Terna, nel 2025 italiano meno rinnovabili e più fonti fossili
La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati al mese di dicembre, documentando il rallentamento della transizione energetica italiana: mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025, nello stesso anno nel Belpaese è rallentata la crescita sia della potenza installata sia dell’elettricità prodotta da fonti pulite, a vantaggio dei combustibili fossili.
Nel 2025 i consumi elettrici italiani sono stati pari a 311,3 TWh, un valore sostanzialmente equivalente a quello del 2024, mentre la produzione nazionale netta (268 miliardi di kWh) è in aumento del 2% rispetto al 2024. La domanda è stata soddisfatta per l’84,9% con produzione nazionale e per la quota restante (15,1%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero (saldo netto a -8,1% sul 2024); in particolare, Terna segnala «un aumento del 4,6% della fonte termoelettrica» mentre cala l’apporto delle rinnovabili.
Nel 2025 il fabbisogno elettrico nazionale è stato infatti coperto per il 43,8% da fonti non rinnovabili (contro il 41,7% del 2024) e per il 41,1% da fonti rinnovabili (contro il 42%). Nell’ultimo anno la nuova potenza rinnovabile installata è stata pari a 7.191 MW, in calo di 289 MW (-3,9%); a rallentare sono sia il fotovoltaico (+6.437 MW, -5,3%) sia l’eolico (+608 MW, -11,2%). La produzione di elettricità da fonti rinnovabili si è invece fermata a 130.937 GWh (-2,3% sul 2024).

Guardando al bicchiere mezzo pieno, la pur timida crescita del fotovoltaico ha comunque permesso di far diventare quella solare la prima fonte rinnovabile del Paese: nel 2025 il maggior contributo alla produzione è dato infatti dalla produzione fotovoltaica (34,6%), superando quella idroelettrica (32,3%).
Nel dettaglio, la produzione fotovoltaica (+25,1%) nel 2025 ha raggiunto il nuovo record storico arrivando a superare i 44 TWh con un picco nel mese di giugno di 5,7 TWh (+35,6% rispetto al giugno 2024). Un incremento (+8.892 GWh) dovuto sia al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+6.636 GWh) sia ad un maggiore irraggiamento (+2.256 GWh). La fonte idroelettrica, dopo lo straordinario incremento del 2024 dovuto alla maggiore piovosità, è tornata ai livelli di produzione degli anni precedenti (-21,2%). Risulta più contenuta la diminuzione della fonte eolica (-3,3%) e sostanzialmente stabile la geotermia (-0,3%).
Complessivamente, al 31 dicembre si registrano 83.529 MW di potenza rinnovabile installata nel Paese, di cui 43.513 MW di solare e 13.629 MW di eolico. Rispetto a quanto previsto dal decreto sulle Aree idonee (21 giugno 2024), il target fissato per il quinquennio 2021-2025 di nuove installazioni è stato superato di 1.605 MW, ma l’attuale ritmo d’installazioni è abbondantemente insufficiente per raggiungere il target finale al 2030 (+80 GW rispetto al 30 dicembre 2020) per il quale servirebbero circa +11.500 MW l’anno nel prossimo quinquennio, a fronte dei 7.191 MW installati nel 2025.
Un andamento che non sorprende, dato che mentre il Governo Meloni porta avanti l’arma di distrazione di massa dell’energia nucleare importiamo gas e petrolio per 46 miliardi di euro l’anno, e al contempo crescono sia la disinformazione sia gli ostacoli normativi all’installazione degli impianti rinnovabili; da ultimo, lo spettro di un nuovo provvedimento all’interno del redigendo decreto Energia spalma-incentivi agita la filiera industriale di settore, introducendo nuova incertezza per lo sviluppo delle fonti pulite.

Va meglio sul fronte delle batterie. Da gennaio a dicembre, la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 1.743 MW, di cui 723 MW utility scale: nel 2025 si registrano in Italia 884.404 installazioni che corrispondono a 17.920 MWh di capacità e 7.362 MW di potenza nominale. Negli ultimi anni la capacità di accumulo in Italia è cresciuta soprattutto grazie ai grandi impianti utility scale, contrattualizzati attraverso il meccanismo del Capacity market.
A settembre 2025, inoltre, si è tenuta la prima asta del Macse (Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico) che ha visto assegnati 10 GWh di capacità, pari al 100% del fabbisogno. Al contrario, il segmento dei piccoli accumuli domestici ha rallentato, anche a causa della riduzione degli incentivi fiscali che in passato ne avevano favorito la diffusione.