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L’economia globale crescerà del 2,7% quest’anno, ben al di sotto della media pre-pandemia del 3,2%

Un nuovo report delle Nazioni Unite segnala che l’aumento dei dazi Usa «ha creato nuovi attriti commerciali». Il segretario generale Onu, Guterres: «Una combinazione di tensioni economiche, geopolitiche e tecnologiche sta rimodellando il panorama globale, generando nuove incertezze economiche e vulnerabilità sociali»
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L’economia globale continua a dare segni di crescita, ma in modo moderato e attestandosi su livelli inferiori rispetto agli anni precedenti il 2020. Le Nazioni Unite hanno appena diffuso il rapporto “The World Economic Situation and Prospects 2026” nel quale si legge che quest’anno la produzione economica globale crescerà del 2,7%, leggermente al di sotto del 2,8% stimato per il 2025 e ben al di sotto della media pre-pandemia del 3,2%. Il documento sottolinea che il forte aumento dei dazi doganali statunitensi «ha creato nuove tensioni commerciali, anche se l’assenza di un’escalation più ampia ha contribuito a limitare le immediate perturbazioni del commercio internazionale».

Gli autori del rapporto segnalano che l’inaspettata resilienza allo shock dei dazi, sostenuta dalla solida spesa dei consumatori e dall’allentamento dell’inflazione, ha contribuito a sostenere la crescita, ma permangono debolezze di fondo: gli investimenti modesti e lo spazio fiscale limitato pesano sull’attività economica, il che significa che l’economia mondiale potrebbe assestarsi su un percorso di crescita persistentemente più lento rispetto all’era pre-pandemica. Sottolineano anche che un parziale allentamento delle tensioni commerciali ha contribuito a limitare le perturbazioni del commercio internazionale, ma l’impatto dell’aumento dei dazi imposti da Donald Trump, unito alle elevate incertezze macroeconomiche, dovrebbe diventare più evidente quest’anno. Nel  rapporto si legge infatti che le condizioni finanziarie hanno giovato dell’allentamento monetario e del miglioramento della fiducia dei consumatori, ma i rischi rimangono elevati, date le valutazioni estese degli asset finanziari, in particolare nei settori legati ai rapidi progressi dell’intelligenza artificiale.

Tra l’altro, la decisione di Trump sui dazi statunitensi è arrivata mentre siamo di fronte a elevati livelli di indebitamento, negli Usa e non solo, e i costi di finanziamento stanno limitando lo spazio politico, in particolare per molte economie in via di sviluppo. Non a caso il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha sottolineato che «una combinazione di tensioni economiche, geopolitiche e tecnologiche sta ridefinendo il panorama globale, generando nuova incertezza economica e vulnerabilità sociali». Tuttavia, Guterres ha anche avvertito che «molte economie in via di sviluppo continuano a lottare» di fronte a situazioni critiche, mettendo a rischio i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) previsti dall’Agenda 2030.

Nel dettaglio, il rapporto evidenzia che nell'Unione europea la crescita economica è prevista all’1,3%, in calo rispetto all’1,5% del 2025, poiché l’aumento dei dazi statunitensi e la persistente incertezza geopolitica frenano le esportazioni. Un danno tra l’altro non controbilanciato da chissà quali vantaggi per gli Stati Uniti: sempre leggendo il report Onu viene infatti fuori che la crescita economica in America è prevista al 2,0% nel 2026, appena lo 0,1% in più rispetto all’1,9% del 2025. Inoltre, scrivono gli autori del rapporto, questa crescita è sostenuta più che altro dall’allentamento monetario e fiscale, e il rallentamento del mercato del lavoro potrebbe influire sullo slancio.

La crescita viaggia su cifre maggiori in Asia orientale, ma sempre a livelli inferiori rispetto al passato: è prevista al 4,4%, in calo rispetto al 4,9% dell’anno precedente, poiché l'impulso dato dalle esportazioni anticipate si affievolisce. La Cina, la più grande economia della regione, dovrebbe crescere del 4,6%, leggermente al di sotto del 2025, sostenuta da misure politiche mirate. La crescita nell'Asia meridionale è prevista al 5,6% nel 2026, in calo rispetto al 5,9% del 2025. Ciò è dovuto all’espansione del 6,6% dell’India, che secondo gli esperti è trainata dalla resilienza dei consumi e dai consistenti investimenti pubblici. 

In Africa, la produzione dovrebbe crescere del 4,0%, in leggero aumento rispetto al 3,9% del 2025, ma l’elevato indebitamento e gli shock legati al clima, sottolineano gli autori del report Onu, rappresentano rischi significativi. 

In America Latina e nei Caraibi, infine, la produzione dovrebbe crescere del 2,3% quest’anno, in leggero calo rispetto al 2,4% del 2025, in un contesto di crescita moderata della domanda dei consumatori e di lieve ripresa degli investimenti. 

Il rapporto invita a un maggiore coordinamento globale e a un’azione collettiva decisiva nell’attuale contesto caratterizzato da riallineamenti commerciali, pressioni persistenti sui prezzi e shock legati al clima. Sottolinea che molti paesi più poveri, paesi senza sbocco sul mare e piccoli Stati insulari in via di sviluppo «rimangono particolarmente limitati dal peso del debito, dallo spazio politico limitato e dall'esposizione agli shock esterni», sottolineando così la necessità di un maggiore sostegno internazionale per promuovere una crescita resiliente e sostenibile. Gli autori indicano l’Impegno di Siviglia, il documento finale della Quarta conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo tenutasi in Spagna lo scorso anno, come un modello per rafforzare la cooperazione multilaterale, riformare l'architettura finanziaria internazionale e aumentare i finanziamenti allo sviluppo. 

Redazione Greenreport

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