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Entro il 2050 quasi la metà della popolazione mondiale sarà esposta a livelli di caldo estremo

È quanto emerge da uno studio dell’Università di Oxford pubblicato su “Nature Sustainability”: 3,79 miliardi di persone subiranno temperature estreme se il riscaldamento globale raggiungerà i 2°C di aumento rispetto ai livelli dell'era preindustriale. E con le attuali politiche di riduzione delle emissioni li raggiungerà
 |  Crisi climatica e adattamento

Se andiamo avanti di questo passo, ci saranno «gravi conseguenze per l’umanità». Si parla di riscaldamento globale. E a parlare sono ricercatori dell’Università di Oxford. Con le attuali politiche di riduzione delle emissioni di gas serra, spiegano, l’aumento di 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale è scontato, e circa la metà della popolazione mondiale sarà esposta a livelli di calore estremo. Tutti i dettagli sono contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature sustainability ma l’aspetto più sconcertante è che, spiegano gli autori, le conseguenze del global warming si faranno sentire non appena sarà superata stabilmente la soglia di 1,5°C, cosa che dovrebbe avvenire entro il 2030.

Nel 2010, si legge nello studio, 1,54 miliardi di persone sono state colpite da queste temperature estreme. Ma negli ultimi anni la situazione è drasticamente peggiorata e la percentuale della popolazione mondiale esposta a giornate di caldo estremo è destinata a crescere fino al 41% entro pochi decenni. I ricercatori prevedono che la Repubblica Centrafricana, la Nigeria, il Sud Sudan, il Laos e il Brasile registreranno gli aumenti più significativi delle temperature pericolosamente elevate, mentre le popolazioni più colpite saranno quelle di India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine.

I paesi con climi più freddi non passeranno indenni questo aumento delle temperature, anzi. Vedranno un cambiamento relativo molto più significativo nei giorni di caldo fastidioso, che in alcuni casi farà registrare temperature doppie rispetto a quelle storiche. Ma non sarà soltanto questo a colpirli. Rispetto al periodo 2006-2016, quando l’aumento della temperatura media globale ha raggiunto 1°C rispetto ai livelli preindustriali, lo studio rileva che un riscaldamento di 2 °C porterebbe a un raddoppio in Austria e Canada, al 150% nel Regno Unito, in Svezia e in Finlandia, al 200% in Norvegia e a un aumento del 230% in Irlanda. Dato che l’ambiente costruito e le infrastrutture in questi paesi sono progettati prevalentemente per condizioni climatiche fredde, anche un aumento moderato della temperatura rischia di avere impatti sproporzionatamente gravi rispetto alle regioni che dispongono di maggiori risorse e capacità di adattamento di fronte a un aumento dei livelli calore.

Spiega Jesus Lizana, professore associato di Ingegneria a Oxford e autore principale dell’indagine appena pubblicata: «Il nostro studio dimostra che la maggior parte dei cambiamenti nella domanda di raffreddamento e riscaldamento si verificano prima di raggiungere la soglia di 1,5 °C, il che richiederà l’attuazione tempestiva di misure di adattamento significative. Ad esempio, molte abitazioni potrebbero aver bisogno di installare impianti di climatizzazione nei prossimi cinque anni, ma le temperature continueranno a salire anche molto tempo dopo se raggiungeremo i 2 °C di riscaldamento globale. Per raggiungere l’obiettivo globale di zero emissioni entro il 2050, dobbiamo decarbonizzare il settore edilizio sviluppando al contempo strategie di adattamento più efficaci e resilienti». Aggiunge Radhika Khosla, professoressa associata alla Smith School of Enterprise and the Environment nonché responsabile del programma Oxford Martin Future of Cooling, ha aggiunto: «I nostri risultati dovrebbero essere un campanello d’allarme. Il superamento dell’obiettivo di 1,5 °C di riscaldamento avrà un impatto senza precedenti su tutto, dall’istruzione e la salute alla migrazione e l’agricoltura. Lo sviluppo sostenibile a zero emissioni nette rimane l’unica strada consolidata per invertire questa tendenza verso giornate sempre più calde. È imperativo che i politici riprendano l’iniziativa in tal senso».

Redazione Greenreport

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