a giugno del 2025 il dato italiano (12,3%) è nettamente al di sotto sia di quello medio dell’area euro (15,4%) che di Germania (19,2%) e Francia (18,7%). «I dati sulla ricchezza delle famiglie mostrano con chiarezza che l’Italia è un Paese in cui le disuguaglianze diventano sempre più ampie. Si fa sempre più preoccupante, inoltre, il divario con le altre grandi economie continentali. Servono politiche innovative per coniugare l’aumento della competitività del Paese con la crescita significativa della ricchezza delle famiglie, ponendo al centro il cruciale obiettivo della riduzione delle diseguaglianze», commenta il segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani.