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Abbate (Greenpeace): «Chiediamo al premier Meloni cosa intende per sovranismo quando sceglie la dipendenza energetica dagli Stati Uniti»

L’Europa sta passando dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump

Ieri i ministri dei 27 Stati membri hanno confermato lo stop all’import di gas russo entro il 2027, ma la vera autonomia strategica passa dallo sviluppo delle rinnovabili. Su cui l’Italia è cronicamente indietro
 |  Nuove energie

L’afflusso di combustibili fossili dalla Russia all’Ue è costantemente in calo a partire dalla guerra d’invasione in Ucraina iniziata nel 2022, ma è ancora molto lontano dall’azzerarsi: nel 2025 le importazioni di petrolio sono scese al di sotto del 3% a seguito del regime di sanzioni in vigore, ma nello stesso anno il gas russo ha continuato a rappresentare il 13% delle importazioni dell'Ue, per un valore superiore ai 15 miliardi di euro l'anno. Un rischio in termini di sicurezza energetica oltre che climatica, che l’Ue ha appena confermato in via definitiva di voler superare entro il 2027.

Come già stabilito dalla Commissione Ue e dall’Europarlamento l’anno scorso, ieri il Consiglio dell’Ue ha riunito i ministri dell’Energia dei 27 Stati membri per adottare formalmente il regolamento relativo all'abbandono graduale delle importazioni russe di gas da gasdotto e Gnl. In particolare, il divieto totale per le importazioni di Gnl entrerà in vigore a partire dall'inizio del 2027, mentre quello per le importazioni di gas da gasdotto entrerà in vigore a partire dall'autunno 2027.

Prima di autorizzare l'ingresso di importazioni di gas nell'Unione, dunque, i paesi dell'Ue dovranno verificare il paese in cui il gas è stato prodotto: il mancato rispetto delle nuove norme può comportare sanzioni massime pari ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche e ad almeno 40 milioni di euro per le società, ad almeno il 3,5% del fatturato mondiale totale annuo della società o al 300% del fatturato stimato dell'operazione.

«Stiamo abbandonando la dannosa dipendenza dal gas russo e compiendo un passo importante, in uno spirito di solidarietà e cooperazione, verso un'Unione dell'energia autonoma», commenta per il Consiglio dell’Ue il ministro cipriota dell'Energia, Michael Damianos. Ma di fatto l’Ue sta rischiando di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump.

«L'abbandono del gas russo ha aumentato la dipendenza strategica dell'Ue dal Gnl statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell'Ue – spiegano nel merito gli analisti della la Ieefa – I paesi dell'Ue hanno importato il 57% del loro Gnl dagli Stati Uniti nel 2025», con Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania a rappresentare il 75% delle importazioni di Gnl a stelle e strisce in territorio europeo.

Continuando così, l’Ue rischia di trovarsi al 2030 col 75-80% dell’import di Gnl (e il 40% del gas totale) in arrivo dagli Usa. Un rischio reso evidente dall’accordo raggiunto la scorsa estate per acquistare «Gnl, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Stati Uniti per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028», che adesso l’Europarlamento ha deciso però di mettere in pausa dopo le minacce di nuove dazi arrivate da Trump insieme alla volontà di annettere in qualche modo la Groenlandia.

«La forza dell'Europa va di pari passo con l'indipendenza energetica. Più l'Europa dipende dagli Stati Uniti per l'energia, più è vulnerabile alle pressioni di Trump. Ogni euro speso per il gas statunitense rafforza l'agenda autoritaria di Trump in patria e le ambizioni imperialiste all'estero – dichiara Lisa Göldner di Greenpeace Germania – L'unico modo per l'Europa di proteggere la propria indipendenza politica e raggiungere una vera sicurezza energetica è eliminare gradualmente il gas fossile e accelerare la transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile».

In base ai dati messi in fila da Greenpeace, nonostante le ripetute minacce di Trump nei confronti dell'Europa, dall'inizio del 2026 sono arrivate in Europa più di 60 navi cisterna di gas statunitense, di cui nove solo in Italia. «Il servilismo italiano nei confronti del presidente Trump ha portato il governo Meloni a importare in Italia il 12% del Gnl statunitense diretto all’Europa, mentre Eni firma accordi pluridecennali con compagnie a stelle e strisce – aggiunge Simona Abbate di Greenpeace Italia – Chiediamo al premier Meloni cosa intende per sovranismo quando sceglie la dipendenza energetica dagli Stati Uniti anziché l’autonomia che le fonti rinnovabili potrebbero assicurare al nostro Paese». 

Eppure l’Italia resta cronicamente indietro. Proprio oggi la società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati al mese di dicembre, documentando il rallentamento della transizione energetica italiana: nel corso del 2025 le installazioni di nuovi impianti si sono fermate a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%). Tutto questo mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025.

Redazione Greenreport

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