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Al contrario del nucleare, il solare sta dimostrando di essere una soluzione su cui si può contare sempre

Quarto inverno in guerra. La Resistenza dell’Ucraina passa dalle energie rinnovabili

Kiev e le sue infrastrutture elettriche sono un bersaglio costante degli attacchi russi: per i cittadini, piccoli kit solari portali sono l’unico mezzo per avere un minimo di prevedibilità nelle attività quotidiane
 |  Nuove energie

Oggi la temperatura massima a Kyiv era -8 °C. Neanche male rispetto ai -16 °C di 3 giorni fa. Mezza città è al buio e senza riscaldamento. E stanotte sono arrivati un centinaio tra droni e missili sui cieli ucraini. Sensazioni e immagini che forse alcuni di noi hanno letto, decenni fa, nel Sergente nella Neve: era già tutto lì. E nei palazzoni sovietici non si può certo accendere la stufa, anche ammesso che si trovi legna, così la città diventa una trappola peggiore di un paesino di campagna.

La città è infatti un bersaglio costante e, dopo 4 anni, la stanchezza prevale sulla necessità di correre in cantina. L’urbanizzazione è una trappola che si aggiunge alla già pesante situazione di guerra: basti pensare ad una cosa banale come quella di andare in bagno. Nei palazzi, in assenza di elettricità, non vanno nemmeno le pompe di rilancio dell’acqua e così il water diventa solo un recipiente che dopo un po’ trabocca. Mi rendo conto che non sia una bella immagine, però questa è situazione.

D’altro canto la popolazione si arrangia come può, con piccoli powerbank per alimentare almeno il telefono, la radio e qualche luce a led. Anche in questo caso, chi sta in campagna, se può permetterselo, ha spazio e modo di installare uno o due moduli fotovoltaici di dimensioni standard per ricaricare le batterie, mentre in città al massimo puoi trovare spazio sui balconi e sulle finestre. 

Piccoli kit solari portatili sono oggi molto diffusi, perché consentono di essere esposti e rimossi in pochi secondi e di trasportare le batterie da una stanza all’altra con facilità. Purtroppo non bastano per fornire energia ai forni per il pane o a utenze da qualche kW, tuttavia consentono alla popolazione di mantenere un contatto col mondo esterno. Specialmente per gli anziani, molti dei quali vivono senza figli nelle vicinanze, vuoi perché in guerra, vuoi perché fuggiti altrove per mettere al sicuro i figli, avere una piccola fonte di energia autonoma è l’unico mezzo per avere un minimo di prevedibilità nelle attività quotidiane. L’infausto destino di una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale in giovinezza e ora vive di nuovo quell’incubo negli ultimi anni di vita.

Pur nel freddo e plumbeo inverno ucraino, il solare sta dimostrando di essere una soluzione su cui si può contare sempre. Tutto questo mentre 80 km più a nord il sarcofago bucato di Chernobyl, che ora è anche senza alimentazione elettrica di sicurezza, ci ricorda che il nucleare rimane lì come una spada di Damocle sulla testa di queste persone che di problemi ne hanno già fin troppi.

Nicola Baggio

Nicola Baggio, fondatore e amministratore di OffgridSun, azienda che da 10 anni sviluppa impianti fotovoltaici in zone remote non connesse alle reti elettriche e che negli ultimi anni sta sviluppando diversi progetti di offsetting, mediante l’accesso all’acqua e la distribuzione di improved cookstoves per la cottura dei cibi.