Legacoop, la crisi climatica pesa sulle cooperative agroalimentari
Dazi internazionali, crisi climatica, stagnazione dei consumi e difficoltà di accesso ai mercati esteri: il 2026 si apre per l’agroalimentare italiano sotto il segno dell’incertezza. In questo scenario, secondo Legacoop Agroalimentare, il rafforzamento del modello cooperativo diventa un elemento chiave per migliorare il posizionamento competitivo delle filiere e affrontare le trasformazioni in corso.
A dirlo è Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, commentando la legge di Bilancio e le prospettive per l’ultimo anno pieno della legislatura. «Condividiamo la scelta di questa manovra economica di mantenere il focus sulla salvaguardia dei conti pubblici perché tutte le tensioni internazionali presenti e le difficoltà politiche in sede europea rischiano di gravare sul nostro Paese. Ma sull’agroalimentare pesano incertezze molto forti come i dazi Usa, la stagnazione dei consumi, la crisi climatica e la difficoltà a penetrare in nuovi mercati».
Dopo un 2025 complesso, la manovra conferma il percorso di risanamento dei conti e il mantenimento delle misure già in vigore per il settore. «In un quadro di incertezze molto forti che gravano sul settore, comprendiamo e sosteniamo il mantenimento del percorso di risanamento dei conti pubblici e la volontà di uscita anticipata dalla procedura di infrazione, che ha significato in gran parte per il settore il mantenimento delle misure previste negli anni precedenti», sottolinea Maretti.
Tra gli interventi più rilevanti per agricoltura, agroalimentare e pesca figurano l’abolizione del divieto di compensazione dei crediti agevolativi e il rafforzamento del credito d’imposta Zes unica, insieme alle misure per l’innovazione e gli investimenti. «Nel complesso – osserva Maretti – la legge di Bilancio contiene interventi che rafforzano la capacità di investimento e l’innovazione del settore primario che si aggiungono ai provvedimenti previsti dal ColtivaItalia. Resta ora fondamentale garantire tempi certi e modalità attuative semplici, affinché le misure possano tradursi rapidamente in opportunità concrete per le imprese cooperative e per le filiere agroalimentari».
La manovra interviene anche su lavoro e aggregazione tra imprese, rendendo strutturale il lavoro occasionale in agricoltura e rafforzando i contratti di rete, mentre il ritorno degli incentivi “Industria 4.0” viene letto positivamente. «Non possiamo che considerarlo un buon segnale, ma sul quale occorre lavorare per ampliare la platea degli utilizzatori di innovazione tecnologica e digitale delle imprese agroalimentari. Misure, queste, indispensabili ad aumentare la nostra produttività in un contesto internazionale sempre più competitivo», commenta Maretti.
Sul fronte ambientale, Legacoop segnala la proroga sulle nuove tecniche genomiche, il rafforzamento del ruolo del Crea e il fondo da 350 milioni per la prevenzione dei rischi naturali, pur ritenendo necessario un salto di scala. «Gli eventi di questi ultimi anni, non ultime, anche gli eventi di grande piovosità nei giorni di Vigilia e di Natale in Romagna ci fanno pensare che occorra una scala diversa per poter fronteggiare le reali necessità che per il 2026 si manifesteranno».
Con il 2026 ultimo anno pieno della legislatura, l’auspicio è una visione di lungo periodo. «Confidiamo che le numerose analisi settoriali che sono state elaborate dai diversi “tavoli” del Masaf portino a una “strategia di sistema” per affrontare tutti i colli di bottiglia che gravano sulle imprese – conclude Maretti – L’augurio che ci facciamo per il 2026 è che il valore strategico della cooperazione agricola e della pesca, ossia la libera auto-organizzazione di agricoltori e pescatori che si associano per guadagnare fette di valore aggiunto nelle fasi di trasformazione e commercializzazione del prodotto diventi l’asse portante delle scelte politiche nazionali per il prossimo decennio».