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Perché il Green deal è un Freedom deal. Corrado: «La vera sovranità passa dalla decarbonizzazione»

«L’Italia parla di sovranismo e sovranità ma in questo momento è la migliore amica di Trump, non possiamo essere prosperi e competitivi se non siamo padroni della nostra energia»
 |  Green economy

Insieme alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, c’è una voce italiana che si staglia in difesa della transizione ecologica non “solo” come strumento di difesa dalla crisi climatica – col ciclone Harry che ha appena inflitto danni stimati in 1 miliardo di euro alla sola Sicilia – ma come occasione ineludibile per una maggiore autonomia strategica italiana ed europea: quella di Annalisa Corrado, ecologista di lungo corso e oggi europarlamentare nelle fila dei socialisti e democratici, oltre che responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale.

«L’Italia parla di sovranismo e sovranità, ma in questo momento – osserva Corrado – è la migliore amica di Trump», che sta rompendo ogni regola del confronto democratico e geopolitico inseguendo un’inesauribile fame di combustibili fossili. Lo dimostrano in sequenza l’attacco al Venezuela, un Paese che ha le maggiori riserve petrolifere e le quinte riserve di gas a livello globale; le ingerenze in Iran, nel cui sottosuolo sono racchiuse le seconde maggiori riserve globali di gas e le terze di petrolio; da ultima la Groenlandia, che sotto ai ghiacci artici resi sempre più sottili dalla crisi climatica nasconde gas, petrolio, uranio e materie prime critiche tra cui terre rare e litio.

Eppure l’Italia del Governo Meloni, secondo Paese manifatturiero d’Europa ma storicamente privo di significative riserve di materie prime, continua a mostrarsi come il migliore alleato in Ue di Trump proprio mentre cresce la dipendenza strutturale verso gli Usa. Anche questa nel segno dei combustibili fossili.

«L'abbandono del gas russo ha aumentato la dipendenza strategica dell'Ue dal Gnl statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell'Ue – spiega nel merito la Ieefa – I paesi dell'Ue hanno importato il 57% del loro Gnl dagli Stati Uniti nel 2025», con Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania a rappresentare il 75% delle importazioni di Gnl a stelle e strisce in territorio europeo.

«Sapete per cosa passa veramente la sovranità italiana ed europea? Passa – risponde Corrado – attraverso la sicurezza, l’autonomia, l’indipendenza. E noi come facciamo a essere prosperi e competitivi se non siamo padroni della nostra energia e anzi ricattabili da tutti i potenti del mondo? La nostra vera sovranità passa dalla decarbonizzazione, così come la competitività e l’autonomia strategica. Il Green deal è il nostro Freedom deal».

E a confermarlo è anche l’ultima analisi del think tank Ecco, introducendo un nuovo concetto di sicurezza attraverso le energie rinnovabili.

«Efficienza energetica, circolarità e soprattutto l’elettrificazione dell’economia, basata sulle rinnovabili, le reti elettriche, le batterie e le pompe di calore, offrono la possibilità – spiegano da Ecco – di superare il paradigma della dipendenza, costruendo un nuovo concetto di sicurezza energetica fondato su risorse diffuse, accessibili e che non dipendono dall’importazione continua di risorse che causano il cambiamento climatico. Impianti rinnovabili e batterie, ad esempio, una volta installati producono energia per oltre 20 anni, godono di seconda vita attraverso riciclo e riuso e non dipendono dagli umori politici del momento. Numerose analisi suggeriscono che una crescita dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili contribuirebbe a ridurre gli squilibri geopolitici, poiché i paesi sono in grado di consumare meno e produrre la propria energia localmente invece di dipendere da pochi esportatori, riducendo la leva strategica di alcuni Stati. La transizione energetica, quindi, non è solo una scelta ambientale, ma una scelta strategica di autonomia e sicurezza, che riduce le vulnerabilità e favorisce la resilienza economica e ambientale, aprendo la strada a un ordine internazionale meno conflittuale e una crescita più accessibile e condivisa».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.