Da Harry nessuna vittima, il sud Italia ha risposto presente all’allerta meteo della Protezione civile
Mentre prosegue la stima dei gravosi danni che la bassa pressione denominata “Harry” ha apportato sulle regioni peninsulari meridionali e su quelle insulari, e in attesa di altre perturbazioni che interesseranno nei giorni a venire il territorio italiano, occorre necessariamente fare alcune considerazioni. Considerazioni che, perpetrate da esimi esperti in materia, fanno "più danni” della depressione stessa, almeno dal punto di vista della corretta informazione e dal lato psicologico del cittadino.
In primis, non si è trattato di un ciclone simil tropicale, in quanto ci sono precise regole termodinamiche che permettono di caratterizzare in tal modo una struttura di bassa pressione: nella fattispecie tale struttura non presentava alcun “cuore caldo” e dunque va annoverata nelle depressioni extratropicali a genesi mediterranea. Di seguito si parla, sempre relativamente a tale evento, di evento climatico caratterizzato da venti ad oltre 130 km/h e da cumulate pluviometriche spesso superiori ai 300 millimetri in 48-72 ore. Qui si parla di meteo, non di clima.
Nel momento in cui, analizzando le serie storiche tematiche, la statistica evidenzierà mediante i numeri che “l’evento meteorologico” mai è accaduto precedentemente, allora si potrà parlare di estremo climatico. Quanto ai “numeri” relativi all’altezza delle onde – si legge, 11 o 12 o 14 o 16 metri a seconda degli esperti e dei media che raccolgono tali informazioni – vorrei rammentare che l’Ispra gestisce un’eccellente rete mareografica nazionale completa di tutte le informazioni relative al tempo ed al clima meteomarino ma su un lasso di tempo relativamente esteso – speso di pochi lustri, dunque se effettivamente le altezze d’onda rilevate non sono state mai raggiunte “sino ad ora”, il sino ad ora va riferito al periodo caratterizzato da osservazioni omogenee e continue.
Occorre invece evidenziare che, di fronte ad un evento atmosferico di magnitudo molto elevata, non vi sono state vittime. Segnale che finalmente, ed in barba alla maggior parte delle “informazioni”, il cittadino sta seppur lentamente prendendo coscienza che con l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici – e marini – si rischia realmente di cacciarsi in un grosso guaio se non si seguono le più normali regole di protezione civile contenute nei piani di emergenza comunali, peraltro spesso non aggiornati. Il discorso si sposta finalmente sul “quando” e non sul “se” la mia città o la mia abitazione sarà interessata da un esito dell’estremizzazione dei fenomeni in atto, visto il quadro drammatico relativo ai rischi climatici che caratterizza il nostro territorio nazionale. Tutto ciò in attesa della prossima eccezionale burrasca, o uragano o nevicata del secolo, tutte previste per la settimana a venire.