Usare i 14 miliardi del ponte sullo Stretto per curare l’Italia ferita dalla crisi climatica, al via la petizione
Dopo Legambiente e Wwf, anche dalle file politiche dell’opposizione sale una richiesta netta al Governo Meloni per affrontare le conseguenze di crisi climatica e consumo di suolo nel sud Italia. Il passaggio del ciclone Harry ha lasciato dietro di sé – tra Sicilia, Calabria e Sardegna – danni per almeno 2 miliardi di euro, ma dalla dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale arrivata dal Consiglio dei ministri sono stati stanziati al momento solo 100 mln di euro. Paradossalmente, allo stesso momento, per il ponte sullo Stretto che dovrebbe collegare Sicilia e Calabria in dissesto idrogeologico, sono previsti circa 14 miliardi di euro di risorse pubbliche.
«Di fronte a questa emergenza non solo il sistema mediatico, ma l’intero Governo Meloni ha voltato lo sguardo dall’altra parte. E infine la montagna ha partorito un topolino: il “segnale forte” arrivato dal Consiglio dei ministri sono 100 milioni di euro da dividere tra tre regioni, quando nella sola Sicilia i danni già stimati superano il miliardo e mezzo. Una presa in giro – dichiara l’europarlamentare Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – Servono infrastrutture contro la siccità e il dissesto idrogeologico, serve ricostruire e rafforzare i territori devastati da erosione e cementificazione. Serve agire ora, altro che ponte. Chiediamo subito lo stop alle tasse nel 2026 per famiglie e imprese colpite, rinviandole almeno al 2027, e che le risorse destinate al ponte sullo Stretto vengano utilizzate per ripristinare le infrastrutture danneggiate».
Al contempo, Alleanza Verdi Sinistra ha lanciato una petizione online per fare pressione sul Governo Meloni affinché «utilizzi i fondi del Ponte per curare l’Italia ferita dal cambiamento climatico».
«Il Sud è sempre lasciato indietro. Quando va bene, ignorato – dichiarano nel merito da Avs – Quando va male, trattato con indifferenza. Tutti abbiamo visto le terrificanti immagini provenienti da Sicilia, Calabria e Sardegna: territori colpiti duramente, ancora una volta, mentre l’attenzione resta tiepida e la risposta sembra arrivare sempre troppo tardi. Noi vogliamo dare una risposta concreta a questa indifferenza: destinare i fondi del Ponte sullo Stretto al Sud. Il ciclone Harry ha causato 2 miliardi di euro di danni nel Sud Italia. Case distrutte, infrastrutture fragili spazzate via, persone e territori messi in ginocchio. Non è un evento isolato: stiamo vivendo una tropicalizzazione del clima, che colpisce soprattutto il Mezzogiorno. Invece di investire in politiche climatiche e di prevenzione, il Governo continua a destinare risorse a un’opera inutile e pericolosa come il Ponte sullo Stretto di Messina. Quei soldi servono ora per altro: mettere in sicurezza territori, città e infrastrutture, prevenire frane e alluvioni, proteggere le persone e l’economia».
La mancata lotta alla crisi climatica, al consumo di suolo e il dissesto idrogeologico si misura oggi con particolare severità a Niscemi, in Sicilia, dove il ciclone Harry ha riattivato una frana che già nel 1997 aveva portato all’evacuazione di 400 persone e che oggi – quando gli evacuati sono 1.500 – sta spaccando in due il paese, tanto da non far immaginare altra soluzione definitiva possibile rispetto alla delocalizzazione delle persone che hanno perso la casa e tutti i propri averi.
«Sul territorio – spiegano dalla Protezione civile nazionale – stanno operando anche numerose squadre di Vigili del Fuoco e circa 60 volontari appartenenti a diverse Organizzazioni locali di protezione civile per garantire un supporto alle attività di logistica e di assistenza alla popolazione. Le Forze dell’ordine stanno invece garantendo la tutela dell’incolumità della popolazione assicurando il rispetto del divieto di accesso alla zona rossa e il controllo del territorio. L’Università di Firenze, centro di competenza del Dipartimento, effettuerà nelle prossime ore i primi rilievi sul campo per monitorare il movimento del fronte franoso. Si stanno inoltre valutando ulteriori attività per rafforzare il monitoraggio della frana anche attraverso il coinvolgimento della Agenzia Spaziale Italiana».