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Condono edilizio, la maggioranza ci riprova: emendamenti al Milleproroghe per riaprire i termini del 2003

Dopo il blitz non riuscito con la legge di bilancio, la destra torna alla carica per far diventare «suscettibili di sanatoria edilizia» varie tipologie di illecito. L’opposizione: «Senza vergogna»
 |  Prevenzione rischi naturali

Mentre le immagini di Niscemi fanno il giro del mondo, mentre ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la parola «frana», così come quella «esondazione», è strettamente correlata in Italia a parole come «abusivismo», «condono», «sanatoria», che dimostrano il mancato rispetto dell’idrografia e della geologia dei luoghi, la maggioranza ripropone la riapertura del condono edilizio del lontano 2003, quando al governo c’era Berlusconi e l’impatto della crisi climatica e la vulnerabilità dei territori non era evidente come lo è oggi.

Dopo il tentativo andato a vuoto lo scorso autunno con la legge di bilancio, ora la destra ha presentato tre emendamenti identici al decreto milleproroghe che puntano in quella direzione. A presentarli sono stati FdI (a prima firma Vietri), Lega (Zinzi) e Fi (Patriarca), con testi che propongono di modificare l’articolo 32 del decreto del 2003 e affidano alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione della sanatoria. Si legge nella proposta di modifica che «sono suscettibili di sanatoria edilizia» varie tipologie di illecito: dalle opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio sia conformi che non conformi alle norme urbanistiche, alle opere di ristrutturazione prive del titolo edilizio, dalle opere di restauro e risanamento conservativo senza titolo abilitativo edilizio alle opere non valutabili in termini di superficie o di volume. E tutto ciò, si legge sempre negli emendamenti al milleproroghe presentati dagli esponenti della maggioranza, «nell'ambito dell’intero territorio nazionale, purché non rientrino nei casi di insuscettibilità assoluta di sanatoria».

Gli emendamenti presentano anche dei riferimenti specifici alle costruzioni in zona sismica, laddove si precisa che «ai fini della sanatoria rimane, in ogni caso, ferma la necessità che l’intervento risulti conforme alle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche vigenti sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento del rilascio del titolo in sanatoria». Nel testo viene infine sottolineato che le Regioni avrebbero 60 giorni di tempo dalleentrata in vigore del provvedimento per adottare una legge di attuazione con cui determinare «le possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria».

L’operazione della destra viene duramente condannata dalle forze di opposizione. I primi a scagliarsi contro gli emendamenti al milleproroghe sono i parlamentari del Movimento 5 stelle. «Siamo alle solite, non c’è limite al peggio – dice Agostino Santillo, deputato M5s e vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera – Dopo aver fallito l’assalto in Legge di Bilancio, la maggioranza ci riprova con il decreto Milleproroghe, tirando fuori dal cilindro tre emendamenti identici per resuscitare il condono edilizio del 2003. Siamo di fronte a un accanimento ideologico contro la legalità e la sicurezza del nostro Paese». Mentre l’Italia continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane e danni economici a causa del dissesto idrogeologico, denuncia il parlamentare Cinquestelle, «la destra di Meloni, Salvini e Tajani risponde con un condono che è un vero e proprio invito a violare le regole, un premio ai furbi che insulta i cittadini onesti. Il Paese frana, come a Niscemi, e invece di investire sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza di un territorio già fragilissimo, si preferisce strizzare l’occhio all'illegalità. Affidare alle Regioni il compito di attuare questo scempio è solo un modo per scaricare le responsabilità e creare un far west normativo. La maggioranza ritiri immediatamente questi emendamenti vergognosi».

Sulla stessa linea la vicecapogruppo M5s alla Camera Ilaria Fontana: «Mentre le incredibili immagini di Niscemi fanno il giro del mondo, è perciò osceno assistere in Parlamento al forcing del Centrodestra per riaprire i termini del condono edilizio del 2003. Significa non aver compreso nulla dell’importanza che riveste la cura del territorio in Italia. Meloni fermi quest’amenità e si metta una mano sulla coscienza. Per le popolazioni colpite da Harry servono risorse immediate, ben più cospicue dei 100 milioni appena stanziati: si chiuda la pantomima del ponte sullo Stretto, e si prenda il miliardo necessario per il primo intervento da lì. In seconda battuta, la si smetta di giocare con il fuoco: invece di negare i cambiamenti climatici e sperperare miliardi in opere faraoniche quanto inutili, si metta in campo lo sforzo massimo per un maxi-piano di tutela e messa in sicurezza delle nostre aree a rischio. Da affiancare a un piano di adattamento climatico serio, da noi più volte proposto e mai preso in considerazione. Il tutto senza sanatorie e scorciatoie normative, nel rispetto della natura e delle peculiarità geofisiche e climatiche del paese. Ne guadagneremmo tutti».

Redazione Greenreport

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