Fame, ma anche rabbia: l’allarme di Oxfam sugli effetti di una ricchezza, e di una disuguaglianza, senza pari nella storia
Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è aumentata tre volte più velocemente rispetto al tasso medio annuo registrato nei cinque anni precedenti. I 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, ovvero oltre 4 miliardi di persone. La ricchezza accumulata dai miliardari mondiali nell’ultimo anno è sufficiente per dare a ogni persona al mondo 250 dollari e lasciare i miliardari con oltre 500 miliardi di dollari in più. Ultimo ma non ultimo: i miliardari hanno una probabilità oltre 4.000 volte maggiore di ricoprire cariche politiche rispetto alle persone comuni. Perché quest’ultima cosa è tutt’altro che ultima in termini di importanza? Perché la politica con tutto ciò c’entra. Non foss’altro perché tutto ciò è stato reso possibile dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca (elezioni vinte nel novembre 2024, insediamento nel gennaio 2025) e dalle azioni messe in campo dalla presidenza Usa negli ultimi dodici mesi, tra cui la spinta alla deregolamentazione e l’indebolimento degli accordi per aumentare la tassazione delle imprese, che hanno avvantaggiato i più ricchi di tutto il mondo (i miliardari statunitensi hanno registrato la crescita più marcata delle loro fortune, ma anche quelli nel resto del mondo hanno registrato aumenti a doppia cifra).
Questi sono solo alcuni degli elementi che emergono dall’ultimo rapporto Oxfam pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World economic forum di Davos. Il titolo è “Resisting the Rule of the Rich - Defending Freedom Against Billionaire Power” (“Resistere al dominio dei ricchi - Difendere la libertà dal potere dei miliardari”) e in 69 pagine ricche di dati, tabelle e riferimenti a precedenti indagini, il report di Oxfam mostra perché e in che misura oggi siamo arrivati a dei livelli di disuguaglianza mai registrati nella storia dell’umanità.
Il fatto non è, anch’esso comunque vero, che il numero di miliardari ha superato i 3.000 per la prima volta e il livello di ricchezza miliardaria è ora più alto che in qualsiasi momento della storia, né che il più ricco, Elon Musk, è stato il primo in assoluto a superare i 500 miliardi di dollari, il tutto mentre nel frattempo una persona su quattro a livello globale affronta la fame. Il fatto, probabilmente, non è neanche che l’aumento nell’ultimo anno di 2.500 miliardi di dollari della ricchezza dei miliardari sarebbe sufficiente per sradicare la povertà estrema 26 volte. Il fatto mai visto è un simile divario. E, soprattutto, il fatto mai visto è il potere a livello mondiale che ora è in mano a questo pugno di Paperoni. Sottolinea infatti Oxfam che una cosa è per un miliardario comprare un enorme yacht o molte case di lusso in tutto il mondo: «Questo consumo eccessivo può essere giustamente criticato in un mondo profondamente disuguale in cui la maggior parte delle persone ha molto poco e il nostro pianeta è soffocato da implacabili emissioni di carbonio e rifiuti, ma molti rifiuterebbero questa critica, descrivendola come la politica sull’invidia». Un’altra, cosa, invece, è ciò che al di là del lusso consentono queste incredibili ricchezze. Continuano infatti gli autori del report dopo il riferimento all’«invidia»: «Molte meno persone non sarebbero d’accordo sul fatto che quando un miliardario usa la propria ricchezza per comprare un politico, per influenzare un governo, per possedere un giornale o una piattaforma di social media, o per sminare qualsiasi opposizione per assicurarsi di essere al di sopra della legge, queste azioni minano il progresso e l’equità. Tale potere dà ai miliardari il controllo su tutti i nostri futuri, minando la libertà politica e i diritti del resto di noi». Ed è ciò che oggi sta accadendo, a leggere il report Oxfam.
Nei giorni scorsi lo stesso World economic forum aveva pubblicato una nuova edizione del Global risks report da cui emerge che in questo 2026 aumentano i rischi geopolitici ed economici, ma per il prossimo decennio a preoccupare è ancora l’ambiente. Il rischio «disuguaglianza», tanto nella classifica di ciò che preoccupa a breve termine quanto in quella a lungo termine, figura al settimo posto. Ma è chiaro che tutti i rischi che compaiono nelle posizioni superiori, a cominciare da quello legato alla «disinformazione» (rispettivamente al secondo posto e al quarto posto nel breve e lungo periodo) o da quello inerente la «polarizzazione sociale» (terzo e nono posto) o da tutti quelli che hanno a che fare con le politiche per il clima, sono tutt’altro che indifferenti rispetto al tasso di ineguaglianza vigente e al potere in mano a una sempre più ristretta élite di super ricchi.
Basta leggere il report diffuso ora da Oxfam per capire che siamo in una fase storica senza eguali. Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è aumentata di oltre il 16%, tre volte più velocemente rispetto alla media degli ultimi cinque anni, superando i 18 mila miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato nella storia. La ricchezza dei miliardari è aumentata dell’81% dal 2020. E questi Paperoni, sottolinea Oxfam, «si stiano assicurando il potere politico per plasmare le regole delle nostre economie e società a proprio vantaggio e a scapito dei diritti e delle libertà delle persone in tutto il mondo». Questo vertiginoso aumento della ricchezza dei miliardari coincide infatti con l’attuazione da parte dell’amministrazione Trump di un programma favorevole ai miliardari. Un programma che ha ridotto le tasse per i super ricchi, minato gli sforzi globali per tassare le grandi società, ha stoppato e affossato i tentativi di affrontare il potere monopolistico e ha invece contribuito alla crescita dei titoli legati all’intelligenza artificiale che hanno fornito un vantaggio agli investitori super ricchi di tutto il mondo.
Ma l’opinione pubblica, di tutto ciò, non ha un quadro trasparente e chiaro. I governi stanno permettendo ai super ricchi di dominare il settore dell’informazione e le piattaforme di social media, denuncia Oxfam. I miliardari possiedono più della metà delle più grandi società di media del mondo e tutte le principali piattaforme social. Il rapporto cita l’acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos, quello di Twitter/X da parte di Elon Musk, quello del Los Angeles Times da parte di Patrick Soon-Shiong e l’acquisto di quote rilevanti dell’Economist da parte di un consorzio di miliardari. In Francia, il miliardario di estrema destra Vincent Bolloré controlla ora CNews, rinominandola come l’equivalente francese di Fox News. Nel Regno Unito, tre quarti della diffusione dei giornali è controllata da quattro famiglie super ricche. Nelle narrazioni, sottolinea Oxfam, le minoranze come gli immigrati e le persone di colore sono spesso stigmatizzate e usate come capri espiatori e i critici messi a tacere. «Le autorità del Kenya hanno utilizzato X per rintracciare, punire e persino rapire e torturare i critici del governo. Uno studio dell'Università della California ha inoltre rilevato che nei mesi successivi all'acquisizione di X da parte di Elon Musk, i tassi di incitamento all'odio sono aumentati di circa il 50%».
«Il divario crescente tra ricchi e poveri sta creando allo stesso tempo un deficit politico altamente pericoloso e insostenibile», dice Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam International. «I governi stanno facendo scelte sbagliate per assecondare l’élite e difendere la ricchezza, reprimendo i diritti delle persone e la loro rabbia per il fatto che la vita di molti sta diventando insostenibile e intollerabile», continua Behar. Denuncia Oxfam che miliardi di persone si trovano ad affrontare difficoltà evitabili come la povertà, la fame e la morte per malattie prevenibili «perché il sistema è truccato a loro sfavore». E ancora: «Le nostre società oggi sembrano più tossiche perché lo sono effettivamente, ma non sempre per i motivi che ci vengono raccontati. L'influenza smisurata che i super ricchi esercitano sui nostri politici, sulle nostre economie e sui nostri media ha aggravato le disuguaglianze e ci ha allontanati dal nostro obiettivo di combattere la povertà. I governi dovrebbero ascoltare le esigenze della popolazione su questioni quali l'assistenza sanitaria di qualità, la lotta ai cambiamenti climatici e l'equità fiscale».
«Hunger» e «anger», si legge nel report diffuso dall’organizzazione internazionale. «Fame» e «rabbia». «Essere economicamente poveri crea fame. Essere politicamente poveri crea rabbia», dice Behar. È il rovescio della medaglia della ricchezza smisurata in mano a pochi. È l’effetto della diseguaglianza record vigente oggi. È un problema che riguarda tutti noi.