Rinnovabili, solo 8 regioni italiane sono in linea con gli obiettivi d’installazione di nuovi impianti
La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati al mese di dicembre, documentando il rallentamento della transizione energetica italiana: nel corso del 2025 le installazioni di nuovi impianti si sono fermate a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%), ma nonostante tutto è stato traguardato il target previsto da decreto Aree idonee (21 giugno 2024) per fine dicembre.
Di seguito si riporta la tabella Terna della variazione netta di capacità installata da gennaio 2021 a dicembre 2025, suddivisa per regione ed il relativo target progressivo a dicembre 2025; tale target è determinato facendo riferimento alla ripartizione regionale prevista nel dm Aree idonee riproporzionando mensilmente la potenza aggiuntiva prevista per l’anno in corso.

Dalla tabella emerge che solo 8 Regioni stanno rispettando o superando il pur timido andamento delle nuove installazioni previsto dal decreto del 2024, pari a +80 GW dal 2021 al 2030: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige e Veneto. A spiccare in positivo è il Lazio, con un delta positivo rispetto al proprio target pari a +1.339 MW mentre in negativo c’è la Sardegna (-376 MW), con in mezzo tutte le altre (la Toscana, ad esempio, segna -207 MW).
Si tratta di un’analisi in linea con quella anticipata da Legambiente ormai quasi un anno fa, che avvisava come l’Italia rischiasse di raggiungere gli obiettivi 2030 con 8,1 anni di ritardo (e la Toscana nel 2049), un gap che ancora non è stato recuperato ma che continua anzi ad approfondirsi.
Se il target di nuove installazioni fissato dal decreto Aree idonee per il quinquennio 2021-2025 è stato superato di 1.605 MW, l’attuale ritmo d’installazioni è infatti abbondantemente insufficiente per raggiungere il target finale al 2030 (+80 GW rispetto al 30 dicembre 2020), per il quale servirebbero circa +11.500 MW l’anno nel prossimo quinquennio, a fronte dei 7.191 MW installati nel 2025.
Vale la pena osservare che i ritardi attribuibili alle Regioni discendono in buona parte da quelli accumulatisi a Roma. Purtroppo, finora oltre alla disinformazione è stato infatti il continuo caos normativo – l’individuazione delle aree idonee attende ormai da 4 anni una definitiva regolamentazione – a frenare l’installazione degli impianti. E il rischio paradossale è che adesso, a un passo dalla declinazione regionale delle nuove norme nazionali sulle aree idonee, si apra adesso un nuovo fronte retroattivo con la possibile introduzione di una norma “spalma-incentivi” per gli impianti fotovoltaici in Conto energia all’interno del decreto Energia-Bollette, che nel mentre continua a slittare.
«La possibile introduzione di uno spalma-incentivi per il fotovoltaico, al pari di qualsiasi intervento normativo che incide su rapporti già consolidati – osservava già giorni fa Agostino Re Rebaudengo, presidente Asja energy – lederebbe il legittimo affidamento degli operatori, ridurrebbe la fiducia degli investitori e indebolirebbe la credibilità delle politiche industriali del Paese. In una fase in cui stanno entrando in operatività strumenti di programmazione di lungo periodo (Fer X transitorio e altri meccanismi di pianificazione strategica), è imprescindibile garantire un quadro regolatorio stabile, coerente e prevedibile. Il settore energetico, caratterizzato da investimenti ventennali e da un’elevata intensità di capitale, richiede certezza del diritto, condizione essenziale affinché gli investitori possano considerare con fiducia l’opportunità investire nel nostro Paese».