A sud il ciclone Harry, mentre il nord resta senza neve a due settimane dalle Olimpiadi
Il sud Italia sta iniziando adesso a fare i conti coi danni del ciclone mediterraneo (medicane) Harry, il primo a essersi abbattuto sul Belpaese in questo 2026: in 72 ore Harry ha scaricato a terra tutta l’energia accumulata dall’aumento di temperatura delle acque mediterranee, sollevando onde fino ad una altezza di 15 metri e soffiando venti fino a 120 km/h.
Per la Sicilia il presidente Renato Schifani ha già quantificato i danni a circa 1 miliardo di euro, in Sardegna la previsione è di mezzo miliardo, in Calabria di centinaia di milioni di euro. «Ad essere colpito in questi giorni dal maltempo è il sud Italia, ma l'altra faccia della medaglia è la preoccupante carenza di neve e quindi di riserva idrica, che si sta registrando al nord», spiega Massimo Gargano in qualità di direttore generale di Anbi, l’associazione nazionale che riunisce i Consorzi di bonifica: «Quanto stiamo verificando è la conferma dell'Italia come hub mediterraneo della crisi climatica e ad esserne interessata è l'intera penisola: dalla Sicilia all'Alto Adige». Ad esempio, in Lombardia le riserve idriche sono inferiori del 35,2% sulla media; tale deficit è dovuto principalmente alla scarsità di neve in quota: si stima che manchi all'appello quasi il 62% di SWE (Snow Water Equivalent) quantificabile in oltre 900 milioni di metri cubi d'acqua.
Tutto questo a due settimane esatte dall’avvio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, sulle quali gravano già molti indizi di insostenibilità. Da ultimo, la nuova analisi di Climate Central Winter Olympics in a warming world esamina come l’aumento delle temperature, il calo dell’affidabilità della neve e la crescente dipendenza dalla neve artificiale stiano incidendo sulla sicurezza, l’equità e la sostenibilità a lungo termine degli sport invernali all’aperto.
L’uso dei combustibili fossili, con la conseguente immissione in atmosfera di gas serra che alimentano la crisi climatica in corso, sta rimodellando le condizioni necessarie per le competizioni invernali. Ad esempio, nei 70 anni trascorsi da quando Cortina ha ospitato per la prima volta i Giochi invernali nel 1956, le temperature di febbraio nella città dell’Italia settentrionale sono aumentate di 3,6°C: queste tendenze al riscaldamento hanno portato a 41 giorni di gelo in meno all’anno.
I dati mostrano inoltre che la profondità media della neve a febbraio a Cortina è diminuita, a causa del riscaldamento indotto dal cambiamento climatico, di circa 15 centimetri nel periodo 1971–2019, così i Giochi del 2026 richiederanno oltre 2,3 milioni di metri cubi di neve artificiale, nonostante si svolgano nelle Alpi italiane ad alta quota.