Ricerca scientifica ma anche sicurezza e sviluppo economico: il governo vara il nuovo documento strategico sull’Artico
Si è tenuta a Roma la conferenza di presentazione del nuovo documento strategico italiano sull’Artico, intitolato “La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”. Sono intervenuti il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, i cui dicasteri hanno contribuito alla redazione del testo. Hanno partecipato all’evento rappresentanti delle istituzioni, membri del Tavolo artico, vertici di enti di ricerca ed esponenti del mondo imprenditoriale. E nel corso dei lavori è emersa tra le altre cose una diversità di vedute sul fine principale di questa operazione.
La premier Giorgia Meloni ha dedicato all’appuntamento un messaggio in cui non è mancato un riferimento ai cambiamenti climatici, ma in cui è stata soprattutto sottolineata la centralità dell’Artico derivante dalle «enormi risorse energetiche e minerarie che custodisce»: «Secondo le stime più accreditate, la regione possiede circa il 30% delle riserve mondiali di gas e circa il 13% delle riserve globali di petrolio non ancora scoperte. Anche i data center trovano, potenzialmente, opportunità uniche in questo quadrante, grazie al raffreddamento naturale, ma con sfide di connettività, sicurezza e impatto ambientale».
Diverse le priorità evidenziate dagli enti di ricerca. Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in particolare, per bocca del suo presidente Andrea Lenzi, ha sottolineato che nella nuova strategia per l’Artico «la ricerca scientifica italiana vi risulta pienamente integrata, contribuendo in modo continuativo alla tutela e alla promozione dell’interesse nazionale nell’area»: «Grazie ad essa, l’Italia ha assunto nel tempo un ruolo di carattere pionieristico sui temi centrali dell’innovazione, dell’esplorazione e della collaborazione interdisciplinare, pilastri imprescindibili di uno sviluppo equilibrato e sostenibile. In tale contesto, il Cnr opera da molti anni nell’Artico attraverso poli di eccellenza e consolidate interconnessioni con le reti della difesa, della sicurezza e della diplomazia scientifica». Francesco Petracchini, direttore del dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Cnr-Dssta), ha dichiarato: «L’Artico è una regione chiave per comprendere il cambiamento climatico globale: le attività di ricerca che il Consiglio nazionale delle ricerche porta avanti in questa zona forniscono dati essenziali sia per progredire nelle conoscenze, sia per supportare le politiche ambientali di oggi e di domani. Investire nell’Artico significa capire cosa succederà nella nostra “casa”, il nostro pianeta, e dotarsi degli strumenti più adeguati sul fronte della prevenzione climatica, della competitività scientifica e della sicurezza».
Come spiega una nota della Farnesina, il nuovo documento strategico sull’Artico, elaborato nel corso del 2025, delinea «una serie di obiettivi di lungo periodo per rafforzare l’impegno italiano nella regione»: «Questo impegno si concentrerà lungo le tre direttrici della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico, mettendo insieme le diverse forze del Sistema Paese, nella prospettiva di una più incisiva azione dell’Italia in Artico». Si legge ancora nella nota del ministero degli Esteri che tra i principali obiettivi tracciati vi sono quelli di «consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico interessato all’Artico; contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione; rafforzare la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni Nato e Ue e con una visione integrata dei diversi teatri strategici; rafforzare, anche a livello bilaterale, le relazioni con i Paesi artici europei (Danimarca/Far Oer/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), sostenendo il crescente ingaggio dell’Unione europea sulle questioni artiche; rafforzare la ricerca scientifica italiana in Artico; cogliere le opportunità economiche che in ambito artico si stanno aprendo a favore delle imprese italiane».
Il timing con cui è arrivato questo nuovo documento strategico sull’Artico è tutt’altro che casuale: non è determinato dalle vicende di stretta cronaca attuale riguardanti la Groenlandia, perché è stato adottato a dieci anni di distanza dal primo; ma, come sottolinea la stessa Farnesina, «attualizza le politiche italiane nell’attuale fase di crescente rilevanza globale della regione».