Milano-Cortina 2026, il peso sulle Alpi delle Olimpiadi in crisi climatica
Mancano poche settimane all’avvio dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, un evento atteso da anni e presentato come simbolo di rinascita e modernità. Ma alle porte delle Alpi, in un paesaggio già segnato dalla crisi climatica e dalle trasformazioni ambientali, questo mega-evento si intreccia sempre più con questioni strutturali: impatti climatici, costi pubblici, trasparenza delle opere e pressioni sul territorio che vanno ben oltre il periodo delle competizioni.
In questo quadro, Cipra Italia richiama l’attenzione sul paradosso di Olimpiadi della neve organizzate in un contesto di progressiva perdita di ghiacci e copertura nevosa.
«Novantotto litri al secondo possono essere usati per garantire piste perfette ai Giochi di Milano-Cortina 2026. È un dettaglio tecnico – ricorda Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia – ma anche una metafora potente: mentre celebriamo l’evento sportivo più legato all’idea di natura e di freddo, dobbiamo produrre artificialmente ciò che dovrebbe essere il suo presupposto naturale. Le Olimpiadi della neve nell’epoca in cui la neve manca».
Secondo l’ultimo report della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, in sessant’anni sulle Alpi italiane si è persa una superficie glaciale superiore ai 170 km², mentre eventi estremi e instabilità dei versanti stanno diventando sempre più frequenti.
Uno studio di Scientists for Global Responsibility e New Weather Institute stima che l’organizzazione dei Giochi di Milano-Cortina 2026 comporti circa 930.000 tonnellate di CO₂ equivalente, associate alla perdita di 2,3 km² di manto nevoso e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio.
Il modello olimpico continua però a essere presentato come motore di sviluppo, nonostante i ripensamenti annunciati dal CIO e i “no” espressi in passato da diverse città alpine europee. Un modello che, nelle montagne, rischia di superare la capacità di carico dei territori, alimentando consumo di suolo, frammentazione del paesaggio, rincari immobiliari e processi di gentrificazione.
Secondo l’ultimo report di Open Olympics, le opere legate a Milano-Cortina 2026 sono 98 per un valore di 3,54 miliardi di euro, che diventano circa 6 miliardi includendo organizzazione e interventi connessi. Solo il 13% riguarda direttamente le competizioni, mentre l’87% rientra nella cosiddetta “legacy”, fatta soprattutto di infrastrutture permanenti. Ed è qui che si gioca la partita più delicata: cosa resterà davvero dopo i Giochi e per chi.
Le analisi di Open Olympics, di Nevediversa e il volume Oro colato di Altraeconomia segnalano criticità su tempistiche, trasparenza e accesso ai dati. Molte opere saranno completate dopo l’evento e per diversi interventi mancano ancora informazioni complete su costi, finanziamenti e impatti ambientali.
«La geografia degli investimenti conferma che Milano-Cortina 2026 è, più che un evento, un gigantesco cantiere alpino: una mappa di flussi di capitale pubblico in cerca di legittimazione nella parola ‘sostenibilità’. Ma la sostenibilità – ricorda Vanda Bonardo – se non diventa un vincolo operativo, resta una parola-ombrello, buona per dossier e cerimonie, meno per la vita reale dei luoghi».
Per Cipra Italia le Olimpiadi possono rappresentare un’opportunità solo a precise condizioni: trasparenza sui costi e sugli impatti, valutazioni climatiche e territoriali rigorose, coerenza con la mobilità sostenibile, coinvolgimento reale delle comunità locali e regole del CIO che rendano la sostenibilità un vincolo operativo e non uno slogan. Le Alpi, conclude l’associazione, non sono una scenografia, ma un banco di prova decisivo per modelli di sviluppo compatibili con il clima che cambia.