Il progetto europeo Geoflexheat porta l’Amiata al centro dell’innovazione in geotermia
Le tecnologie geotermiche sono nate per la prima volta al mondo in Toscana, oltre due secoli fa, e ancora oggi questa regione è al centro delle politiche europee d’innovazione per far sì che la geotermia possa finalmente dimostrare tutto il suo potenziale: come sottolineato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) questa fonte rinnovabile sarebbe «più che sufficiente a soddisfare l’intera domanda di elettricità e di calore in Africa, Cina, Europa, Sud-Est asiatico e Stati Uniti».
Per avvicinarci a quest’obiettivo è necessario però superare ostacoli tecnologici e di accettabilità sociale, entrambi al centro del progetto europeo Geoflexheat. Finanziato nel 2024 con quasi 3 mln di euro dal programma Ue Horizon Europe, si snoderà fino al 2027 mettendo insieme gli sforzi di 12 partner europei riuniti in un Consorzio di cui fanno parte tre realtà italiane: una realtà interamente pubblica come il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (CoSviG), Spike renewables e Rete geotermica (con un ruolo di primo piano esercitato dalla società Steam).
Al centro del progetto vi è lo sviluppo di uno scambiatore di calore a tubi di calore (heat pipe) abbinato a un reattore di scaling avanzato per migliorare il recupero di calore dalla salamoia geotermica, fornendo al contempo preziosi sottoprodotti minerali. A questo fronte si aggiungono una nuova pompa di calore ad alta temperatura che fornisce calore ad alta temperatura a costi contenuti – fondamentale per un'ampia gamma di processi industriali e non solo – e la creazione di una Guida all'accettazione sociale per facilitare l'influenza politica e il coinvolgimento della comunità
Arrivati quasi al giro di boa del progetto, i partner europei hanno fatto tappa nei giorni scorsi sul monte Amiata – nel Comune geotermico di Santa Fiora (GR) –, toccando con mano il funzionamento delle centrali geotermoelettriche di Bagnore gestite da Enel green power e la rete di teleriscaldamento locale gestita da Amiata energia: è qui sull'Amiata, infatti, che sta prendendo vita uno dei due siti-studio di Geoflexheat.
«Il nostro obiettivo è quello di sbloccare il potenziale dell'energia geotermica in tutta Europa utilizzando tecnologie all'avanguardia – ci spiega Hussam Jouhara, professore alla Brunel University di Londra e guida del Consorzio Geoflexheat – Al momento, l'energia geotermica presenta diversi limiti e uno di questi è il problema della formazione di incrostazioni minerali nelle tubazioni geotermiche, che impedisce di prelevare più di una certa quantità di calore: nel caso dimostrativo sull’Amiata stiamo affrontando questa sfida».

In particolare, la tecnologia allo studio punta a estrarre la silice dalle brine geotermiche per ottenere un doppio risultato: in primo luogo salvaguardare le tubazioni limitando le incrostazioni minerali al loro interno – in modo da poter incrementare la produzione sia di elettricità sia di calore senza necessariamente perforare nuovi pozzi, riducendo i costi di gestione –, e al contempo ottenere una materia prima con un potenziale di mercato interessante (dagli impieghi in vetrerie e cementifici a quelli nelle lettiere per animali, fino alla produzione di litio).
«Il nostro secondo caso dimostrativo – aggiunge Jouhara – è in Islanda, dove abbiamo una fonte di calore geotermico a bassa temperatura (85 °C) senza alcuna applicazione reale; il progetto punta a utilizzare la tecnologia delle pompe di calore ad alta temperatura, per elevarla a un livello utilizzabile (120 °C) dalle comunità locali, sia per riscaldare gli ambienti sia per impieghi industriali».
«La mia speranza e quella dell'intero Consorzio – conclude Jouhara – è che alla fine del progetto il sistema Geoflexheat possa essere utilizzato in tutta Europa e oltre, rendendo la straordinaria fonte di energia rinnovabile che è la geotermia disponibile per tutti come in Toscana. Questo è un posto bellissimo, davvero incredibile, e dai siti che abbiamo visitato sull’Amiata si vede chiaramente che vengono adottate tutte le misure necessarie per garantire la protezione dell'ambiente. Le preoccupazioni che sono un problema in vari siti geotermici europei, qui vengono effettivamente prese in considerazione: sono impiegate tecnologie all'avanguardia, al passo con l’innovazione di settore. Ed è per questo che abbiamo scelto l’Amiata come sito dimostrativo per il nostro progetto».
