Nuovo disastro climatico in Mozambico, il Paese del gas offshore
Il Mozambico è sconvolto, da anni e contemporaneamente, da una violenta guerra per le risorse e da disastri causati dal cambiamento climatico, mentre le multinazionali del gas e del petrolio continuano a saccheggiare le sue risorse incrementando la devastazione climatica che, insieme alla guerra nel nord del paese, aveva già colpito duramente 4,8 milioni di persone. Poi, lLe piogge intense e prolungate iniziate la scorsa settimana hanno causato gravi inondazioni nelle province di Gaza, Maputo e Sofala.
Come scrive BBC Africa «Decine di migliaia di persone in Mozambico vengono salvate mentre l'innalzamento del livello delle acque continua a devastare la nazione dell'Africa meridionale: si tratta della peggiore inondazione dell'ultima generazione. Team provenienti da Brasile, Sudafrica e Regno Unito hanno contribuito alle operazioni di salvataggio salvavita».
L’ultimo disastro simile al diluvio che ha sommerso il Mozambico meridionale risale agli anni ’90, ma molte persone anziane dicono di non aver mai visto niente di simile e scuole e altri edifici pubblici sono occupati da chi ha visto la propria casa e tutti i suoi pochi averi inghiottiti dall’acqua fangosa. Molti di questi profughi climatici sono contadini delle zone basse, che allevano bestiame e coltivano risaie. Il governo pensa di rinviare l’inizio dell’anno scolastico 2026, originariamente previsto per il 30 gennaio, «Per consentire alle vittime dell'alluvione di continuare a utilizzarli come centri di accoglienza, soprattutto nelle province di Maputo e Gaza, le più colpite al momento».
Secondo i dati provvisori dell’ Instituto Nacional de Gestão e Redução do Risco de Desastres (INGD), dal 7 gennaio almeno 642.122 persone sono state colpite dalle inondazioni, in particolare nelle regioni meridionali e centrali del Mozambico, con 125 persone morte dall'inizio della stagione delle piogge, a ottobre.
E la situazione potrebbe peggiorare: sta piovendo forte nel vicino Sudafrica, dove nasce il fiume Inkomati e il governo sudafricano potrebbe aprire una diga sul fiume per evitarne il crollo, causando un’altra inondazione che potrebbe travolgere centri abitati, “machambas” (terreni agricoli), e zone di pascolo del bestiame.
Centinaia di famiglie rimangono isolate e per non intralciare i soccorsi è stato vietato a tutti i veicoli di circolare sulle strade tra le province di Maputo e Gaza. Il ministro dei trasporti del Mozambico, João Matlombe ha spiegato che «Questo è dovuto all'allagamento delle strade principali, in particolare dell'autostrada N1 che attraversa l'intero Paese ed è l'unico collegamento con il nord». Il blocco dei trasporti sta provocando carenze e aumenti dei prezzi, anche per generi alimentari di base, cocco e carburante, persino nella città nord-occidentale di Tete, a più di 1.500 km da Maputo.
Inoltre, in un Paese che dovrebbe avere a disposizione ricche royalties del gas e del petrolio (e dove le multinazionali come ENI si vantano di attuare grandi progetti sociali che evidentemente hanno scarse ricadute in un Paese sempre più povero e fragile), già nei primi giorni dell’alluvione, il portavoce del Consiglio dei Ministri, Inocêncio Impissa, ha ammesso che il bilancio del Mozambico ha «Un deficit di 6,6 miliardi di meticais per far fronte alla stagione delle piogge, rispetto ai 14 miliardi di meticais considerati necessari per garantire assistenza umanitaria, supporto agli sfollati, servizi sanitari e cibo nei centri di accoglienza».
Impissa ha spiegato che, nonostante le limitazioni finanziarie, il Governo ha stanziato risorse per affrontare la situazione, facendo affidamento sulle risorse nazionali, sul supporto dei partner internazionali e dei Paesi limitrofi». Il 16 gennaio, il governo di Maputo ha dichiarato un'allerta rossa a livello nazionale e ha richiesto il supporto delle Nazioni Unite per la ricerca e il soccorso, la logistica e l'assistenza umanitaria urgente. Paola Emerson, a capo dell'Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’Onu sta monitorando la situazione nella provincia di Gaza, la zona più colpita dalle inondazioni e dice che l’appello per inviare soccorsi ha ricevuto una risposta positiva, ma è necessario un maggiore sostegno per salvare vite umane: «C'è stata una grande mobilitazione da parte di diversi donatori, sia per quanto riguarda l'assistenza finanziaria che per i beni umanitari, ma sarà necessario considerando che in questo momento abbiamo 600.000 persone colpite, di cui quasi 400.000 hanno avuto le loro case allagate o distrutte, o parzialmente distrutte, dall'arrivo delle piogge e delle inondazioni. Ogni supporto sarà benvenuto. Oltre a soddisfare bisogni di base quali riparo, acqua e servizi igienico-sanitari, kit per la dignità di donne e ragazze e sostegno ai bambini, la priorità è data alla ricerca e al salvataggio delle persone. Bisogna avere la capacità di cercare e salvare le persone che si trovano in aree isolate con l'acqua in arrivo o già all'interno delle loro case, nelle loro comunità, la capacità di raggiungere queste popolazioni assediate, dove l'accesso via terra o via aria non è possibile, per raggiungerle e fornire i rifornimenti minimi per la loro sopravvivenza e protezione, supporto al gran numero di bambini colpiti da queste inondazioni».
Ma, come dice la Emerson, la principale sfida che hanno di fronte le agenzie Onu «E’ la mancanza di finanziamenti; abbiamo sentito annunci di aiuti in arrivo, ma ce ne vuole molto di più per soddisfare i bisogni primari di sopravvivenza delle persone. E il fatto che le vie di accesso siano estremamente complicate, con la strada principale che collega Maputo al resto del Paese attualmente interrotta. E ci sono anche diverse strade che portano alle zone colpite, quindi possiamo fornire loro il supporto di cui hanno bisogno. Il numero di persone bisognose è in aumento, con rischi significativi per la loro protezione».
Ma anche l'appello da 352 milioni di dollari per sostenere le persone colpite dal conflitto nel nord del Paese rimane sottofinanziato. Ora, con le inondazioni, c'è urgente bisogno di maggiori aiuti. L’Onu e i suoi partner umanitari hanno lanciato un appello per di 187 milioni di dollari che vanno ad aggiungersi al Piano per le esigenze e la risposta umanitaria del 2026, e punta a sostenere circa 600.000 persone entro la fine di giugno.
L’sta intensificando gli sforzi per affrontare i rischi di malattia dopo le inondazioni in Mozambico ed evidenzia che «I servizi sanitari non possono fermarsi; la salute mentale delle persone colpite e degli operatori è una priorità in un contesto in cui le piogge hanno colpito anche 242 strutture sanitarie».
la responsabile del programma di emergenza dell' Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in Mozambico, Sinésia Sitão, ha affermato che «L'agenzia è presente sul campo fin dal periodo di preparazione del piano di emergenza. I servizi sanitari non possono fermarsi. Chi è ferito deve essere curato. Deve esserci un sistema di riferimento per queste persone e dobbiamo anche monitorare l'insorgenza di malattie. In queste situazioni, abbiamo sfollati, molte persone nello stesso luogo, e scarse condizioni igieniche e idriche, che portano all'insorgenza di malattie o al peggioramento di quelle esistenti. Abbiamo il problema della salute mentale, che è molto importante. Le persone sono colpite e hanno bisogno di consulenza e supporto psicosociale per affrontare questo periodo di emergenza che stanno vivendo. Questo vale sia per gli operatori in generale, sia per gli operatori sanitari stessi. Sappiamo che gli operatori sanitari fanno spesso parte della popolazione e sono anch'essi colpiti, quindi è una priorità».