Skip to main content

Alla ricerca del rifiuto (urbano) perduto

I dati messi in fila dall’Ispra a partire dai primi impianti di trattamento fino al destino finale sono ancora molto opachi
 |  Green economy

Nel 2024 i rifiuti urbani prodotti sono pari a 29,933 milioni di tonnellate e su questo dato non sembrano esserci dubbi. Ma che fine fanno? Usando i dati disponibili nell’ultimo rapporto Ispra rifiuti urbani 2025 (su dati 2024) è possibile arrivare a conclusioni diverse.

La fase iniziale di raccolta e l’avvio ai primi impianti

La prima parte del “percorso” dei rifiuti urbani è abbastanza chiara e i conti tornano abbastanza (anche se non del tutto). La raccolta differenziata è pari a 20,260 milioni di tonnellate (67,7%), quindi la raccolta indifferenziata è la differenza: 9,673 milioni di tonnellate (22,3%). E anche fin qui tutto bene.

La frazione organica

Il grosso della raccolta differenziata è fatto da frazione organica (scarti cucina, mercati, sfalci e potature) pari a 7,667 milioni di tonnellate (incluso il compostaggio pari a 316mila tonnellate, pag 79). Ci si attende quindi che 7,351 milioni di tonnellate di rifiuti organici vengano conferiti agli impianti dedicati in Italia (compostaggio, integrati, digestori), che però ricevono “solo” 7,162 milioni di tonnellate (con riferimento ai soli rifiuti urbani): ne mancano 189mila tonnellate. Non sembrano esportati (non sono indicati nel capitolo export), probabilmente sono perdite di processo nella fase di trasporto della frazione organica.

Ispra per questo flusso indica il valore degli scarti dei processi di trattamento, pari al 12,6% (pg 97), ovvero 0,902 milioni di tonnellate. Il tasso di riciclo è pari all’ 82,1% (pag 97), ovvero 5,880 milioni di tonnellate. Ispra non ci dice che fine fanno gli scarti.

I rifiuti secchi

Ispra non divulga molti dati sul trattamento dei flussi di raccolta differenziata dei rifiuti secchi (imballaggi, ingombranti, RAEE, tessili, altro).

La somma dei rifiuti secchi raccolti in forma differenziata è pari a 12,593 milioni di tonnellate. Ispra non fornisce dati sugli scarti (probabilmente intorno al 15%, pari a 1,889 tonnellate) e un riciclo quindi pari a 10,704 milioni di tonnellate. Ispra non ci dice che fine fanno questi scarti.

Il flusso di indifferenziato

Il flusso dei “sacchi neri” è pari nel 2024 a 9,673 milioni di tonnellate. Che fine fanno?

La parte più consistente finisce nella rete di TMB e TM nazionali (in tutto 132 autorizzati per 18,9 milioni di tonnellate, il doppio di quanto prodotto): in totale 6,697 milioni di tonnellate (solo codici 20).

Una parte finisce “tal quale” (solo codici 20) agli inceneritori (2,791milioni di tonnellate), una piccola parte finisce non trattato in discarica (218mila tonnellate). Una minima quota di rifiuti indifferenziati non trattati finisce ad impianti di coincenerimento (2.500 tonnellate).  In tutto fa 9,7 milioni di tonnellate. Valore sostanzialmente in linea con i rifiuti indifferenziati raccolti (9.673).  Una parte di rifiuti indifferenziati tal quali potrebbe essere esportato, ma non è facile capire quanto, il grosso dell’export sembra fatto di rifiuti trattati, non tal quali.

Ma la seconda parte del “quadro” dei flussi, dagli impianti in poi fino al destino finale, è ancora molto opaca e poco trasparente.

Un primo calcolo: il riepilogo Ispra

A pag 79 Ispra produce un grafico che descrive il destino finale dei rifiuti urbani raccolti. Come si nota si tratta di una “torta” con percentuali prive di decimali e per questo probabilmente frutto di una qualche approssimazione. Anche la terminologia usata nella torta induce a qualche dubbio metodologico. Si tratta di valutazioni “finali” del flusso di trattamento, recupero e smaltimento? Un po’ sì e un po’ no. Le voci “discarica”, “incenerimento”, “coincenerimento”, “compostaggio domestico” sembrano valori finali. La voce “export” indica è vero un destino geografico (fuori dall’Italia), ma sarebbe più corretto indicare il tipo di trattamento cui sono destinati (recupero di materia, energia, smaltimento). La voce “trattamenti intermedi e/o biostabilizzazione” non è un destino finale, ma una fase di trattamento intermedio peraltro non riferibile all’intero flusso a TMB/TM, il “recupero di materia” sembra riferito ai rifiuti secchi (da raccolta differenziata o da impiantistica), ma sono dati di avvio a riciclo e dati di riciclo vero e proprio? Stesso discorso per il “trattamento biologico della frazione organica”. La voce “copertura discarica” sembra riferita alla FOS e andrebbe capito se può essere considerato un flusso a riciclo oppure no. Insomma una classificazione mista e approssimativa.

Comunque stupisce un dato: sommando le varie forme di riciclo si arriva al 57% mentre sempre Ispra indica un valore di “riciclo legale” (conteggiabile ai fini del raggiungimento del target europeo), del 52,3%. Una differenza di 4,7% punti, che fa la differenza fra raggiungere l’obiettivo o no.

grafico sband 1

Secondo queste percentuali il valore dei singoli destini finale è il seguente.

grafico sband 2

Un secondo calcolo: la somma degli sbocchi finali

Si può in altro modo ricostruire il destino finale dei vari flussi attraverso la analisi dei vari capitoli del Rapporto rifiuti urbani, che consentono di avere un numero chiaro del riciclo “legale”, dell’avvio ad incenerimento e coincenerimento, dell’avvio a discarica e dell’export. Come si nota questa tabella indica numeri diversi per voci omogenee rispetto alla precedente tabella. Il capitolo sul riciclo e recupero di materia il Rapporto si limita ad indicare il riciclo considerabile ai fini della applicazione della direttiva a norma dei criteri di calcolo definiti dalla Commissione. Così come si individuano con chiarezza i flussi di rifiuti urbani (trattati e non trattati), avviati ad incenerimento, coincenerimento, discarica ed export. Ma la somma non fa il totale, direbbe Totò.

grafico sband 3

Purtroppo restano fuori dai flussi individuati 2,447 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari all’8,3%. Cosa potrebbe esserci qui dentro? Facciamo alcune ipotesi.

Di sicuro c’è il flusso di recupero di materia non conteggiabile nel riciclo “legale” (alcune RD, la FOS a discarica, altro) che potrebbe valere circa 750mila tonnellate.  Poi ci sono le perdite di processo in fase di gestione della frazione organica e dei TMB, che potrebbero valere 900mila tonnellate. Mancano ancora 750mila tonnellate, che potrebbero essere rappresentati dagli stoccaggi.

Gli output dei TMB ed il problema degli scarti

Il flusso di dati nella seconda parte del “quadro” (dai primi impianti in poi) è oggettivamente coinvolto in meccanismi complessi, per cui ricostruire gli spostamenti “dalla culla alla tomba” è molto difficile e questo spiega la scarsa trasparenza delle descrizioni di Ispra. Forse andrebbe definita una procedura ufficiale e trasparente di calcolo. I punti “opachi” o “complicati” sono molti.

Primo: nei TMB/TM finiscono, insieme ai rifiuti urbani tal quali (codici 20) anche rifiuti urbani trattati (codici 19, che passano quindi da una “doppia lavorazione intermedia”) e rifiuti speciali o misteriosi “altri RU”). Oltre il 25% dei rifiuti in ingresso nei TMB/TM non è quindi composto da rifiuti urbani tal quali, ma da altri flussi. I flussi in uscita da questi impianti riguardano quindi tutto il flusso dei rifiuti trattati e non solo gli urbani tal quali, rendendo quindi complicato il calcolo dei soli rifiuti urbani nella individuazione del “destino finale”.

grafico sband 4

Un modo per chiarire questo punto è rettificare tutti gli output dei TMB/TM sulla base della percentuale dei soli rifiuti urbani (74,2%). Facendo così si ottiene prima di tutto il dato relativo alle “perdite di processo”, valore piccolo ma importante di destinazione finale, che Ispra sembra non considerare. Il valore totale degli out put di questi impianti è pari a 8,050 milioni di tonnellate, rispetto a 9.022 milioni di tonnellate di input, ovvero 972mila tonnellate di “perdite di processo”, che se rapportate ai soli rifiuti urbani valgono quindi 721mila tonnellate.  Un valore importante che rappresenterebbe il 2,4% del totale dei rifiuti urbani prodotti.

Sempre usando la percentuale di ripartizione media degli input si ottengono i seguenti valori riferiti agli out put commisurati ai soli rifiuti urbani tal quali.

grafico sband 5

E a questo punto i dati non tornano proprio. Prima di tutto si nota che una parte importante degli output dei TMB/TM non vanno subito a destinazione finale (riciclo, discarica, incenerimento), ma alimentano trattamenti intermedi e stoccaggi per un tale di 1,2 milioni di tonnellate, valore molto elevato che “intorbida” tutti i calcoli. Si tratta infatti di flussi che “restano” nel sistema, non vanno in quell’anno a destinazione finale, ma ci andranno nell’anno successivo.

È evidente infatti dai dati Ispra che i principali output dei TMB/TM che vanno a discarica o ad incenerimento presentano valori molto diversi dai valori di input di discariche ed inceneritori. Facciamo qualche esempio.

I flussi di rifiuti urbani trattati ad incenerimento sono pari a 2.693 milioni di tonnellate, mentre l’out put dei TMB/TM sono pari a 1.6 milioni di tonnellate. Mentre a discarica vanno 4,211 milioni di tonnellate, mentre dai TMB/TM italiani vanno a discarica 2.096. Da dove vengono gli oltre 3 milioni di tonnellate mancanti? Probabilmente dai trattamenti intermedi e gli stoccaggi evidenziati dalle tabelle (751mila tonnellate- 222 mila tonnellate), poi in parte si tratta di scarti del riciclo di rifiuti urbani di cui il Rapporto non segue il flusso. In parte potrebbero venire dai famosi “scarti del riciclo” di cui Ispra non parla mai, ma che per indicazione del PNGR devono essere considerati nella analisi dei flussi dei rifiuti urbani.

Insomma, un quadro complicato, e varrebbe la pena di provare a mettere in ordine.

Andrea Sbandati

Andrea Sbandati è senior advisor di Confservizi Cispel Toscana (l’Associazione regionale delle imprese di servizio pubblico), dopo esserne stato Direttore fino a novembre 2024. È esperto senior nella regolazione economica della gestione dei rifiuti urbani e dei servizi idrici (sistemi tariffari, piani industriali, benchmark), come nella organizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti, energia, altro). Ricercatore senior nel campo della gestione dei rifiuti e dell'acqua, docente in Master di specializzazione nella regolazione economica dei servizi ambientali locali (Sant'Anna, Turin school of regulation). Da venti anni coordinatore ed esperto di progetti di assistenza tecnica e cooperazione internazionale nei servizi pubblici locali (Medio Oriente, Africa, Sud America).