La guerra corsara non accenna a smettere, nonostante le proteste di Russia e Cina
Le principali agenzia di stampa internazionali riportano la notizia che Mosca ha chiesto agli Usa di cessare immediatamente ogni azione illegale compiuta contro navi russe, ad iniziare dalla petroliera “Marinera”. Questa nota diffusa dal ministero degli Esteri russo coincide con un’altra nota, che parla di un altro avvistamento di un'altra petroliera “fantasma” nel Canale della Manica.
Per restituire il vero significato alle parole e ai termini marinareschi, appare opportuno precisare che il termine “navi fantasma” viene adoperato per definire le navi prive di equipaggio che vagano senza una precisa direzione nei mari – come accaduto già dozzine di volte – oppure riferita alla letteratura di fantasia che descrive “navi fantasma” come quella appartenuta all’Olandese volante. Ma naturalmente, questa seconda visione appartiene al folclore marinaresco, ancora diffuso soprattutto nelle marinerie nord-europee.
Ritornando alla cronaca di queste ore, è necessario sottolineare il fatto che la Russia, attraverso le proprie vie diplomatiche, ha affermato di avere informato ufficialmente Washington della proprietà russa della petroliera “Marinera” (ex Bella 1) e questo passaggio diplomatico è stato reso noto alle autorità statunitensi prima dell'abbordaggio, compiuto due giorni fa da forze speciali americane in acque internazionali dell'Oceano Atlantico settentrionale. Quindi, stando a queste dichiarazioni, la US Navy ha (avrebbe?) deliberatamente abbordato una nave appartenente alla Federazione Russa e che legittimamente era autorizzata a battere bandiera russa. Se non “atto di pirateria”, come si potrebbe definire un’azione del genere?
La questione in sé, già molto ingarbugliata, lo è diventata ancor di più alla luce delle dichiarazioni rese dalla Cina nelle ultime ore e che assumono un’ampia valenza politica nello scenario internazionale; infatti, per Pechino l’avvenuto sequestro è da considerare un atto "arbitrario a danno di navi di altri Paesi in alto mare" e "in grave violazione del diritto internazionale", ricordando che la Cina "si è costantemente opposta alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu". Questa netta ed inequivocabile presa di posizione del governo cinese non lascia margini di dubbio alla dura condanna espressa e che riguarda "qualsiasi azione che violi scopi e principi della Carta dell'Onu" e che leda "sovranità e sicurezza di altri Paesi".
In queste ultime ore le autorità britanniche hanno diffuso la notizia che una petroliera che naviga "sotto falso nome" e appartenente "alla flotta fantasma" utilizzata dalla Russia per aggirare le sanzioni è stata individuata nella Manica nelle ultime ore, al di fuori delle acque territoriali del Regno Unito.
Per restare alle notizie d’agenzia, la “nave fantasma” di che trattasi risulta essere partita dal porto turco di Smirne, il 30 dicembre scorso e sta dirigendo verso il Mare del Nord. La petroliera in questione risulta essere stata già sanzionata nel 2024 quando ancora si chiamava “Tia”, e successivamente ribattezzata “Arcusat” e posta recentemente sotto la bandiera del Camerun.
Appare certamente curioso il fatto che l'avvistamento odierno avvenga poche ore dopo l'abbordaggio (rende di più il termine arrembaggio) avvenuto in acque internazionali del Nord Atlantico, tra Islanda e Scozia, della petroliera “Marinera”.
I fatti soprariportati destano grande preoccupazione per diversi motivi, il principale dei quali è direttamente legato alla libertà dei mari e alla sicurezza della navigazione, entrambi concetti ritenuti inviolabili e che appartengono oramai da secoli alla cultura giuridica di tutti i popoli.
La questione sollevata dall’asserita presenza di “navi fantasma” non è certamente nuova: questo fenomeno esiste da decenni e le ragioni che lo hanno fatto nascere sono legate principalmente a motivi fiscali e di aggiramento delle rigorose norme internazionali dello shipping, emanate per garantire sia la salvaguardia della vita umana in mare, sia per tutelare l’ambiente marino da qualsiasi forma di inquinamento prodotto da navi.
In quest’ultimo periodo, invece, il termine “navi fantasma” ha assunto significato di navi che battono bandiere di comodo per aggirare le sanzioni imposte dalla Ue alla Federazione Russa – in seguito all’invasione dell’Ucraina – e le sanzioni imposte dal governo americano allo Stato della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
In conclusione, tuttavia, non possiamo tralasciare di ricordare che l’efficacia delle sanzioni internazionali scaturisce solo dopo l’approvazione formale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E in questo confuso momento storico i due grandi esclusi sono proprio l’Onu e il diritto internazionale marittimo. Occorre porvi rimedio subito.