L’industria siderurgica tedesca è in crisi e ora per risollevarsi punta sull’acciaio verde
La Germania è il primo produttore di acciaio in Europa e il settimo a livello mondiale, ma il settore sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente. Nel 2025 la produzione di acciaio nel Paese ha subito un netto calo: con 34,1 milioni di tonnellate, la produzione di acciaio grezzo è stata inferiore di circa il 9% rispetto al livello già molto basso dell’anno precedente. Un valore altrettanto basso si era registrato solo durante la crisi finanziaria mondiale del 2009. Allo stesso tempo, l’utilizzo della capacità produttiva è sceso al di sotto del 70%, un valore critico per l’industria siderurgica ad alto consumo energetico. Non solo. Per la quarta volta consecutiva, la produzione è rimasta nettamente al di sotto della soglia dei 40 milioni di tonnellate, considerata il limite minimo per un adeguato utilizzo della capacità produttiva. Dal 2018, tale soglia è stata superata al ribasso per sei volte. Il settore rimane quindi in recessione. E anche la domanda di acciaio sul mercato tedesco è stata eccezionalmente debole nel 2025, secondo i dati provvisori rilasciati fino allo scorso ottobre: con circa 30 milioni di tonnellate su base annua, l’approvvigionamento del mercato è stato nuovamente inferiore alla media già bassa degli ultimi quattro anni.
Tutti questi dati vengono evidenziati nell’ultimo bilancio annuale della produzione siderurgica tedesca, realizzato dall’associazione principale del settore, la Wirtschaftsvereinigung Stah, con la sottolineatura nel titolo che si tratta del «quarto anno consecutivo di crisi».
Nel documento i passaggi connotati da elementi di carattere negativo sono prevalenti, ma ce n’è uno in particolare che invece è positivo, per quanto riguarda le questioni legate a transizione e sostenibilità. L’associazione attribuisce il calo registrato negli ultimi tempi alla domanda storicamente debole, alla crescente concorrenza dei paesi extra Ue e ai prezzi dell’energia relativamente elevati. Tra l’altro, si legge nel bilancio annuale della Wv stah, ad aggravare i problemi già riscontrati in anni passati si sono aggiunte la sovraccapacità globale registrata in Asia e i nuovi dazi decisi dagli Stati Uniti. Sottolineato tutto questo, però, l’associazione di settore ha individuato «lo sviluppo mirato di mercati leader per l’acciaio a basse emissioni prodotto nell’Ue come un’opportunità chiave per un nuovo stimolo economico».
Spiega in particolare l’amministratrice delegata della Wv stah, Kerstin Maria Rippel: «L’uso di materie prime a emissioni sempre più basse deve essere reso obbligatorio negli investimenti pubblici». L’ad dell’associazione di settore chiede anche una riforma della legge sugli appalti pubblici a livello nazionale per creare il quadro necessario a perseguire questo obiettivo. «Al fine di rafforzare in modo specifico la domanda di acciaio rispettoso del clima e innescare un efficace stimolo economico, sono necessarie anche norme Ue in materia di contenuto, che devono essere stabilite a Bruxelles». A livello comunitario abbiamo iniziato a muoverci in questa direzione, ma i passi da fare sono ancora tanti.
Le prospettive, tra l’altro, sono promettenti, e lo dimostrano degli accordi incoraggianti già stipulati negli ultimi mesi. Come ricorda il sito dell’organizzazione no-profit Clean energy wire, lo scorso novembre l’operatore ferroviario Deutsche Bahn ha firmato un contratto di fornitura con Saarstahl Rail per circa 22 chilometri di binari ferroviari realizzati in acciaio verde. Ma i motivi per procedere lungo la strada di una maggiore sostenibilità nel settore siderurgico sono anche di altra natura. All’inizio di quest’anno, il think tank Agora industry, specializzato in industria pulita, ha avvertito che l’Europa rischia di perdere slancio nella decarbonizzazione industriale se non crea rapidamente mercati leader per l’acciaio, così come anche per il cemento e la plastica a basse emissioni di carbonio.