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I porti hub italiani per lo sviluppo dell'eolico offshore: a che punto siamo?

Quest’estate sono stati individuati Augusta e Taranto, con investimenti da 78,3 mln di euro stanziati dal ministero dei Trasporti
 |  Nuove energie

Tra i principali temi che investono la produzione da fonti rinnovabili, uno dei più importanti riguarda la realizzazione di impianti eolici offshore, collocati in mare aperto, in molti casi addirittura da realizzare oltre il mare territoriale (12 miglia dalla linea di base delle coste italiane). Ma i fattori che rallentano lo sviluppo degli impianti eolici offshore sono molteplici e investono aspetti organizzativi non scevri anche da riflessi geopolitici di prima grandezza come, per citare un esempio di grande rilievo, la definizione e proclamazione da parte dello Stato italiano delle Zee (Zone economiche esclusive).

Tra i fattori che invece potrebbero accelerare lo sviluppo dell’eolico offshore spicca invece la realizzazione delle infrastrutture portuali necessarie all’assemblaggio e alla messa in opera delle strutture eoliche offshore stesse; guardando in particolare ai semi-flottanti, si tratta di impianti (aerogeneratori) la cui altezza complessiva arriva a superare i trecento metri per un peso di oltre 7.000 tonnellate e una potenza installata da 15 MW.

Intuitivamente, si capisce che per poter realizzare strutture del genere in aree portuali (o poste nelle immediate vicinanze) servono capacità logistiche studiate e progettate per queste specifiche finalità che, ricordiamo, non sono ancora state realizzate nel Mediterraneo se non con l’eccezione di tre aerogeneratori di potenza inferiore ai 10 MW posizionati al largo delle coste meridionali della Francia mediterranea.

Pertanto, seguendo l’ordine cronologico dei fatti, non possiamo che partire dal decreto interministeriale 04 luglio 2025, che individua le aree demaniali marittime idonee allo sviluppo di “hub cantieristici offshore” per la realizzazione della filiera industriale nazionale nel settore delle energie rinnovabili marine.

Come noto, le aree prioritarie – individuate dopo apposito bando e relativa manifestazione d’interesse – , sono i porti di Augusta e Taranto: la scelta di queste aree venne fatta sulla base di criteri di fattibilità tecnico-economica, tenendo anche nella giusta considerazione la disponibilità di spazi, i necessari tempi realizzazione delle infrastrutture e, infine, delle connessioni logistiche esistenti nell’area stessa.

Il valore complessivo degli investimenti stanziati dal MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) per la realizzazione di queste fondamentali opere ammonta a “78,3 milioni di euro, distribuiti su tre annualità a partire dal 2025 e verrà finanziato tramite la riassegnazione dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO₂”.

Con questa iniziativa dell’estate scorsa il MIT, in collaborazione col MASE (Ministero dell’Ambiente e il Ministero dell’Economia), ha avviato un percorso definito dal governo “strategico per la transizione energetica, lo sviluppo sostenibile della cantieristica portuale e il consolidamento del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo come hub industriale per l’eolico offshore”.

A distanza di sei mesi, quindi, riteniamo lecito chiedere di poter conoscere gli sviluppi succedutesi nella realizzazione infrastrutturale necessarie ad allestire i due porti “hub” individuati e conoscere quali siano le strutture ritenute conditio sine qua non per realizzare compiutamente la filiera dell’eolico off-shore nazionale.

Naturalmente, non siamo i soli a seguire con interesse ed attenzione questi aspetti organizzativi dei porti di Augusta e Taranto; siamo certi di essere in buona e sostanziosa compagnia, ad iniziare dai soggetti economici (proponenti) che hanno una reale ed urgente necessità di poter disporre delle aree necessarie all’assemblaggio degli aerogeneratori.

Iniziare l’anno appena entrato ponendosi come prioritario obiettivo la realizzazione logistica dei due “hub” sarebbe, di per sé, un rilevante successo; per verità di cronaca, aggiungiamo che ci sono ancora diversi altri fattori da definire prima di far partire l’eolico off-shore italiano e farlo camminare su un percorso giuridico-amministrativo lineare, ma questo lo vedremo più da vicino prossimamente.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre trent’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).