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Mercosur: l’Ue ha firmato l’accordo di libero scambio, ora la parola all’Europarlamento per il via libera definitivo

L’intesa prevede l’eliminazione o la forte riduzione dei dazi su circa il 90% delle esportazioni verso Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay. La soddisfazione e le frecciate a Trump di von der Leyen e Costa: «Preferiamo il commercio equo ai dazi. Mentre c’è chi che crea barriere, noi lanciamo ponti». Le associazioni di agricoltori però promettono battaglia: appuntamento coi trattori per domani a Bruxelles
 |  Agricoltura moda turismo

Ci è voluto un quarto di secolo, ma l’intesa di libero scambio tra Unione europea e Mercosur ormai può darsi per fatta. Dopo il via libera di dieci giorni fa a Bruxelles, e dopo la firma di sabato in Paraguay con i vertici di questo paese più quelli di Argentina, Brasile e Uruguay (ovvero i quattro paesi che fanno parte del Mercosur) ormai manca soltanto il via libera definitivo del Parlamento europeo per chiudere una vicenda di cui si è iniziato a discutere formalmente nel 1999. È giustificato dunque l’entusiasmo con cui la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha salutato la storica firma intervenendo al vertice in Paraguay: «Questo accordo invia un segnale forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali, scegliamo una partnership produttiva e a lungo termine e, soprattutto, intendiamo offrire vantaggi reali e tangibili ai nostri cittadini e alle nostre aziende. Stiamo creando la più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del Pil globale, con opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini».

I riferimenti alla politica dei dazi statunitensi è tutt’altro che casuale. Così come lo è la sottolineatura tra chi costruisce «barriere» e chi «ponti» fatta dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa nel corso della cerimonia della firma dell’intesa Ue-Mercosur: «La rilevanza di questo accordo va al di là delle cifre. Lanciamo un messaggio sull’essenza del commercio libero, del multilateralismo e del diritto internazionale come base nel rapporto tra le regioni, invece che arma geopolitica. Forse arriva tardi ma arriva nel momento più opportuno: non vogliamo creare sfere d’influenza ma zone di prosperità condivisa, non vogliamo né dominare né imporre, ma rafforzare i legami tra i cittadini e le nostre imprese. Mentre c’è chi che crea barriere, noi lanciamo ponti».

L’intesa siglata dai vertici dell’Ue del Mercosur prevede l’eliminazione o la forte riduzione dei dazi su circa il 90% delle esportazioni Ue verso Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, con risparmi annui stimati in oltre 4 miliardi di euro per settori chiave come automotive (dazi fino al 35% azzerati in 15-18 anni), macchinari, chimico-farmaceutico e agroalimentare. L’accordo inoltre garantisce protezione per oltre 340 indicazioni geografiche europee (57 italiane, come Prosciutto di Parma), accesso preferenziale a materie prime critiche, procedure doganali semplificate e clausole di salvaguardia per filiere sensibili contro squilibri import. L’accordo inoltre promuove standard Ue su ambiente, diritti dei lavoratori e sviluppo sostenibile, creando un’area di libero scambio per oltre 700 milioni di persone con crescita stimata dell’export Ue fino a 50 miliardi entro il 2040. Come evidenziato nei giorni scorsi dal nostro giornale, il potenziale produttivo del Mercosur è sei volte superiore a quello dell'Unione europea, e per questo l’accordo prevede delle misure di salvaguardia come quella sulla crescita delle importazioni di prodotti sensibili, come quelli agricoli: se la crescita sarà oltre il 5% la Commissione dovrà intervenire ripristinando i dazi.

Restano però contrarie le associazioni degli agricoltori, che dopo le manifestazioni delle scorse settimane a Parigi e non solo si sono date appuntamento per domani a Strasburgo, davanti al Parlamento europeo con gli immancabili trattori, per protestare contro la ratifica del Mercosur.

Redazione Greenreport

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