L’eolico offshore nel Mare del Nord verso 300 GW, ora serve una roadmap anche per il Mediterraneo
Ieri ad Amburgo, in Germania, si è svolta l’ottava edizione del vertice del Mare del Nord che ha visto la partecipazione di 10 Paesi europei: Germania, Francia, Regno Unito, Lussemburgo, Islanda, Norvegia, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Danimarca. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere le coste del Nord Europa il più grande hub mondiale per l'energia pulita. I rappresentanti governativi hanno promesso di aumentare la capacità di produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso lo sviluppo il potenziamento dei parchi eolici offshore nel Mare del Nord, e tra i molteplici benefici che ciò comporterebbe ne emerge uno in particolare attrae l’attenzione dei cittadini consumatori di energia elettrica: la riduzione significativa dei prezzi dell'energia stessa.
In quest’ottica, i rappresentanti governativi hanno siglato una dichiarazione insieme ai leader dell'industria eolica per aumentare la capacità di produzione energetica aggiungendo 15 GW di nuova capacità installata ogni anno, raggiungendo fino a 300 GW entro il 2050. Questa visione di sviluppo deve potersi sorreggere su diverse gambe: la prima, a nostro avviso, deve basarsi sulla capacità degli Stati di saper creare strumenti amministrativi-burocratici agili e snelli, che siano in grado di far scorrere la progettualità degli impianti offshore secondo i criteri e le modalità previste nei “Piani di Gestione degli Spazi Marittimi”; un ruolo altrettanto determinante dovrà pervenire dall’industria dell’eolico, che dovrà estendere la propria sfera d’azione anche al mondo della ricerca e della scienza, il cui supporto sarà imprescindibile all’ottimizzazione del rendimento delle macchine e la sicurezza degli impianti stessi.
Sappiamo che molte sfide tecnologiche sono state superate ma altre ancora devono essere affrontate e risolte, a partire dal passaggio degli aerogeneratori impiantati su pali fissi (fixed) a quelli flottanti e semi flottanti, che richiedono tecnologie nuove e ancora da verificare sul campo.
Siamo tutti molto colpiti dall’apprendere gli ambiziosi obiettivi tracciati: aumentare massicciamente l'eolico offshore entro il 2050 e abbassare i prezzi dell'energia. Per ironia della sorte, la firma arriva pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha criticato le ambizioni europee in materia di clima ed energia e la velocità di installazione dei “mulini a vento”, li ha proprio definiti con questo nome. Ricordiamo, inoltre, che hanno preso parte all'evento molte istituzioni europee e oltre 140 rappresentanti di aziende, associazioni e organizzazioni non governative.
L'obiettivo dichiarato è di rendere le aree del Mare del Nord il più grande hub mondiale per l'energia pulita e non solo; infatti, nel salutare tutti i partecipanti, il cancelliere federale Friedrich Merz ha sottolineato i due obiettivi principali del forum: "In primo luogo l'approvvigionamento energetico attraverso la costruzione di impianti offshore nella zona economica più interessante che abbiamo a disposizione e, in secondo luogo, il tema della sicurezza nel nord".
Per quanto riguarda il primo di questi ambiziosi obiettivi, molto è stato sottoscritto nella Dichiarazione firmata congiuntamente dai rappresentanti dei Paesi partecipanti. Segnaliamo, in particolare, che s'intende procedere alla realizzazione di parchi eolici offshore con connessione elettrica a più di un Paese, nonché parchi eolici offshore collegati alla zona economica esclusiva (ZEE) di altri Paesi. Nel concreto, gli Stati che si affacciano nel Mare del Nord hanno concordato di collegare in rete fino a 100 GW di capacità di produzione transfrontaliera. Sulla base di ciò, il l’industria di settore si è impegnata ad abbattere i costi dell'eolico offshore per ridurre il costo livellato dell'elettricità (LCOE) del 30% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2025; offrire capitale e capacità per gli investimenti per garantire una capacità di installazione pari ai 15 GW annui tra il 2031 e il 2040 attraverso, mobilitando 1.000 miliardi di euro di attività economica per l'Europa, assumere 91.000 persone entro il 2031, raggiungendo un totale di 187.000 dipendenti; investire 9,5 miliardi di euro nelle capacità della catena di approvvigionamento entro il 2030.
Il segretario di Stato britannico per la sicurezza energetica Ed Miliband ha, inoltre, respinto la condanna di Trump, affermando che l'energia pulita è la scelta giusta: “Il nostro punto di vista sull'energia eolica offshore è duro, non tenero”, ha dichiarato Miliband e “penso che l'eolico offshore sia per i vincitori. I diversi Paesi perseguiranno i loro interessi nazionali, ma noi abbiamo ben chiaro quali sono i nostri interessi”.
Gli fa eco il Commissario comunitario per l'Energia Dan Jørgensen che ha dichiarato: “Le energie rinnovabili sono più economiche dei combustibili fossili e possono contribuire a ridurre i prezzi dell'energia per le famiglie e le imprese”. Tuttavia, il Commissario danese ha dichiarato ai giornalisti che l'installazione di nuovi parchi eolici allo stato attuale "richiede troppo tempo", e conclude affermando di sperare che la situazione migliorerà qualora verrà attuata una proposta della Commissione, presentata nel dicembre scorso e finalizzata ad accelerare il processo di autorizzazione.
Noi dalla nostra prospettiva mediterranea non possiamo che plaudire ad un forum simile, capace di riunire e mettere a sistema una pluralità di soggetti, pubblici e privati, che giocano un fondamentale ruolo nello sviluppo dell’offshore nel Mare del Nord; la stessa attenzione, però, dovrebbe essere prestata anche dagli Stati mediterranei che, come noto, per quanto concerne la definizione di ZEE (zona economica esclusiva), procedure transfrontaliere, raccolta e distribuzione dell’energia prodotta sono ancora all’anno zero. A quando il primo Forum per l’eolico offshore nel Mediterraneo?