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Nel Mare del Nord progetti transfrontalieri per 100 GW di eolico offshore entro il 2050, verso 300 GW in totale

L’accordo siglato al vertice di Amburgo da Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito punta a mobilitare 1.000 miliardi di euro in attività economiche. Al summit hanno partecipato anche esponenti della Commissione Ue e, per la prima volta, anche il segretario generale della Nato Mark Rutte. Firmato anche un protocollo per la difesa fisica e cyber dei cavi sottomarini e delle turbine
 |  Nuove energie

Le rinnovabili giocano un ruolo fondamentale per evitare che l’Europa passi dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump. E, in tal senso, le acque di fronte alle coste settentrionali del continente sono di primaria importanza. Il motivo? Già oggi quattro su cinque dei più grandi impianti di eolico offshore si trovano nel Mar del Nord, dove sono operativi ben 101 parchi eolici con capacità di 30 GW. Ma ora i paesi di quest’area si sono impegnati a realizzare progetti congiunti (transfrontalieri) per 100 GW entro il 2050, all'interno di un'ambizione complessiva che punta ad avere 300 GW di eolico offshore installato nel Mare del Nord entro il 2050 (come da Dichiarazione di Ostend, risalente al 2023) e a tal fine hanno raggiunto un accordo che punta a mobilitare 1.000 miliardi di euro in attività economica: sul piatto al momento ci sono investimenti da 9,5 miliardi di euro promessi dall'industria di settore lungo le catene di fornitura entro il 2030.

La decisione è stata siglata nel corso del Vertice del Mar del Nord che si è svolto ieri ad Amburgo. Su invito del cancelliere Friedrich Merz hanno partecipato, oltre ai rappresentanti della Germania, quelli di nove paesi europei: Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito. Al summit hanno partecipato anche esponenti della Commissione Ue e, per la prima volta (il primo vertice è stato nel 2022, dopo l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina), anche il segretario generale della Nato Mark Rutte. Una presenza, la sua, che contribuisce a dare il segno di quanto questa operazione sia strategica dal punto di vista dell’indipendenza energetica e anche della sicurezza delle infrastrutture europee. Non a caso, probabilmente anche memori del sabotaggio del Nord Stream, gli accordi siglati al vertice di Amburgo prevedono capitoli ad hoc sulla protezione delle infrastrutture critiche, un protocollo per la difesa fisica e cyber dei cavi sottomarini e delle turbine, e inoltre i nuovi parchi eolici saranno progettati con sistemi di sorveglianza integrati, finanziati in parte anche dai budget per la difesa nazionale in linea con gli impegni Nato.

L’intesa raggiunta è significativa anche per il fatto che rafforza la cooperazione tra paesi e incentiva la realizzazione di progetti transfrontalieri. Si legge infatti nella cosiddetta “Dichiarazione di Amburgo”: «Come obiettivo generale, gli Stati membri dell'Unione europea firmatari della presente Dichiarazione, nonché il Regno Unito, mirano a sviluppare fino a 100 GW del nostro obiettivo comune di 300 GW attraverso progetti di cooperazione transfrontaliera».

Anche dal punto di vista della riduzione dei costi dell’energia e dei livelli occupazionali, il vertice di ieri ha fatto segnare importanti passi avanti. Stando a quanto concordato ieri dai vertici dei paesi presenti, l’impegno assunto con i nuovi parchi eolici punta a ridurre i costi di produzione dell’elettricità del 30 per cento entro il 2040, e l’investimento di 9,5 miliardi di euro nella catena del valore in Europa entro il 2030 consentirà tra le altre cose di creare 91.000 posti di lavoro aggiuntivi.

La Commissione europea ha commentato con parole di entusiasmo l’accordo siglato ad Amburgo. Il commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa, Dan Jørgensen, ha dichiarato: «In questi tempi turbolenti dal punto di vista geopolitico, l’Europa deve mostrarsi forte e unita e scegliere l’indipendenza. Ciò significa raddoppiare gli sforzi per ottenere energia pulita, sicura e prodotta internamente. Significa sfruttare i nostri punti di forza naturali, e pochi sono più grandi del Mare del Nord e del suo vasto potenziale eolico offshore. Significa rafforzare le nostre interconnessioni in modo che l’energia a prezzi accessibili possa circolare liberamente in tutto il nostro continente. E significa garantire la nostra leadership industriale garantendo al contempo la nostra sicurezza. Questa è la strada che l’Europa deve seguire per raggiungere la vera indipendenza».

Redazione Greenreport

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