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Torna lo spettro dello spalma-incentivi che porterebbe nuova incertezza retroattiva

Aree idonee alle rinnovabili, il regime transitorio non basta per raddoppiare le installazioni

Re Rebaudengo (Finco): «La certezza del diritto è un presupposto essenziale per un settore che richiede investimenti rilevanti e una pianificazione di lungo periodo»
 |  Nuove energie

L’approvazione con voto di fiducia – prima al Senato, poi alla Camera – del ddl 1718 per la conversione in legge del decreto n. 175/2025 su Transizione 5.0 e Aree idonee agli impianti rinnovabili porta in dote almeno una buona notizia per lo sviluppo delle energie pulite: l’introduzione di un regime transitorio, che salvaguardi i progetti già in fase di sviluppo.

La nuova disciplina del dl 175/2025 non si applicherà, dunque, ai procedimenti in corso per i quali sia stata conclusa positivamente la fase di valutazione di completezza documentale alla data di entrata in vigore del decreto (22 novembre 2025).

«Esprimiamo apprezzamento per l’accoglimento da parte del Governo di correttivi sostanziali proposti da Finco», dichiara Agostino Re Rebaudengo, vicepresidente della Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni, che rappresenta oggi 13.500 imprese industriali e oltre 35 miliardi di fatturato aggregato: «La previsione di una disciplina transitoria rappresenta una misura di equilibrio e di buon senso, necessaria a garantire continuità e a tutelare il principio di affidamento degli operatori che hanno avviato i propri progetti nel rispetto del quadro normativo vigente. La certezza del diritto è un presupposto essenziale per un settore che richiede investimenti rilevanti e una pianificazione di lungo periodo: la clausola di salvaguardia consente alle imprese di proseguire le iniziative già avviate senza il rischio di vanificare anni di lavoro e risorse investite».

Il problema, ancora tutto da valutare sul campo, sta ora nel capire se il nuovo assetto normativo permetterà di raggiungere i pur timidi obiettivi di sviluppo delle rinnovabili che lo stesso decreto pone: 80 GW di nuova potenza installata entro il 2030 rispetto al 31 dicembre 2020, un traguardo che implica la realizzazione di oltre 11,5 GW annui nei prossimi cinque anni. Ovvero, il tasso delle installazioni è chiamato quasi a raddoppiare.

«A fronte dei 7,5 GW installati nel 2024 e dei 6,5 GW aggiunti nel 2025, emerge con chiarezza – evidenziano da Finco – la necessità di una decisa accelerazione del ritmo delle nuove installazioni». Non a caso il settore «si sarebbe atteso un intervento regolatorio più deciso nella direzione di una maggiore espansione delle aree idonee e quindi di un maggior sostegno complessivo alle rinnovabili».

Da qui l’auspicio che le Regioni, nel calare sui territori le nuove norme, si orientino in base alla sentenza n. 184/2025 della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale la legge sulle aree idonee della Sardegna e ricordato che le aree idonee non sono quelle in cui è possibile fare installazioni, ma quelle dove si possono fare più velocemente; al contempo identificare un’area come non idonea non equivale a porre un divieto assoluto alla realizzazione di impianti, bensì mette in evidenza una valutazione di incompatibilità ex ante compiuta dalle amministrazioni del territorio.

«Auspichiamo l’avvio di un Tavolo tecnico affinché – concludono da Finco – si arrivi a nuove regole che permettano sia una reale tutela del patrimonio culturale, sia la possibilità di sviluppare i necessari impianti a fonti rinnovabili senza restringere in modo significativo il perimetro delle aree effettivamente candidabili per i progetti futuri, come previsto dell’estensione delle fasce di rispetto a tutti i beni tutelati, ai sensi del D.Lgs. 42/2004, che include anche i beni paesaggistici».

Purtroppo, finora oltre alla disinformazione è stato il continuo caos normativo – l’individuazione delle aree idonee attende ormai da 4 anni una definitiva regolamentazione – a frenare l’installazione degli impianti. E il rischio paradossale è che adesso, a un passo dalla declinazione regionale delle nuove norme nazionali sulle aree idonee, si apra adesso un nuovo fronte retroattivo con la possibile introduzione di una norma “spalma-incentivi” per gli impianti fotovoltaici in Conto energia all’interno del decreto Energia-Bollette, che nel mentre continua a slittare.

«La possibile introduzione di uno spalma-incentivi per il fotovoltaico, al pari di qualsiasi intervento normativo che incide su rapporti già consolidati – osservava già giorni fa su altri canali Re Rebaudengo – lederebbe il legittimo affidamento degli operatori, ridurrebbe la fiducia degli investitori e indebolirebbe la credibilità delle politiche industriali del Paese. In una fase in cui stanno entrando in operatività strumenti di programmazione di lungo periodo (Fer X transitorio e altri meccanismi di pianificazione strategica), è imprescindibile garantire un quadro regolatorio stabile, coerente e prevedibile. Il settore energetico, caratterizzato da investimenti ventennali e da un’elevata intensità di capitale, richiede certezza del diritto, condizione essenziale affinché gli investitori possano considerare con fiducia l’opportunità investire nel nostro Paese».

Gli investimenti, come mostra il caso della Spagna dei record sulle rinnovabili, fluiscono dove l’assetto normativo sa supportarli. «La Spagna oggi, fortunatamente, è una delle nazioni al mondo che produce la maggior parte della sua elettricità attraverso fonti rinnovabili – argomenta nel merito il primo ministro Pedro Sanchez sul palco dello Spain Investors Day – E questo ha avuto un impatto diretto, perché grazie a ciò, l'energia nel nostro Paese è il 20% più economica rispetto alla media europea. Qualcuno potrebbe dire: la media europea è alta; sono d'accordo, ma siamo partiti da una posizione completamente sfavorevole rispetto alla media europea, e oggi abbiamo prezzi tra i più competitivi grazie al nostro impegno nelle energie rinnovabili. E questo impegno, ripeto, lo ribadisco, continuerà finché sarò primo ministro».

Per migliorare l’autonomia strategica e la reindustrializzazione, in Spagna si prevede il raggiungimento di quota 81% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, la conferma dell’addio al nucleare e il risparmio «di oltre 85.000 milioni di euro nelle importazioni di combustibili fossili in un decennio».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.