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Ministero dell’Ambiente e Agenzia delle dogane rafforzano i controlli sull’import di rifiuti plastici

Gava: «Necessario intensificare le verifiche su quei materiali che entrano nel territorio nazionale da Paesi extra Ue, dichiarati come riciclati, ma che in realtà risultano essere plastica vergine»
 |  Green economy

L’industria – europea e italiana – attiva lungo la filiera del riciclo plastiche sta vivendo la recessione più profonda mai registrata, con l’Ue che ha già perso capacità di riciclo per 1 milione di tonnellate: impianti fermi pari all’intera capacità di riciclo della Francia, e dunque a rischio fallimento. Il comparto si trova infatti ad affrontare crescenti pressioni: mercati frammentati per i materiali riciclati, elevati costi energetici, prezzi volatili della plastica vergine e concorrenza sleale da parte di paesi terzi.

Per iniziare a intervenire su quest’ultimo punto, si è svolto ieri un incontro tra il ministero dell’Ambiente e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in vista della prossima firma del Protocollo d’intesa per il rafforzamento dei controlli sulle movimentazioni transfrontaliere di rifiuti.

«Ringrazio il direttore di Adm, Roberto Alesse, per la collaborazione avviata su un tema strategico come il rafforzamento dei controlli – ha dichiarato la viceministra Vannia Gava – In particolare sulla plastica, è necessario intensificare le verifiche su quei materiali che entrano nel territorio nazionale da Paesi extra Ue, dichiarati come riciclati, ma che in realtà risultano essere plastica vergine, con effetti distorsivi sul mercato e sull’economia circolare».

Il protocollo, che sarà firmato nelle prossime settimane punta a rafforzare il coordinamento tra ministero e Adm attraverso lo scambio di informazioni, il potenziamento dei controlli doganali e il contrasto agli illeciti ambientali. Restano però da affrontare le restanti criticità che gravano sul comparto.

Che fare? Il presidente di Assorimap, associazione italiana dei riciclatori, Walter Regis, ha ribadito nei giorni scorsi quanto richiesto al tavolo di crisi aperto dal ministero dell’Ambiente: «Chiediamo al Governo di seguire l’esempio di altri Paesi europei e di adottare subito una misura semplice, a costo zero per lo Stato, che garantisca quote obbligatorie di utilizzo nella produzione e difenda la qualità del made in Italy. La filiera è in balia di un mercato che non assorbe la plastica riciclata, costringendo a produrre in perdita. Le imprese che non versano già in situazioni economiche gravemente compromesse, rimangono in una stasi forzata, non per scelta ma per necessità».

In altre parole, si tratterebbe di anticipare al 2027 le disposizioni del regolamento Ue Ppwr sul contenuto minimo di riciclato negli imballaggi. Misura che da sola basterebbe a risolvere tutte le criticità, ma che il governo continua a ignorare, preferendogli l’introduzione di un credito d’imposta per chi utilizza plastiche riciclate: una misura che ha lunghissimi tempi di attuazione.

«Affidarsi a questo strumento – conclude Regis – significa lasciare ad altri soggetti la discrezionalità di scegliere il riciclato in alternativa al prodotto vergine, senza affrontare il nodo dei costi di produzione, né la minaccia delle importazioni low cost asiatiche».

Redazione Greenreport

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