Il governo islamista siriano riconquista i territori occupati dai kurdi. Gli Usa hanno abbandonato chi ha sconfitto lo Stato Islamico
Ieri, il governo islamista siriano ha annunciato un accordo con le milizie curde che rafforza il suo controllo sulle zone nordorientali del Paese, finora governate da un’alleanza tra kurdi e democratici siriani e di altre etnie. L'accordo e il cessate il fuoco fanno seguito a settimane di scontri mortali che però, secondo la Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia continuano: «I quartieri curdi di Sheikh Maqsoud ed Eşrefiyê, nella città di Aleppo, sono sottoposti da giorni ad attacchi sistematici da parte delle milizie legate al governo siriano, sostenute della Turchia. I bombardamenti con artiglieria, droni e armi pesanti colpiscono aree densamente abitate da civili, distruggendo abitazioni e infrastrutture essenziali. Tra queste, l’Ospedale Khalid Fecir che, preso di mira da giorni, è stato infine messo fuori uso da un incendio che vi è divampato all’interno. Ricordiamo che colpire deliberatamente una struttura sanitaria significa impedire qualsiasi possibilità di offrire cure ai feriti, procurandone la morte, e ciò costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario, nonché un crimine di guerra. Sono decine le e i civili caduti vittime di questi attacchi indiscriminati e centinaia di persone sono rimaste ferite senza poter ricevere assistenza adeguata».
Intanto, centinaia di migliaia di persone tentano di fuggire verso Afrin, ma vengono intercettate dalle milizie jihadiste filogovernative e filoturche, sottoposte a arresti arbitrari, rapimenti e allontanamenti forzati. Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia denuncia che «A peggiorare ulteriormente la situazione, le forze del governo ad interim impediscono alle organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali di accedere alle aree colpite, bloccando l’arrivo di ambulanze, medici e aiuti salvavita. Questo viola apertamente il diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei civili e l’apertura di corridoi umanitari per l’evacuazione dei feriti e la consegna degli aiuti. La popolazione è di fatto intrappolata sotto le bombe se resta ed esposta a gravi violenze se tenta di scappare».
Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, salito al potere dopo aver rovesciato il governo di Bashir al Assad alla fine del 2024, sta cercando di riaffermare il controllo centrale su una nazione frammentata da un decennio di guerra civile e interventi stranieri di Russia, Stati Uniti, Turchia, monarchie assolute del Golfo e Israele. In base all'accordo, le Syrian Democratic Forces (SDF), le milizie a guida j kurda sostenute dagli Usa, si integreranno nelle istituzioni governative, come richiesto da Damasco. Inoltre, le autorità centrali islamiste h avrebbero già preso il controllo di gran parte della Siria nord-orientale controllata dal governo autonomo kurdo, compresi i governatorati di Raqqa, Deir ez-Zor e Al-Hasakah che i kurdi avevano occupato dopo aver sconfitto lo Stato Islamico/Daesh.
In cambio, al-Sharaa (già Jihadista a capo di una milizia legata ad Al Qaeda e con simpatie per il Daesh) si è impegnato a rispettare i diritti culturali e linguistici curdi e a risolvere le questioni legali accumulate in merito allo status e alla proprietà dei curdi. Il leader delle SDF, Mazloum Abdi, dovrebbe incontrarlo presto, dopo che il summit tra governo siriano e kurdi è stato rinviato per il maltempo che sta colpendo la Siria.
L'accordo è il frutto dell’ennesimo tradimento dei kurdi da parte dell’Occidente: è stato , annunciato dopo l'incontro di al-Sharaa con l'inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, Tom Barrack, e a Damasco è considerato una grande vittoria per il presidente sunnitai e i suoi alleati turchi. Ankara considera le SDF una filiazione siriana del Partîya Karkerén Kurdîstan (PKK - Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e, nonostante il PKKK abbia dichiarato lo scioglimento delle sue milizie e la fine della lotta armata in Turchia, Ankara chiede che le SDF, che hanno accettato di espellere elementi del PKK dal territorio siriano come parte dell'accordo, vengano completamente annichilite.
Dopo aver sconfitto lo Stato Islamico/Daesh, le milizie curde controllavano i giacimenti di petrolio e gas a Deir ez-Zor, cosa che ha contribuito a strozzare economicamente il regime di Assad. Dopo la presa del potere dell’islamista e filoturco al-Sharaa gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni, aprendo la strada alla ricostruzione della Siria finanziata dall'estero e al controllo israeliano del sud este del Paese, sorvolando anche sul massacro di alauiti (la confessione islamica alla quale apparteneva Assad) perpetrato dalle milizie sunnite governative nel nord-ovest della Diria.
Le elezioni tenutesi a ottobre, le prime dopo la caduta di Assad, hanno mostrato non solo la singolare opinione sulla democrazia rappresentativa di al-Sharaa, ma i territori controllati dai curdi e le aree controllate dai drusi con sempre più stretti legami con Israele non hanno partecipato. E anche il nuovo accordo con i kurdi comincia male: l’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES, già conosciuta come Rojava) ha dichiarato la mobilitazione in seguito agli attacchi delle milizie islamiste di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e di gruppi paramilitari finanziati e armati dalla Turchia.
Le SDF denunciano che «I gruppi affiliati al governo di transizione di Damasco che hanno violato l’accordo da ieri mattina stanno attaccando le nostre forze da più direzioni. Nonostante gli sforzi per trovare soluzioni pacifiche e le dichiarazioni di buona volontà, compresi i ritiri da alcune aree, Damasco insiste sulla guerra e sull’opzione militare. In questo contesto, invitiamo il nostro popolo a essere preparato, ad abbracciare il principio dell’autodifesa, a stringersi attorno alle proprie forze militari, a difendere le proprie città e a unirsi alla lotta per proteggere la propria dignità. L’obiettivo di questi attacchi è distruggere la fratellanza e l’amicizia che sono cresciute attraverso il sangue dei figli di questa regione. Allo stesso tempo, cercano di diffondere discordia e violenza tra le componenti della Siria settentrionale e orientale, di colpire le diverse componenti della Siria e di imporre una struttura uniforme a tutte le altre. Stiamo affrontando un momento critico: o resistiamo e viviamo con dignità, o saremo sottoposti a ogni forma di oppressione e umiliazione. In questo contesto, dichiariamo una mobilitazione generale e invitiamo il nostro popolo a rispondere a questo appello e a sostenere le SDF e le YPJ.
Facciamo appello a tutte le fasce del nostro popolo, e in particolare ai giovani, affinché prendano le armi e si oppongano a possibili attacchi nelle regioni di Jazira e Kobane. Dobbiamo riconoscere che stiamo affrontando una guerra esistenziale. C’è una sola opzione per proteggere le conquiste della nostra rivoluzione e la nostra identità: la resistenza popolare rivoluzionaria. Invitiamo il nostro popolo a unirsi attorno alle proprie forze, a resistere insieme e a essere preparato contro questi attacchi spietati».
I kurdi evidenziano che il governo islamista siriano non sta rispettando gli accordi: « Come gesto di buona volontà verso l’attuazione dell’accordo del 10 marzo e in linea con le iniziative delle forze di mediazione internazionali, le Forze democratiche siriane (SDF) avevano deciso di ritirarsi da Deir Hafir e Maskanah. Prima che il processo di ritiro fosse completato, gruppi armati sono entrati in queste città e hanno dato inizio a scontri. Dopo Deir Hafir e Maskanah, i gruppi sono avanzati verso il fronte di Tabqa e, da ieri, hanno effettuato intensi attacchi lungo le linee di Tabqa, Raqqa, Deir ez-Zor e Tishreen. Le SDF, le YPJ e le Forze di Sicurezza Interna hanno risposto con forza agli attacchi, infliggendo pesanti perdite ai gruppi armati. Mentre gli intensi scontri continuano in tutta la regione, l’Amministrazione Autonoma ha annunciato che è stata dichiarata una mobilitazione generale in tutta l’area».