I sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 contribuiscono per meno del 5% alla compensazione delle emissioni
Sulle riviste scientifiche non mancano studi che evidenziano le criticità relative alle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. Ma un pronunciamento su tale questione arriva ora dalla stessa International energy agency (Iea), organizzazione intergovernativa che è un’autorità assoluta in fatto di energie e di tematiche ad esse connesse. Secondo il World energy outlook 2025 realizzato dall’Agenzia internazionale per l’energia, si prevede che la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (carbon capture, utilization, and storage, Ccus) contribuiranno per meno del 5% alla compensazione delle emissioni entro il 2050.
Come sottolinea l’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa) commentando il dato, il ruolo minimo attribuito dalla Iea al Ccus nello scenario Net Zero emissions entro il 2050 riflette un declassamento pluriennale di questa tecnologia, con invece le energie rinnovabili, l’elettrificazione, il passaggio a combustibili alternativi e l’efficientamento energetico che dovrebbero contribuire per oltre l’82% alla riduzione della CO2 necessaria per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette.
Il motivo di un così misero contributo che i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 possono portare alla sfida della decarbonizzazione è così spiegato: il Ccus deve affrontare costi di investimento e di esercizio elevati, progetti su misura e componenti e materiali sensibili all’inflazione, tutti fattori che lo rendono economicamente non competitivo rispetto alle energie rinnovabili, ormai decisamente più economiche rispetto alle alternative fossili, e alle tecnologie di accumulo e stoccaggio che si fanno sempre più convenienti ed efficienti.
A livello globale, la capacità totale installata di energia rinnovabile è aumentata di un record stimato di 793 gigawatt (GW) nel 2025, guidata dalla Cina. Pechino ha dimostrato che l’energia rinnovabile può essere aggiunta su larga scala, a basso costo e con una velocità eccezionale. Secondo un comunicato stampa del Consiglio di Stato cinese del dicembre 2025, nel Paese sono stati installati circa 342 GW di capacità solare solo nel 2025, con un tasso straordinario di 950 megawatt (MW) al giorno.
Il ridimensionamento dell’apporto dei sistemi di cattura e stoccaggio da parte della Iea riflette un declassamento ricorrente e pluriennale di questa tecnologia. Il contributo del Ccus è diminuito costantemente dal World energy outlook 2021 al 2025. Nel 2021, il Ccus rappresentava il 13% della rimozione totale di carbonio; entro il 2025, la sua quota era scesa al di sotto del 5%.
A prima vista, questa svalutazione del contributo delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 può sembrare sorprendente. Per anni, i media, la letteratura accademica e i rapporti di settore sulla decarbonizzazione hanno affermato che i sistemi Ccus avrebbe svolto un ruolo fondamentale nel raggiungimento di una riduzione significativa delle emissioni di carbonio, in particolare nei settori in cui è difficile abbatterle. Ancora nel 2020, la stessa Iea promuoveva questa tecnologia come componente chiave della decarbonizzazione.
I progetti di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio, spiegano i ricercatori della Iea, sono stati ritardati, cancellati o non sono stati realizzati, spesso a causa di condizioni economiche sfavorevoli, nonostante le affermazioni sul ruolo “vitale” di questa tecnologia nella decarbonizzazione. I dati del World energy outlook 2025 della Iea indicano in conclusione che, anche nello scenario zero emissioni nette, il Ccus non può fornire che un minimo contributo e non è dunque essenziale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.