In Italia l’82% dei fondi Pac va al 20% degli agricoltori più ricchi
La Politica agricola comune continua a premiare soprattutto i grandi beneficiari. A mostrarlo è il nuovo rapporto di Greenpeace Europa, che ha esaminato i pagamenti Pac del 2024, evidenziando come una quota rilevante delle risorse europee destinate all’agricoltura finisca nelle mani di pochi soggetti economicamente forti.
Nei sei Paesi analizzati – Italia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Spagna – mediamente circa due terzi dei sussidi Pac vengono assegnati al 10% più ricco dei beneficiari, mentre l’80% delle risorse complessive va al 20% più benestante. I Paesi Bassi rappresentano il caso più estremo, con il 40% dei fondi concentrato sull’1% dei beneficiari.
L’Italia non fa eccezione. Nel 2024, il 31% dei pagamenti Pac è stato incassato dall’1% più ricco, il 69% dal 10% dei beneficiari più benestanti e l’82% dal 20%, confermando un modello fortemente squilibrato e poco coerente con gli obiettivi sociali e ambientali della politica agricola europea.
Tra i principali destinatari dei fondi Pac figurano grandi gruppi industriali e grandi proprietari terrieri. Il rapporto cita, tra gli altri, il gruppo AGROFERT dell’ex primo ministro ceco Andrej Babiš, Bonifiche Ferraresi (BF Spa), il maggiore proprietario terriero italiano, e la Casa d’Alba in Spagna.
«Per effetto delle distorsioni della Pac, il welfare finisce per favorire i più ricchi, mentre non raggiunge in misura sufficiente chi ne ha realmente bisogno: agricoltori a rischio di fallimento, piccole aziende agroecologiche e tutte le realtà che vogliono passare a pratiche più sostenibili – dichiara Marco Contiero, direttore delle politiche agricole di Greenpeace Europa – Non c’è alcun valore sociale nel creare disuguaglianze, danneggiare la natura e compromettere la sostenibilità futura della produzione alimentare. La prossima PAC ha urgente bisogno di riforme orientate al bene comune, anziché alle tasche dei più abbienti».
Secondo Greenpeace, una redistribuzione più equa delle risorse consentirebbe di sostenere concretamente le piccole aziende agricole e accelerare la transizione verso pratiche più sostenibili. Le stime basate su dati dell’Institute for European Environmental Policy mostrano che i 16,6 milioni di euro ricevuti nel 2024 dal gruppo AGROFERT potrebbero finanziare migliaia di piccole aziende nell’adozione di tecniche di risparmio idrico. Allo stesso modo, i oltre 6 milioni di euro incassati in Italia da BF Spa e Genagricola – ramo agricolo del gruppo Generali – potrebbero essere utilizzati per sostenere circa 2.500 piccole aziende agricole.
Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sul peso crescente di BF nel sistema agroindustriale italiano, grazie al ruolo nei Consorzi Agrari d’Italia, ai legami con Coldiretti – con Vincenzo Gesmundo alla presidenza di BF International – e alle partnership con grandi gruppi industriali come ENI e Leonardo, anche in contesti internazionali come la Cop30. Parallelamente, Genagricola gestisce oltre 17.000 ettari tra Italia e Romania, con attività che includono allevamenti intensivi e operazioni di acquisizione fondiaria su larga scala.
«Mentre entrambi i gruppi rivendicano un impegno verso la sostenibilità, i loro modelli — supportati da reti politiche e industriali di grande peso — rischiano di ampliare le disuguaglianze, accentuare impatti ambientali e mettere in secondo piano le esigenze delle comunità agricole e dei territori più vulnerabili», commenta Simona Savini, campaigner Agricoltura di Greenpeace Italia.
La concentrazione dei sussidi Pac si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del settore agricolo europeo. La Pac assorbe circa un terzo del bilancio dell’Unione europea e, negli ultimi anni, il numero di aziende agricole di piccola scala è diminuito del 44%, con la perdita di circa due milioni di realtà produttive.
Con il negoziato in corso sul prossimo bilancio Ue, Greenpeace chiede una riforma strutturale della Pac che superi i pagamenti diretti basati sulla superficie, introduca tetti massimi e meccanismi progressivi, rafforzi il sostegno alle aziende con maggiore valore sociale ed ecologico e destini almeno il 50% delle risorse ad azioni ambientali e climatiche entro la fine del periodo di programmazione.