Il sorpasso di eolico e solare sui combustibili fossili al centro della nuova puntata del podcast di Greenreport
«C’è un’Europa che mi piace, che va forte, ha il vento in poppa e il sole splende». Apre così, Maurizio Izzo, la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”. «È difficile di questi tempi trovare di che essere orgogliosi dell’Europa – prosegue il direttore responsabile del nostro giornale – ma io ne ho trovato motivo nel report sulla produzione di elettricità nel 2025, il primo anno nella storia del continente in cui l’elettricità da eolico e solare ha superato quella prodotta da combustibili fossili. Più energia pulita insomma. Era l’ora!». Il sorpasso di eolico e solare sui fossili nel 2025 è dovuto soprattutto al solare, cresciuto più di un quinto (+20,1%) per il quarto anno consecutivo e balzato al 13% della produzione di elettricità Ue nel 2025, un nuovo record positivo, superando carbone e idroelettrico.
Del resto, che il mondo fossile sia condannato alla fine lo ricorda Erasmo D’Angelis, che ricostruisce sulle nostre pagine la storia degli ultimi anni ricordando quella che oggi pare una profezia: «L’età della pietra non finì perché finirono le pietre, l’età del petrolio non finirà perché finirà il petrolio ma per la tecnologia, nostro vero nemico». A dirlo era lo sceicco petroliere saudita Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio dell’Arabia Saudita dal 1962 al 1986 e uomo forte dell’Opec, l’organizzazione di paesi produttori di petrolio, morto a novant'anni cinque anni fa. Yamani, ricorda D’Angelis, sapeva più di tutti che prima o poi non solo le riserve degli idrocarburi si sarebbero esaurite per super-sfruttamento, ma che il greggio sarebbe stata surclassato dalla crescita delle tecnologie, con la gran parte della domanda di energia soprattutto nei paesi cosiddetti in via di sviluppo che sarebbe stata soddisfatta da altre fonti energetiche.
Prosegue però Izzo in questa nuova puntata del podcast di Greenreport: «Se non è petrolio è gas, ma è comunque dipendenza per un paese come il nostro. E la dipendenza abbiamo visto in questi anni a quali rischi ci espone». Oggi, dice Agostino Re Rebadeudengo, la situazione per l’Italia è addirittura peggiore di quella del 2022, quando iniziò la guerra della Russia contro l’Ucraina. A quel momento la nostra dipendenza dal gas russo era importante, ma oggi l’insicurezza energetica non solo è maggiore di allora, ma è anche diventata strutturale. L’Italia è tra i Paesi europei che maggiormente hanno aumentato la dipendenza dall’import di Gnl dagli Stati Uniti, che oggi sono il nostro principale fornitore coprendo il 45% delle importazioni.
L’alternativa, sottolinea Izzo proseguendo nella rassegna delle principali notizie pubblicate dal nostro giornale negli ultimi giorni, sarebbe rendersi per quanto possibile autonomi con le rinnovabili. Ma come va? Non bene: lo dice Terna, che diffonde i dati sulla produzione di energia elettrica nel nostro paese. Dalla tabella emerge che solo 8 Regioni stanno rispettando o superando il pur timido andamento delle nuove installazioni previsto dal decreto del 2024. Bene Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige e Veneto. Male la Sardegna. Ma in ritardo anche la Toscana
«Mi ha colpito il racconto di Nicola Baggio da Kiev – dice ancora Izzo segnalando in conclusione del podcast un altro articolo – Il suo è il racconto di una resistenza, quella del popolo ucraino, che si combatte anche contro il freddo e con l’ausilio di piccoli kit solari portatili che consentono di essere esposti e rimossi in pochi secondi e di trasportare le batterie da una stanza all’altra con facilità». Purtroppo, dice Nicola Baggio, non bastano per fornire energia ai forni per il pane o a utenze da qualche kW, tuttavia consentono alla popolazione di mantenere un contatto col mondo esterno. Pur nel freddo e plumbeo inverno ucraino, il solare sta dimostrando di essere una soluzione su cui si può contare sempre: è la sua conclusione.